martedì, Aprile 13

Le Olimpiadi dei cretini field_506ffbaa4a8d4

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Mentre si avvicinano tra disastri politici, sportivi ed organizzativi le ‘XXXI Olimpiadi’ di Rio de Janeiro, Brasile (inizio il 5 Agosto 2016, termine presunto il 21), sono in pieno svolgimento le neverendingOlimpiadi dei cretini’ italiane. Forniamo un servizio di pubblica utilità segnalandone i principali concorrenti, ambiti di appartenenza e discipline. Ché la nobile sfida sta ormai raggiungendo vette in precedenza neppure sfiorate. Per quanto riguarda Angelino Alfano, Enrico Zanetti, Mario Borghezio, Pina Picierno, Maurizio Gasparri, di sponde assai diverse e assai diversi comportamenti, parla per loro se non la diagnostica lombrosiana, almeno la fisiognomica lavateriana. A seguire va notato il ‘cretinismo di ritorno’ delle (ennesime) riflessioni sulla sinistra di Fausto Bertinotti, incapace di prendere atto dei pasticci combinati in proprio. I colpevoli sono sempre gli altri. E poi i ‘diversamente cretiniAlessandro Sallusti e Vittorio Feltri, oltre al momentaneamente quasi ‘in panchina’ Maurizio Belpietro, con i soliti exploit su migranti, religione, politica e svariati altri temi. Non che siano proprio cretini (neanche Sallusti, nonostante quasi tutto lo faccia pensare), ma si impegnano strenuamente almeno per apparirlo. Affiancati, ma come un apprendista pasticcione può farlo con dei validi professionisti, dal sedicente direttore de ‘l’UnitàErasmo D’Angelis e dal suo braccio destro, non gerarchico ma cretinesco, Fabrizio Rondolino. Per i cultori ‘Rondolingua’.

Ci sono poi due categorie particolarmente perniciose. In primo luogo i ‘cretini intelligenti’. Genìa perfettamente descritta da Leonardo Sciascia. Che anzitutto lamentava come non ci fossero più i cretini di una volta, quei bei cretini genuini, integrali, come il pane di casa, come l’olio e il vino dei contadini. La loro scomparsa seguì a breve giro quella delle lucciole, denunciata da Pier Paolo Pasolini, e forse tra i due fenomeni c’era un nesso misterioso. Seguì l’epoca della sofisticazione, per gli alimenti come per gli imbecilli. «E’ ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino» annotava nel suo ‘Nero su nero’ il Maestro di Racalmuto, individuandone il fulcro nell’ascesa a sinistra di un tipo nuovo di cretino, il cretino «mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare». Si annunciava la stagione d’oro del cretino dialettico, operaista, strutturalista, althusseriano… Sciascia era persuaso che il più insidioso mascheramento della stupidità fosse la complicazione non necessaria. Il converso, passati decenni e mutati tempi e collocazioni, è il suo esatto opposto, il semplificatore ad ogni costo. Il dare risposte semplici, ancor di più semplicistiche, a problemi complessi, il trionfo dello ‘spicciatismo’ populista, il saper fornire rimedi spicci. E qui l’elenco è sin troppo facile, da Renato Brunetta a Roberto Formigoni (segnalato anche per tanti altri motivi), da Matteo Salvini a Daniela Santanché, sino ai Presidenti del Consiglio italiani, quello in carica compreso e in qualche caso soprattutto, quando promettono mirabolanti, ineluttabili, imminenti soluzioni per i problemi di ogni campo.

Ci sono quindi gli ‘intelligenti cretini’, che sono tutt’altra cosa. E proprio perciò più pericolosa, e loro i più pericolosi. Ché mentre i cretini intelligenti non si rendono conto di cosa succede e cosa gli succede, gli intelligenti cretini se ne rendono perfettamente conto, essendo anche solitamente più intelligenti della media. Altissima percentuale ne proviene dalle fila degli ex comunisti, e tra loro si illustrano Massimo D’Alema e Giuliano Ferrara. Sul ‘leader Massimo’ e la sua straordinaria, autoreferenziale albagia presuntuosa non c’è nulla da aggiungere a quanto è sotto gli occhi di tutti, anche dei suoi propri. La vede benissimo, ma allo stesso tempo preferisce non riscontrarla. Quanto a Ferrara registriamo il suo accorato attuale grido di dolore, visto che «dunque morirò comunista o di sinistra dopo anni di onorevole neoconservatorismo e un anno intero di buone informazioni fornite alla Cia». E allora la sinistra deve davvero cominciare a preoccuparsi più di quanto già non debba. In attesa di prossima, certa, ricollocazione del Ferrara stesso. Per buona e opportuna conoscenza generale occorre sottolineare come gli intelligenti cretini siano effettivamente intelligenti, ma comunque meno di quanto credano e generalmente si concordi, essendo loro principale capacità quella di riuscire a far presumere lo siano invece moltissimo. Per quanto riguarda invece le recenti radici storiche del cretinismo, ‘celebriamo’ ora il 25 luglio 1943, quando si pose finalmente e provvisoriamente termine ad un male, il Regime fascista di Benito Mussolini, con un comportamento senza dignità che rifletteva l’ignavia di quel Re (Vittorio Emanuele III di Savoia) che quel Governo dittatoriale ed infine razzista aveva voluto e costantemente avallato. Un cretino vigliacco, che arresta un rincretinito dal potere. Quanto al valore reale da dare al termine ‘cretino’, ciascuno faccia come meglio crede. La sua rapida evoluzione semantica ha portato a perdere memoria del senso originale, quindi ognuno gli dia il significato effettivo che ritiene più calzante. Con gli opportuni riferimenti specifici e personali.

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