lunedì, Ottobre 18

Le lezioni di Islam pacifico field_506ffb1d3dbe2

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Yaacob Ibrahim Islam Singapore

Bangkok – L’eco della guerra in Siria attrae come la luce nella notte le falene invaghite dal suono di parole come califfato e Jihad. Le Comunità islamiche sparse in Asia sono estremamente preoccupate sul risveglio delle componenti jihaidiste e alqaediste che oggi potrebbero trovare sia nell’ISIS in territorio iracheno sia nei ribelli in terreno siriano, l’ispirazione più intensa e irresistibile per compartecipare la battaglia e votarsi al destino di martire. Riappare nelle menti delle Autorità governative così come in quelle delle Autorità religiose –islamiche in primis- il triste ricordo recente di attentati e di lunghe battaglie come quelle accadute a Bali, nel sud della Thailandia, contro le minoranze islamiche in Myanmar. Alla luce di quello che sta accadendo in Iraq e in Siria, riappare forte la paura delle componenti estremiste e terroristiche globali, l’incubo della rete del terrore.

Singapore è una realtà a sé, come sappiamo, seppur incastonata nello sfondo più complessivo della Malaysia. Ma –allo stesso tempo- è allegoria della parte evoluta del Paese, il faro-guida dello sviluppo più avanzato in termini di economia e finanza, di lavoro, di cultura moderna. E –non a caso- è proprio da qui che ora parte una vera e propria campagna di coscientizzazione del Paese,oltre che di informazione. Non si tratta, infatti, di proselitismo, quanto piuttosto di tornare alle radici del proprio credo religioso ed esaltarne gli aspetti connaturati della convivenza pacifica. E’ questo un momento storico dove le tre religioni monoteiste che ruotano intorno allo stesso Dio stanno attraendo gli occhi e le menti di tutto il Pianeta verso di sé. Di tutto questo le Autorità religiose islamiche della Malaysia e di Singapore sono coscienti e su tutta questa materia si sono rivelate tra le più attente in tutto l’arco asiatico.

I leader della Comunità Malese-Musulmana stanno già intraprendendo passi nella direzione dell’attraversare l’intero Paese per spiegare il messaggio più appropriato sulla crisi siriana che ha drenato combattenti in  tutto il Mondo raccogliendoli e portandoli a levare le armi.

Il Consiglio Islamico Religioso di Singapore, altrimenti noto col nome Muis è intervenuto nelle moschee, tra gli insegnanti di religione e nelle madrasse per spiegare il conflitto ai musulmani e per porre le cose in una luce migliore e diversa sui tragici e complessi fatti di Siria.

Il Governo ha cominciato ad operare anche collaborando con i media della Malaysia come il giornale Berita Harian, pubblicando numerosi articoli a titolo informativo ed educativo sulle questioni siriane e già sta provvedendo a fare altrettanto anche per le vie della comunicazione web ma persino nell’ambito della sicurezza virtuale, ponendo in campo programmi di controllo tra i cibernauti per mettere in guardia contro la diffusione dell’eccessivo radicalismo religioso tra i giovani che frequentano abitualmente Internet.

Alcuni gruppi di musulmani della Malaysia hanno anche approntato dei canali basati sullo spirito umanitario per tutti gli abitanti di Singapore per mettere in atto donazioni ed aiuti umanitari per le vittime del conflitto.

Il Ministro in carica per gli Affari Musulmani, Yaacob Ibrahim a proposito degli sforzi condotti finora ha affermato «Tutto ciò dimostra che l’intera Comunità sta prendendo coscienza della entità della sfida e noi tutti vogliamo fare qualcosa per questo».

Yaacob Ibrahim ha parlato ai giornalisti dopo un dialogo a porte chiuse con 60 rappresentanti della Comunità e tra i leader religiosi, ai quali sia lui sia il Primo Ministro Teo Chee Hean hanno parlato della crisi siriana.

Il conflitto finora ha reclamato 150.000 vite ed ha attratto a sé anche gli stranieri, compresi cittadini di Singapore, ad aggregarsi a quella che alcuni credono sia una Jihad. Ciò ha diffuso paura circa l’estensione a macchia d’olio dell’estremismo in tutto il Mondo.

Nella giornata di ieri, Teo Chee Hean –il quale è anche Ministro per gli Interni- ha ripetuto le preoccupazioni sull’impatto sociale sulla sicurezza e sulla coesione sociale a Singapore, affermando che ha tutte le potenzialità per risultare peggiore persino della minaccia della Jemaah Islamiah.

Nel 2001, Singapore ha arrestato vari membri del gruppo terroristico dopo che le Autorità scoprirono il suo progetto d’attacco a vari obbiettivi nel Paese, il che ha sollevato tutte le preoccupazioni sul rischio che potesse raccogliere ampi consensi tra le relazioni in essere nella Comunità religiosa. Ma l’ideologia radicale –afferma Teo Chee Hean- può diffondersi oggi molto più rapidamente rispetto a quanto accadde nel 2001 proprio grazie ad Internet e ai social network. La facilità di viaggiare per via aerea per la Siria, inoltre, ha reso ancor più facile per chiunque di aggregarsi alla battaglia.

E la scala della violenza nella guerra settaria in Siria e Iraq ha «causato emozioni che corrono forti, spingendo molti alla battaglia». Per Pergas e Hasbi Hassan rispettivamente Presidente e Vice Presidente del Gruppo di Riabilitazione Religiosa, la chiamata dei ribelli alla Jihad non ha nulla a che fare con gli insegnamenti dell’Islam.

«Tutto ciò può condurre ad una errata concezione tra i musulmani di Singapore così come anche tra i non musulmani. Può minacciare la sicurezza e l’armonia della nostra società multi-razziale e multi-religiosa». Teo Chee Hean ha sottolineato il fatto che le azioni di piccoli gruppi non dovrebbero essere viste come rappresentative della intera Comunità Musulmana della Malaysia: «Abbiamo bisogno di comprendere tutti che a Singapore tutte le nostre Comunità credono nella pace e nell’armonia». Il Ministro Yaacob Ibrahim afferma che la Comunità non musulmana può anch’essa diffondere il messaggio per il quale il conflitto è di una natura per la quale i cittadini di Singapore non dovrebbero sentirsene coinvolti. Il Dottor Wee Boon Hup, Presidente del Consiglio Nazionale delle Chiese e vescovo della Chiesa Metodista, ha affermato che i non musulmani possono essere preoccupati circa gli sviluppi del contesto ma ha anche annotato che «entrambe le Autorità e i leader della Comunità musulmana sono molto vicini al cuore delle questioni e debbono vigilare sul problema».

 

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