lunedì, Giugno 21

Le guerre dei dazi di Trump: verso la fine della WTO? Con Giorgio Sacerdote (Bocconi ed ex-WTO) parliamo delle possibili conseguenze dell'attuale strategia economica USA

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Se ne parlava da molto tempo, tra minacce e passi in dietro; alla fine, i temuti dazi statunitensi sono arrivati: il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il via libera ad una serie di misure protezionistiche che colpiranno, tra le altre cose, le importazioni di acciaio ed alluminio che dall’Unione Europea arrivano negli States; c’è già chi pensa chi pensa che questi dazi possano innescare una crisi del WTO (World Trade Organization; in italiano Organizzazione Mondiale del Commercio: OMC).

La reazione della UE non si è fatta attendere e si sono avute parole dure da parte dei principali rappresentati delle Istituzioni dell’Unione come da parte di quelli dei vecchi Stati nazionali. A far discutere è stata, tra le altre, la dichiarazione congiunta che il Commissario UE per il Commercio, Cecilia Malmström, ha rilasciato assieme al Ministro al Commercio del Giappone, Hiroshige Sekō: al termine di un incontro tenutosi a Parigi, i due responsabili del commercio hanno espresso forte preoccupazione per le politiche USA e hanno affermato che la via intrapresa da Washington potrebbe portare addirittura alla fine del sistema di commercio multilaterale e dello stesso WTO.

La WTO, nata nel 1995 dopo gli Accordi di Marrakech, ha lo scopo di supervisionare e regolamentare gli accordi commerciali internazionali favorendo un approccio multilaterale; inoltre, grazie al proprio tribunale, l’Organo di Appello, ha anche il compito di mediare nei casi di contenzioso o di infrazione.

Che la nuova Amministrazione USA, guidata da Trump, incarni una tentazione, sempre più forte, di abbandonare l’approccio multilaterale per dedicarsi ad una politica isolazionista basata su strategie bilaterali, non è una novità. Di certo, il sistematico scavalcamento delle Istituzioni internazionale (a partire dall’ONU per arrivare ora al WTO) rischia effettivamente di modificare profondamente gli scenari dell’economia globale: se la WTO, boicottata da un Paese tanto potente come gli USA, dovesse divenire obsoleta, cosa accadrebbe ai rapporti economici tra Stati? Si avrebbe una situazione di caos o il Mercato sarebbe in grado di trovare da solo un nuovo equilibrio (o il caos sarebbe il nuovo equilibrio creato dal Mercato)? L’incertezza provocata dalla fine del sistema di regole multilaterali porterebbe a continue guerre commerciali e, soprattutto, è possibile che dalle guerre commerciali si passi, in seguito, alle guerre combattute?

Per tentare di fare chiarezza su questi punti, abbiamo contattato Giorgio Sacerdoti, Professore Emerito di Diritto Internazionale all’Università Bocconi di Milano e, dal 2001 al 2009, Membro per la UE dell’Organo d’Appello della WTO.

 

Dal Governo giapponese, assieme a quello della UE, è arrivata una dichiarazione secondo cui la decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di intraprendere una guerra commerciale con molti Paesi, tra cui Cina ed Unione Europea, avrà effetti devastanti e arriverebbe anche a mettere a rischio l’esistenza della Organizzazione Mondiale del Commercio: si tratta di una previsione ragionevole o di una esagerazione?

Secondo me, è un po’ un’esagerazione: sicuramente quelle messe in atto da Trump sono misure illegali, che ci fanno tornare indietro ad un’epoca di ‘bracci di ferro’ commerciali, che possono anche essere definiti ‘guerre’. Certo questa linea mette a rischio il quadro multilaterale del commercio che esiste oramai da decenni: in ogni caso, queste misure rischiano di mettere in pericolo, se non l’esistenza, almeno l’utilità del WTO, che è stata istituita proprio per costruire un sistema multilaterale e per evitare questi ‘bracci di ferro’, queste misure protezionistiche unilaterali chieste dall’Amministrazione Trump, che, sotto la minaccia di un ricatto, chiede dei vantaggi o delle restrizioni a questo o quel Paese, andando dall’Unione Europea alla Cina, dal Giappone alla Corea.

