domenica, Ottobre 17

Le mire russe sull'Artico field_506ffbaa4a8d4

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Il 26 dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha approvato una nuova dottrina militare che indica che, la Russia non rinuncerà alle sue pretese territoriali sull’Artico, senza combattere. “Proteggere gli interessi nazionali della Federazione russa nell’Artico è tra i principali compiti delle Forze Armate. E’ la prima volta nella storia che, la Russia inserisce i suoi interessi per l’Artico nella sua dottrina militare. Questo fatto sottolinea l’importanza strategica della regione artica per la Russia”, così ha affermato a L’INDRO Barbora Padrtová, direttore del programma per la transizione e per la ricerca presso il Centro per gli Affari europei del Nord Atlantico e membro di un gruppo di esperti della Repubblica slovacca.

La crescita della retorica artica.

Negli ultimi mesi, la Russia ha assunto un atteggiamento sempre più deciso nel difendere ciò che vede come suo territorio legittimo. Alla conferenza stampa annuale, il 18 dicembre, è stato chiesto al presidente russo se gli attuali problemi economici della Russia siano il prezzo che il Paese deve pagare per l’annessione della Crimea, avvenuta all’inizio di quest’anno.

«No», ha risposto Putin. «Questo non è il prezzo che dobbiamo pagare per la Crimea … Questo è in realtà il prezzo che dobbiamo pagare per la nostra aspirazione naturale a conservare noi stessi come nazione, come civiltà, come Stato».

Il presidente ha poi continuato a rispondere, paragonando la Russia ad un orso: «A volte penso che forse sarebbe stato meglio se il nostro orso fosse rimasto immobile. Forse, avrebbe dovuto smettere di inseguire i maiali e cinghiali in tutte le regioni del nord e avrebbe dovuto iniziare a raccogliere bacche e a mangiare miele. Forse, così, l’avrebbero lasciato solo. Ma no, egli non farà così! Perché qualcuno cercherà sempre di incatenarlo ma, egli sarà capace di strappare quelle catene con i denti e gli artigli».

Nel descrivere il dovere di preservare la Nazione russa, il presidente ha affermato:«Senza fare nomi, abbiamo sentito anche da funzionari di alto livello che è ingiusto che tutta la Siberia, con le sue immense risorse, appartenga solo e totalmente alla Russia».

L’implicazione è chiara. Putin vuole che la Russia protegga la sua indipendenza, la sua sovranità, e il suo diritto di esistere come Stato.

Il giorno dopo, in una riunione del Consiglio del Ministero della Difesa, Putin ha affermato che Mosca non cesserà di rivendicare i suoi diritti sull’Artico.«Infatti, rafforzare la qualità della difesa della Russia in importanti parti del Paese, come l’Artico, è al quarto posto nella agenda politica del Paese», ha detto il presidente durante la riunione del consiglio, il 19 dicembre. Le altre principali priorità sono:

1) finire la redazione del piano di difesa 2016-2020,

2) sviluppare le forze nucleari strategiche della Russia,

3) completare le Forze di Difesa Aerospaziale,

4) mantenere un alto livello e una costante prontezza di combattimento.

 Putin ha sottolineato l’importanza di mantenere la difesa dell’Artico sotto ‘controllo costante’L’attenzione della Russia si concentra soprattutto sulla difesa, non sull’offesa», ha dichiarato Putin, «Lasciatemi dire ancora una volta che non abbiamo nessuna intenzione di militarizzare l’Artico. La nostra azione nell’Artico è contenuta in scala, è ragionevole ed è semplicemente in linea con ciò di cui la Russia ha bisogno per garantire la sua capacità di difesa», ha concluso il presidente russo.

Un’oasi del diritto internazionale e della cooperazione.

In passato, la combinazione di un clima inospitale e di risorse naturali apparentemente irrecuperabili ha reso l’Artico un’oasi di pace in un mondo che sembra costruito su conflitti e disordini. Il clima è ancora mortale, ma la tecnologia sta rendendo praticabili e recuperabili le sue risorse.

Secondo l‘Organizzazione per la Conservazione Internazionale del WWF, l’Artico potrebbe contenere le più grandi riserve di gas non sfruttato, e alcune delle più grandi riserve di petrolio non sviluppate. Secondo Arctic.ru, un sito informativo di proprietà di agenzia di stampa statale russa, (RIA Novosti) la regione è anche ricca di nichel, rame, carbone, oro, uranio, tungsteno, e diamanti.

Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca (con la Groenlandia), hanno importanti zone economiche esclusive che si espandono a 200 miglia marine dalle rispettive coste. Il territorio al di là di queste zone è considerato, ai fini legali, acqua internazionale. In conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, i Paesi possono far valere le pretese di una estensione della loro piattaforma continentale attraverso un processo complesso. Se un Paese dimostra il suo diritto a estendersi fino ai confini artici, può rivendicare maggiori diritti su questa regione ricca di minerali. In particolare, di questi cinque paesi, gli Stati Uniti sono gli unici a non aver ratificato la Convenzione.

Le dispute territoriali artiche non hanno mai avuto così tanto peso e generalmente sono state risolte amichevolmente.

«I giocatori chiave nella regione…stanno tentando di aprirsi nuove opportunità nell’Artico», ha scritto Dmitry Trenin, direttore del Carnegie Moscow Center, in un articolo pubblicato a marzo. Secondo Trenin, «Le tensioni sono incominciate nel 2007, dopo l’impianto della bandiera russa al Polo Nord, questo atto simbolico è stato stimolato dalla persistente concorrenza tra gli Stati litoranei che, hanno sempre avuto pretese sull’artico, anche a livello militare».

