domenica, Giugno 13

“Le isole Senkaku? Un pretesto” field_506ffb1d3dbe2

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Japan Asia Disputed Islands

Sale la tensione tra Cina e Giappone. E con la decisione unilaterale di Pechino di istituire una nuova area di identificazione aerea, la partita si sposta dal mare al cielo e coinvolge anche gli Stati Uniti. “Washington e Tokyo stanno conducendo la partita in maniera saggia, senza strappi, senza eclatanti risposte alla Cina, ma portando avanti una ferma e calma condanna per cercare di dimostrare a Pechino che è in minoranza e che nella regione nulla può essere portato a compimento unilateralmente”, commenta il responsabile del desk Asia del Centro Studi Internazionali, Luca La Bella, che fa un’analisi della situazione dopo gli ultimi sviluppi nell’area del Mar cinese orientale.

 

La Cina ha istituito unilateralmente una nuova area di identificazione aerea che comprende anche le isole Senkaku. A cosa punta questa mossa?

Visto che anche il Giappone ha una sua Adiz, ‘Air defense identification zone’, sulle isole Senkaku e sul mar Cinese Orientale che riflette l’estensione delle rivendicazioni territoriali giapponesi e quello che comunque viene accettato a livello internazionale come territorio amministrato dal Giappone, la Cina, con l’imposizione di una sua Adiz nelle stesse aree dove insiste quella giapponese, tenta di omologare la propria posizione sulle Senkaku a quella giapponese. La questione, infatti, è quella di dimostrare che lo Stato rivendicante amministra continuativamente il territorio conteso, in questo caso le Senkaku, quindi si tratta di un tentativo cinese di reciprocare quello che stanno facendo da molto più tempo i giapponesi. È chiaramente un’azione strategica a più ampio raggio e le Senkaku sembrano più il pretesto, è il braccio di mare che c’è intorno quello che interessa, sia per ragioni energetiche che per la pesca che per le vie di comunicazione marittima che vi passano.

In questo quadro come si inseriscono gli Stati Uniti, che dopo aver sfidato il divieto di volo imposto unilateralmente dalla Cina inviando dei cacciabombardieri B52 ora, attraverso il vicepresidente Biden in visita in Asia, invitano ad abbassare i toni?

Gli Stati Uniti stanno giocando una partita di più ampio respiro che riguarda il riorientamento strategico verso l’Asia Pacifico, cioè il “pivot” annunciato da Obama. Nel contesto del “pivot”, dopo l’annuncio dell’Adiz da parte di Pechino, era pienamente negli interessi di Washington dimostrare che nonostante tutto, nonostante il cosiddetto declino dell’Occidente e di Washington, è ancora il garante della sicurezza e dello status quo in Asia. Tutti sanno, inclusi gli Stati Uniti, che questo atteggiamento più aggressivo da parte di Pechino nella regione non sta facendo guadagnare alla Cina molti nuovi amici nell’area e quindi dimostrarsi come il paladino dello status quo in questo caso contribuisce a confermare la propria grande influenza. I cinesi forse hanno cercato di trarre in trappola gli Usa sulle Senkaku e sulla garanzia americana di dare man forte al Giappone nell’area, sperando che gli americani capitolassero o si rimettessero alla loro autorità. Sorvolando le Senkaku non lo hanno fatto e i cinesi del resto non hanno fatto alzare in aria caccia che potessero andare a controllare i B52 statunitensi: quindi questa prima battuta si è risolta in favore degli Stati Uniti che hanno potuto dimostrare come queste mosse unilaterali da parte di Pechino non hanno il mordente che la Cina ritiene dovrebbero avere. Tra l’altro, successivamente abbiamo visto che la Cina punta sul vivo risponde ad ogni violazione dell’Adiz con l’invio di caccia.

Quindi, la Cina non sembra aver ottenuto il risultato sperato?

Credo che Pechino con questa mossa dell’Adiz abbia tentato di spingere sia Abe che Obama a comportarsi secondo le loro inclinazioni naturali, cercando di spingerli in una trappola. Così, da una parte Abe puntava a far fare ad Abe qualche mossa che avrebbe potuto essere interpretata come aggressiva da Pechino, dall’altra si aspettava che Obama tentasse di buttare acqua sul fuoco e di calmare la situazione, voltando in un certo senso le spalle a Tokyo, visto che i cinesi presumono che Washington non abbia intenzione di rischiare la sorte dei suoi rapporti con Pechino sulla questione delle Senkaku. Ma se queste erano le intenzioni di Pechino, possiamo dire che l’alleanza tra Tokyo e Washington oggi appare più solida che mai. Il fatto che il vicepresidente sia a Tokyo a pochi giorni dall’imposizione di questa mossa unilaterale da parte della Cina ne è una prova.

L’amministrazione Usa ha, però, invitato le linee aree americane ad informare le autorità cinesi dei loro piani di volo nella nuova zona di difesa aerea. Questa decisione come va interpretata?

Le compagnie aeree sono attori privati che hanno obblighi morali verso il mantenimento della più totale sicurezza aerea. La Cina con l’imposizione dell’Adiz ha contestualmente emanato quello che si chiama Notam, cioè un ‘Notice to airmen’, che impone di informare la difesa aerea cinese quando si attraversa quest’area. La linea tenuta da Washington è quella di consentire alle linee aeree private americane di mettersi in regola con questo ‘Notice to airmen’ fatto da Pechino in modo da garantire la più totale sicurezza e scongiurare la verifica di un incidente in volo. Contestualmente, però, va sottolineato che il Dipartimento di Stato ha chiarito che la decisione di lasciare libere le compagnie private americane di rispettare l’Adiz cinese non implica un riconoscimento ufficiale da parte del governo degli Stati Uniti di quest’area. Su questo punto, del resto, gli l’amministrazione Usa si è coordinata anche con l’amministrazione Abe e Abe stesso ha ribadito che il fatto che le compagnie aeree americane rispettino i nuovi dettami di Pechino non significa che l’alleato americano avalli questa mossa cinese. È stato chiarito, perché ad esempio Tokyo ha assunto un atteggiamento diverso nei confronti delle sue due compagnie di bandiera e il governo le spalleggia nel non informare la difesa aerea cinese.

Con questi presupposti come potrebbe svilupparsi la situazione nell’area, in particolare per i rapporti tra Cina e Giappone?

La mossa cinese è chiaramente una provocazione ed è un nuovo elemento destabilizzante in un’area già al centro di tensioni. Si tratta chiaramente di un’evoluzione, perché se fino a prima si trattava di acque contese ora si è passati anche a cieli contesi. Fino a quando le cose rimanevano sulla superficie del mare non coinvolgevano le marine militari, ma solo la Guardia costiera giapponese e un numero di forze navali civili cinesi. Ora che la questione si è spostata nei cieli non sono più coinvolte esclusivamente agenzie o forze marittime civili, ma l’aeronautica giapponese e l’aviazione militare cinese . Quindi, c’è stata un’escalation. Ovviamente i rischi sono ben noti sia per Tokyo che per Pechino, ma la possibilità che ci sia un errore umano e che questo errore umano venga interpretato come aggressivo dalla controparte chiaramente c’è. Quindi, le cose non sono di certo migliorate con questa mossa cinese.

 

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