Quali sarebbero, invece, le condizioni che potrebbero effettivamente mettere a rischio l’esistenza della WTO? Questa linea USA potrebbe rendere obsoleta e superata l’Organizzazione?

Gli Stati Uniti hanno dimostrato di voler fare delle crociate bilaterali sulla base degli interessi e dei rapporti di forza, fregandosene delle regole multilaterali. Se questa politica dovesse proseguire, effettivamente, il quadro diventerebbe molto preoccupante. C’è chi pensa che l’Organizzazione Mondiale del Commercio potrebbe proseguire senza gli Stati Uniti ma, in questo caso, verrebbe meno un aspetto importantissimo del commercio mondiale.

Le regole dell’Organizzazione si possono anche modificare e cambiare per venire in contro ad esigenze cambiate nei tempi, ma l’Amministrazione Trump non ha chiesto modifiche: gli USA hanno deciso di muoversi bilateralmente perché hanno l’idea che il deficit degli Stati Uniti nel commercio di prodotti sia un qualcosa di intollerabile. Nonostante gli Stati Uniti siano in deficit nel commercio, sono in surplus con gli investimenti, con i servizi finanziari, con l’alta tecnologia e con le banche: questo, quindi non giustifica la pretesa che gli altri esportino meno per favorire le esportazioni e, quindi, la produzione dell’industria americana (industria che spesso è superata o non c’è). Questa strategia, quindi, è fuori luogo dal punto di vista legale e provoca la reazione di molti Paesi e della WTO, che fanno partire procedure per imporre delle contromisure (come nel caso della risposta UE ai dazi sull’acciaio e l’alluminio che l’Amministrazione Trump ha instaurato ieri), però, naturalmente, in questo caso avremo, anziché uno ‘win-win‘, un ‘lose-lose‘: è per questo che gli europei sono un po’ cauti sulla risposta. Certo, se non si darà una risposta, Trump continuerà sempre peggio.

Quali sarebbero le conseguenze di una fine della WTO sull’economia e sulla politica internazionali? Si tornerebbe ad una sorta di ‘anarchia’ tra gli Stati o il Mercato troverebbe altri modi per regolarsi?

In effetti c’è un rischio di anarchia: si rischia una situazione ‘tutti contro tutti’, dove a soffrire sarebbero le aziende, le esportazioni e, quindi, anche i posti di lavoro e lo sviluppo economico. Questo vale per tutti i Paesi, ma soprattutto per Paesi come l’Italia e come gli altri Paesi che vivono di mercati aperti: noi ci basiamo molto sull’esportazione di prodotti e sulla concorrenza internazionale; per noi il mercato americano è un mercato importante che apprezza molto i nostri prodotti. Quelle restrizioni, quindi, rischiano di far sì che, ad esempio, i prodotti che i cinesi non riescono ad esportare in America verranno proposti sui mercati europei, magari facendo una guerra sui prezzi stracciati: può effettivamente esserci, quindi, il rischio di un’incertezza generale. Questo è esattamente ciò che, da dopo la Seconda Guerra Mondiale, si è tentato di evitare creando delle regole per cui ci sono i negoziati multilaterali periodici e si sono ridotti i dazi; naturalmente c’è anche la possibilità di misure di salvaguardia di certi settori e di certe circostanze che, però, devono essere giustificate da ragioni obbiettive indicate nei trattati: in questo caso, non è credibile che l’esportazione di Mercedes, BMW e Ferrari in America metta in pericolo la sicurezza militare americana… questo dimostra chiaramente che si tratta di un pretesto risibile.

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