La debacle poi ha preso una piega sorprendentemente ottimista: «Nonostante la grande concorrenza, non è scoppiata nessuna nuova guerra fredda. Piuttosto, il dialogo sulle differenze e la cooperazione sulle questioni di interesse comune hanno preso il centro della scena, e questa situazione potrebbe essere sostenibile», ha scritto Trenin. «Se i principali soggetti interessati possono approfittare di questa occasione per organizzare le relazioni internazionali nella regione artica sulla base della cooperazione e del diritto internazionale, potrebbero di fatto costituire una comunità di sicurezza che ha il potenziale di migliorare le relazioni tra tutte le nazioni dell’Artico», ha continuato l’autore.

 

E poi, c’è stata la Crimea.

 Il paesaggio geopolitico è cambiato drasticamente da quando l’articolo di Trenin è stato pubblicato, infatti, qualche tempo dopo, la Russia ha annesso la Crimea. L’annessione ha fatto indignare molti leader occidentali, e ha dato origine alla prima di una serie di sanzioni contro la Russia. In più, Mosca ha sostenuto una rivolta filo-russa in Ucraina orientale. Le sanzioni, con l’aggiunta di un forte calo del prezzo del petrolio, hanno inferto un colpo devastante sull’economia russa.

 I danni collaterali non si sono limitati alla sfera economica; la Russia ha anche avuto una grave perdita politica. La Russia doveva ospitare, nella città olimpica di Sochi, il vertice annuale del G8, nel giugno 2014. Il 24 marzo, i leader degli altri sette Stati membri hanno annunciato che non avrebbero partecipato al vertice di Sochi, optando invece di tenere un G-7 a Bruxelles nelle stesse date. «Noi sospenderemo la nostra partecipazione al G-8 fino a quando la Russia non cambierà rotta e potremmo avere una discussione significativa» hanno dichiarato i leader dei sette paesi.

 Sottolineando il loro malcontento nei confronti della Russia, i dirigenti del G-7 citano il diritto internazionale: «Il diritto internazionale proibisce l’acquisizione di parte o di tutto il territorio di un altro Stato attraverso la coercizione o la forza. Ciò viola i principi su cui il sistema internazionale è costruito…Questa chiara violazione del diritto internazionale è una grave sfida per lo Stato di diritto in tutto il mondo e dovrebbe essere una preoccupazione per tutte le nazioni».

Nel periodo di transizione, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che invitava tutti gli Stati ad astenersi dal riconoscere qualsiasi cambiamento dello Stato della Crimea, citando una serie di dottrine giuridiche internazionali.

Alcuni giorni dopo, il primo aprile, la NATO ha sospeso tutte le pratiche di cooperazione civile e militare con la Russia, citando anche il diritto internazionale sul caso della Crimea. «La Russia ha violato il diritto internazionale…Ha gravemente violato la fiducia su cui si fonda la nostra cooperazione» hanno detto, in un comunicato, i ministri degli esteri facenti parte della NATO.

Nel frattempo, Mosca fa altrettanto affidamento sul diritto internazionale per promuovere i suoi interessi.

«O restiamo una Nazione sovrana, o ci dissolviamo senza lasciare traccia e perdiamo la nostra identità», ha detto Putin, rivolgendosi ad entrambe le camere del Parlamento russo il 4 dicembre. «Tutti gli attori della vita internazionale devono essere consapevoli di questo», ha continuato il presidente russo.

 Sollecitando la necessità di un dialogo internazionale nel rispetto dei legittimi interessi nazionali, Putin ha detto: «Non con le armi, né con missili o aerei da combattimento, ma solo con lo Stato di diritto possiamo proteggere il mondo contro un sanguinoso conflitto».

 L’Oasi artica attende…

 Padrtová esperta del Centro per gli affari europei del Nord Atlantico spiega che, finora, la Russia ha rispettato lo status quo e ha rispettato i confini dell’Artico, internazionalmente riconosciuti, in contrasto con l’annessione della Crimea. “La ragione è che lo status quo attuale è il più favorevole per la Russia. La loro massima aspirazione, in questo momento, è evitare qualsiasi significativo conflitto militare nella regione artica poiché, un isolamento della Russia nella regione potrebbe avere un impatto negativo sullo sviluppo futuro dei suoi territori a nord “, ha spiegato l’analista. “Finora, la Russia ha cercato di estendere i suoi confini artici mediante il diritto internazionale”, ha affermato la Padrtová.

Nel dicembre 2001, la Russia ha presentato alla Commissione delle Nazioni Unite un accordo sui limiti della sua piattaforma continentale e sull’estensione dei suoi confini marittimi, stabilendo nuovi limiti esterni che si estendono fino al Polo Nord. L’anno successivo, la Commissione ha chiesto alla Russia di inviare ulteriori prove scientifiche. L’impianto della bandiera russa sul fondo marino polare si è verificato proprio durante queste ricerche scientifiche.

“La richiesta della Russia alla Commissione delle Nazioni Unite (nel 2001) non è stata né respinta né accettata, la Commissione ha raccomandato ulteriori ricerche. Ma io, rimango molto scettica su questa situazione, quando l’attuale status quo nella regione artica non sarà più vantaggioso per il Cremlino, chissà se non deciderà di attraversare la linea del diritto internazionale”, ha dichiarato Padrtová.

Per quanto Mosca si prepari a presentare i suoi piani per l’Artico alle Nazioni Unite, nel rispetto del diritto internazionale, il metaforico orso russo di Putin sta rafforzando le sue difese polari e fa della difesa la priorità principale del suo Paese per il prossimo anno. Mentre i Paesi artici e non, cercano di accaparrarsi questo pezzo di mondo, speriamo che possa continuare ad rimanere ancora un’oasi.

 

Traduzione a cura di Marzia Quitadamo

 

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