lunedì, Agosto 15

Le mani dei Governi sull’Intelligenza Artificiale Come la politica sfrutta l'intelligenza artificiale per rinnovarsi o , semplicemente, per mantenere il potere

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Al momento non è dato sapere se una IA potrà veramente accedere ad una competizione, come quella elettorale, sino ad ora riservata alle persone in carne ed ossa, ma certamente si tratta di un punto di contatto fra politica e tecnologia che un tempo non lontano sarebbe stato impensabile.

 

I vicini australiani

Anche al di fuori dell’agone elettorale, l’intelligenza artificiale sta conquistando sempre più spazio nelle iniziative dei Governi. Senza allontanarsi troppo dalla Nuova Zelanda incontriamo l’Esecutivo australiano che ha deciso di finanziare, insieme all’Università di Adelaide, il progetto per la realizzazione dell’Istituto per l’apprendimento automatico all’interno dei vecchi padiglioni del sito dell’Ospedale reale di Adelaide: si tratterà del primo istituto di intelligenza artificiale australiano, un’iniziativa da oltre sette milioni di dollari, dei quali circa un milione e mezzo destinato a progetti di difesa, finalizzata a dare una struttura a oltre 200 pensatori creativi, ricercatori e start-up. Attraverso l’istituto il Governo si proporrà di guidare il processo di sviluppo dell’intelligenza artificiale del Paese, passando dalla tecnologia di rilevamento dei pedoni per le auto senza conducente, alla videosorveglianza e all’imaging aereo per la difesa e l’agricoltura, settori sui quali la stessa Cina ha puntato i propri riflettori, con la Shanghai Jiao Tong University particolarmente interessata a collaborazioni future.

 

Grande Fratello cinese

Non a caso, Pechino punta a diventare leader mondiale dell’intelligenza artificiale entro il 2030 attraverso un investimento complessivo di un trilione di Yuan, equivalenti a quasi 150 miliardi di dollari. Una pianificazione non solo ambiziosa, ma anche precisa e dettagliata come vuole la tradizione delle economie pianificate di stampo socialista: una prima fase, fino al 2020, vedrà gli investimenti diretti al comparto ‘teorico’ dell’IA, sviluppo degli standards, delle politiche e dei codici etici per un settore che in loro mancanza diventerebbe incontrollabile. Nei cinque anni successivi, gli sforzi saranno concentrati sullo sviluppo concreto dell’IA. Infine, l’ultimo step, dal 2025 al 2030, il decisivo sorpasso dell’Occidente, e degli Stati Uniti in particolare, per raggiungere il primato mondiale.

Ma il futuro dell’IA cinese si accompagna a un presente molto meno romantico. L’ossessione governativa per il controllo di ogni aspetto della vita dei cittadini, infatti, genera mostri. Stiamo parlando di Police Cloud, il sistema di sorveglianza progettato dal Ministero della Pubblica Sicurezza del Paese, per raccogliere e analizzare enormi quantità di informazioni personali dei cittadini: cartelle mediche, spostamenti, transazioni, account di social media, affiliazioni religiose, persino dati relativi agli individui che si sono lamentati delle autorità, di solito per abusi ufficiali. Obiettivo dichiarato di questo enorme Grande Fratello cinese è quello di ricostruire le attività, persino le identità delle persone, per poter prevenire il crimine. Ma l’abuso è dietro l’angolo, anzi è già in atto: come denunciato da Human Rights Watch, il sistema consente di tracciare le attività di soggetti, quali dissidenti, appartenenti a minoranze etniche e attivisti politici, che non corrispondono al profilo di ‘cittadino normale’ e di poter quindi reprimerne non le condotte criminose, ma il semplice dissenso.

 

L’Oriente, vicino e lontano

L’area asiatica, avanguardia della crescita mondiale, presenta altri interessanti progetti nel cotesto dell’IA.
In Giappone è stata riconosciuta la residenza di un popoloso distretto di Tokyo a un bambino di sette anni, tutto normale se non fosse che questo bambino non è una persona in carne ed ossa, ma un’ intelligenza artificiale.

Shibuya Mirai, questo è il suo nome, esiste solo nel popolare servizio di instant messaging Line: anche in questo caso siamo in presenza di un chatbot, un software programmato per sostenere conversazioni testuali con gli utenti. Infatti il Comune di Tokyo gli ha conferito l’incarico di dialogare con gli oltre duecentomila cittadini del distretto, che porta proprio il suo nome, aprendo così un inedito canale di comunicazione fra popolazione e istituzioni.

Analoga iniziativa a Singapore, dove il Governo ha lanciato il servizio Conversation’s Platform: un sistema di chatbot finalizzato a semplificare i rapporti fra cittadini e autorità. Il progetto, una volta implementato, consentirà ai cittadini non solo di porre domande alle istituzioni ma anche di poter completare, con il suo ausilio, attività e transazioni con la pubblica amministrazione, infine, come ultimo step, il Governo prevede la creazione di chatbot personalizzati per ciascun utente.

 

IA per nobili scopi

Iniziativa del tutto diversa, invece, quella sviluppata nelle Filippine, dove lo Smart Operations Center del Dipartimento di Scienze e Tecnologie del Governo del Paese ha sviluppato, in collaborazione con la statunitense IBM, un centro di monitoraggio delle emergenze nazionali basato sull’intelligenza artificiale. Questo centro raccoglie dati provenienti da fonti quali mappe integrate, algoritmi multipli, report e procedure operative standard e li raggruppa in una ‘visione comune’ in grado di fornire ai responsabili delle emergenze informazioni fondamentali, quali avvertimenti di fenomeni meteorologici estremi e feedback dai primi soccorritori su vittime, famiglie colpite e condizioni delle infrastrutture dopo eventi catastrofici di particolare rilevanza.

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