lunedì, Giugno 14

Le mamme dei drogati sono madri fallite Destituito il prefetto di Perugia Rappucci

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20140625

«Do il benvenuto al nuovo Prefetto di Perugia, Antonio Reppucci, e nello stesso tempo esprimo la più grande soddisfazione per la nomina di un uomo dello Stato esperto ed autorevole. Il Prefetto trova non solo le istituzioni, ma tutta  una città,  assolutamente collaborative, nella consapevolezza che i grandi temi della sicurezza all’ ordine del giorno devono essere affrontati con  unità di intenti e strette sinergie. E’ quanto farà con il nuovo Prefetto il Comune di Perugia, nella scia di strategie consolidate con i predecessori del Dott. Reppucci». Così meno di un anno fa, nel luglio 2013, il sindaco di Perugia Boccali dava il benvenuto al nuovo Prefetto Reppucci, dipingendolo come simbolo di esperienza ed autorevolezza.

Nella stessa occasione il quotidiano Il Giornale dell’Umbria, lo definiva «un funzionario di altissimo spessore, uno dei migliori Prefetti in Italia, con un ottimo curriculum, che ha sempre lavorato in prima linea, dando prova di straordinarie capacità operative e fronteggiando, con determinazione, emergenze anche molto complesse come quelle dei rifiuti in Campania, a fianco del Prefetto Gianni De Gennaro». Lui stesso, in un intervento di insediamento, si era definito “il prefetto di tutti”.

Evidentemente, a distanza di meno di un anno di allora, ha deciso di non essere il prefetto di quelle famiglie nelle quali purtroppo è entrata l’esperienza della tossicodipendenza. Definire infatti “spiacevole” il suo intervento di sabato scorso  durante una conferenza stampa. Parlando di droga e di lotta alla stessa, il Prefetto si è lanciato in uno sfogo contro le famiglie dei tossicodipendenti: «Se una madre non si accorge che il figlio si droga ha fallito, si deve solo suicidare». Queste le sue testuali parole. E ancora: «se io avessi un figlio e lo vedessi per strada con la bottiglia in mano lo prenderei a schiaffi». Questo perché, a detta del prefetto, le forze dell’ordine non possono «fare da badanti e tutori alle famiglie».

Se da un lato sulle forze dell’ordine troppo spesso viene scaricata la responsabilità dell’ordine pubblico e del vivere civile,  come se i cittadini non avessero alcun ruolo in merito, è indubbiamente inaccettabile un’esternazione del genere da parte di un prefetto. Un prefetto che scarica invece sulla famiglia, già rosa dai sensi di colpa quando non allo sfascio a causa dell’esperienza della tossicodipendenza, una piaga sociale così difficile da arginare.

Il prefetto Reppucci ci è andato giù pesante: «il cancro è lì. Sta nelle famiglie». Non nelle cattive compagnie, non nelle amicizie sbagliate, non nel disagio nel quale crescono talvolta i ragazzini, non nella mancanza di educazione, ma nelle famiglie. Come se il disagio e l’ignoranza di certe zone fossero colpa loro. Come se tutto fosse colpa dei genitori.

Ricordo quando ero più piccolina: la colpa di tutto era della musica heavy metal. Poi è stata tutta colpa della disco. Poi è stata colpa dei videogames, poi è stata colpa di qualcos’altro. Era sempre colpa di qualcos’altro. Adesso, secondo Reppucci, è colpa delle famiglie. In particolare, stando alle sue parole, delle madri fallite, quelle che non si accorgono che il figlio o la figlia ha iniziato a drogarsi. Un po’ come, non molto tempo fa (e qualcuno ne è ancora convinto oggi), qualcuno era convinto che fosse “colpa” della madre anche la nascita di un bambino affetto da autismo.

La cosa veramente bella del vivere in una comunità è in fin dei conti il fatto di essere così tanti che c’è sempre qualcun altro a cui dare la colpa. Chiamiamolo capro espiatorio, chiamiamolo agnello sacrificale, chiamiamolo come vogliamo, c’è sempre quel qualcuno a cui dare la responsabilità di un fallimento che in fin dei conti è nostro.

Non è infatti un fallimento da parte delle forze dell’ordine il fatto che ci sia chi si droga e chi vende droga, non è un fallimento della legislazione, tantomeno è un fallimento della famiglia, ma è un fallimento di tutti noi. Noi che evidentemente non abbiamo saputo fare la nostra parte.

Ci aspettiamo continuamente che sia qualcun altro a fare qualcosa per noi: ci aspettiamo l’indennità di disoccupazione quando perdiamo un lavoro e ci aspettiamo che qualcuno ci aiuti a trovarne un altro, ci aspettiamo che se un membro della nostra famiglia cade nella spirale della tossicodipendenza ci siano servizi appositi nei quali facciano tutto loro, ci aspettiamo che le forze dell’ordine facciano in modo che le nostre strade siano sempre abbastanza sicure da andare a passeggiare di fronte alla stazione alle tre del mattino con una mini.

Sarà che sono ultimamente affetta da un leopardiano pessimismo cosmico, sarà quale che sarà, ma penso che quando si vuole ottenere davvero un risultato la prima cosa da fare sia rimboccarsi le maniche e l’ultima e più gretta sia scaricare barile.

Durissima anche dalle istituzioni la reazione alle parole dell’ormai ex prefetto Reppucci. Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano lo ha già destituito dall’incarico alla velocità della luce, con il pieno appoggio del premier Matteo Renzi. Potesse sempre lo scaricabarile stroncare una carriera.

 

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