lunedì, Giugno 21

Le indecisioni diplomatiche di Hollande field_506ffb1d3dbe2

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Francois Hollande

Parigi – «Il governo Israeliano può prendere tutte le precauzioni necessarie per proteggere il suo popolo». Con queste parole, diffuse da un comunicato stampa dell’Eliseo il 9 luglio scorso, François Hollande ha commentato i recenti scontri tra Israele e Palestina, invischiandosi così in un nuovo affaire politico da cui ancora non sembra esserne uscito.

Rilasciate a seguito di una telefonata con Netanyahu, le dichiarazioni hanno provocato una serie di accese critiche, giunte soprattutto dal Front de Gauche, il partito di estrema sinistra, dal gruppo dei Verdi e da alcuni deputati dello stesso Parti Socialiste. Secondo le accuse, Hollande avrebbe rotto la tradizionale imparzialità della Francia riguardo la questione israelo-palestinese, schierandosi apertamente a favore dello stato ebraico. Una mossa giudicata da molti avventata e pericolosa, frutto di un comportamento politico indeciso e poco chiaro. In un comunicato pubblicato sul suo sito, il deputato socialista Alexis Bacheley ha ricordato al Presidente di “tenere delle posizioni chiare, che sono da anni quelle della Francia” e che il governo deve” condannare il terrorismo e ricordare allo stato d’Israele i suoi obblighi internazionali”. Dopo queste accuse, il coinquilino dell’Eliseo ha provato inutilmente ad aggiustare il tiro, dichiarandosi “preoccupato per le violenze che si stanno perpetrando in Medio Oriente”.

A queste polemiche, se ne sono aggiunte altre dopo gli scontri avvenuti il 19 luglio in occasione di una manifestazione in sostegno di Gaza svoltasi nel quartiere parigino di Barbès. Nonostante il divieto della prefettura deciso per motivi di ordine pubblico, migliaia di persone sono scese lo stesso in strada. Il corteo è degenerato quando alcuni manifestanti sono entrati in contatto con le forze dell’ordine creando violenti disordini. Lo stesso scenario si è ripetuto il giorno dopo a Sarcelles, piccolo comune a 50 km a nord della capitale, con macchine incendiate, negozi saccheggiati e 13 persone arrestate.

Il prof. Michel Wieviorka, sociologo e Direttore di studi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, ci ha dato la sua opinione riguardo la posizione attuale della Francia rispetto la situazione in Medioriente.

 

Quale è la sua opinione in merito alle recenti dichiarazioni di Hollande?

La politica, soprattutto quella estera, richiede idee chiare e ben strutturate, in modo da definire in maniera netta e precisa la posizione di un Paese su determinate tematiche. In questo caso ben preciso, Hollande ha fatto l’errore di gestire un affare internazionale allo stesso modo con cui avrebbe affrontato un caso di politica interna. Questa attitudine si sta rivelando una costante del suo modo di fare politica, per questo non penso che si possa parlare di un errore specifico circoscritto a questo caso.

Quale è la lezione che il governo francese può trarre dai recenti scontri avvenuti nel corso delle manifestazioni pro-palestinesi?

Spero che il governo abbia capito che non si può restare indifferenti al dramma palestinese e che in un Paese democratico come la Francia le persone hanno il diritto di manifestare, naturalmente nel rispetto delle norme che garantiscono l’ordine pubblico.

Quali sono i motivi che hanno provocato gli episodi di violenza durante le manifestazioni?

Quando in un paese come la Francia si svolge una manifestazione pro-Palestina, ci sono sempre differenti fattori che si mettono in moto, oltrepassando così la semplice volontà di sostenere la gente di Gaza. La violenza si può insinuare nei cortei nel momento in cui i partecipanti scendono in strada con obiettivi diversi: c’è chi sostiene moderatamente il popolo palestinese in un momento così difficile, chi dà apertamente il suo appoggio ad Hamas e chi vuole prima di tutto puntare il dito contro la legittimità dello stato d’Israele. Per contenere questo mix all’interno della stessa manifestazione, bisogna organizzare al meglio l’evento, curando ogni minimo particolare. Solamente in questo modo si possono evitare quei disordini causati sempre dalle frange più radicali dei manifestanti.

Hollande ha dichiarato che “il conflitto non si può esportare in Francia”. C’è il rischio che la situazione degeneri aggravando così le forti tensioni già esistenti?

Esportare qualcosa significa portare in un altro Paese degli elementi che sono propri ad un’altra nazione. Il rischio che le tensioni israelo-palestinesi possano arrivare anche in Francia è inesistente per ovvie ragioni. Qui non abbiamo dei gruppi armati pro-Palestina o pro-Israele che si fanno la guerra tra loro. Le dinamiche sono molto più complesse e richiedono un’analisi approfondita degli elementi politici nazionali e internazionali che sono in gioco. Bisogna analizzare le tante comunità presenti sul territorio per capirne le logiche e gli interessi che sono alla base delle loro azioni.

A novembre Hollande incontrerà Netanyahu. Pensa che questi ultimi eventi potrebbero guastare il rapporto tra i due leader?

Al contrario del suo omologo francese, Netanyahu è un leader politico che sa quello che vuole e ha degli obiettivi ben precisi. Non posso fare previsioni sulle future relazioni tra i due Presidenti, ma le ultime dichiarazioni di Hollande rischiano di freddare i rapporti diplomatici tra i due Paesi.

C’è il rischio che in Francia si sviluppi un sentimento antisemita?

L’antisemitismo può prendere diverse forme: pregiudizi, stereotipi, discriminazioni, violenze e segregazioni. Attualmente c’è il rischio che questo sentimento razzista si possa tramutare in atti violenti nei confronti delle comunità ebraiche più in vista.

Fino ad oggi il Front National non ha rilasciato dichiarazioni in merito a questi episodi. Come si posiziona il partito di estrema destra nella questione israelo-palestinese? 

Il Front National si trova in una situazione di imbarazzo perché non sa bene come inserirsi in questo contesto. Anche se alcuni dei suoi componenti si sono mostrati apertamente antisemiti, ultimamente il partito ha concentrato l’attenzione nella lotta ad una presunta “islamizzazione” della Francia. Non mi stupirei se nei prossimi giorni Marine Le Pen facesse delle dichiarazioni a favore dello Stato d’Israele.

Che peso può avere la Francia nelle negoziazioni diplomatiche volte a risolvere il conflitto in Medioriente?

Il solo Paese che può svolgere un simile ruolo sono gli Stati Uniti. Anche se su questo argomento Hollande ha una linea politica totalmente diversa dal suo predecessore, Nicolas Sarkozy, la Francia continua ad avere poca influenza nel processo di pace.

Come giudica l’atteggiamento dei media rispetto all’escalation di violenze di questo ultimo mese?

Da qualche anno ormai, internet ha assunto un ruolo fondamentale nella comunicazione di massa. Le informazioni che circolano sui social network e sui blog riguardanti questi argomenti arrivano a influenzare persino i media nazionali, compensando spesso alcune loro lacune. L’importanza assunta da questo nuovo spazio mediatico obbliga a una riflessione di più ampio respiro, che prende in considerazione tuttele fonti di informazioni disponibili al grande pubblico.

 

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