domenica, Maggio 9

Le Forze Quds pronte a difendere Teheran dai Saud field_506ffbaa4a8d4

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Come se già questo 2016 non iniziasse con bufere di guerra sprigionate dalla polveriera mediorientale, l’Iran e l’Arabia Saudita finalmente calano i veli e scendono apertamente in campo. Dopo l’annunciata morte dell’imam sciita Nimr al-Nimr per mano della petromonarchia saudita, l’Iran abbandona la linea morbida e getta benzina sul fuoco. Uno scontro ideologico tra titani che terrorizza l’intera regione e porta ancora più scompiglio nelle cancellerie occidentali.

L’Arabia Saudita ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Iran precisando che Teheran ha 48 ore di tempo per richiamare il suo personale dal territorio saudita.
Una decisione politicamente forte che segna la degenerazione nel rapporto tra i due Paesi. Se lo scontro dovesse effettivamente sfociare in un confronto diretto, l’Arabia Saudita non potrà davvero permettersi una guerra contro Teheran, le sue forze militare solo irrisorie e prive di spirito combattivo.

L’ayatollah Ali Khamenei ha al suo soldo uno dei reparti speciali più temuti e rispettati di tutto il mondo: le Forze Quds al cui comando troviamo l’uomo più influente presente sulla scena internazionale il Generale Soleimani. Silenziose, letali e quasi inesistenti, le forze speciali di tutti i Paesi agiscono nell’ombra per operazioni altamente secretate e di cui l’opinione pubblica non conosce nemmeno l’esistenza. In Iran svetta il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, specialista dell’occultamento, meglio noto con l’espressione ‘Guardiani della rivoluzione’, o, dal persiano, Pasdaran: un corpo militare istituito in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979.

Il corpo è frutto di una fusione perfetta tra una profonda fede ideologica e la necessità politica di difendere i risultati raggiunti dalla rivoluzione islamica. Il corpo dei Pasdaran dispone di circa 120.000 uomini suddivisi in forze di terra, aeree e navali; controllano anche delle milizie volontarie organizzate militarmente dette ‘basiji’.

L’appendice più letale e temuta della Guardia della Rivoluzione è sicuramente la Forza Quds. Questa forza, straordinariamente addestrata, si adegua a qualsiasi scenario ipotizzabile, dalle operazioni di sabotaggio oltre i confini iraniani a quelle di repressione interna alla Repubblica Islamica. Un Jolly di cui Teheran non può più fare a meno. Dopo la salita al potere di Ahmadinejad, il corpo d’élite ha subito molte e significative modifiche: oltre a incrementare il proprio budget, gli sono stati ampliati i poteri e i compiti su suolo iraniano, rendendola una forza di repressione notevole.

Visto il loro sempre più ampio utilizzo, le guardie della rivoluzione e le forze Quds hanno conquistato un ruolo economico e politico di primo piano in Iran, una conquista a cui non vogliono rinunciare. Lo stesso simbolo della Forza Quds riassume in una sola immagine la sua intera missione: un pugno che stringe un mitra al cui vertice è scritto il sessantesimo verso dell’ottava Sura del Corano ‘Al-Anfal’, un simbolo indiscusso di fede e militanza armata. Il comandante di queste forze altamente specializzate è direttamente nominato dalla Guida Suprema, che mantiene all’interno dell’unità speciale un suo rappresentante al fine di controllarne direttamente le attività. Il forte legame che esiste tra la sfera politica e quella militare è tipica dei Paesi mediorientali, che utilizzano le forze armate come strumento di repressione politica o di annientamento per disordini sociali interni. Avere un Esercito tradizionale limiterebbe moltissimo l’uso di queste forze per gli scopi segretari a cui sono destinate: per ovviare al problema di immagine internazionale, l’Iran ha un suo Esercito nazionale perfettamente funzionante, usato quasi come sipario di facciata. Dietro le quinte si muovo indisturbate le Forze Quds.

Le missioni a cui questi uomini sono destinati non rientrano solo nella sfera militare, ma hanno un carattere prettamente politico e strategico per il Paese e per i suoi dettami religiosi. L’iter di approvazione di un’azione della Forza Quds deve essere studiato con attenzione per evitare errori di valutazione capaci di costare molto cari alla Repubblica, e in seconda analisi un iter più lungo evita che un solo uomo assuma il totale controllo di questo potente mezzo militare. Dapprima l’operazione è analizzata dall’unità di sicurezza presente all’interno dell’ufficio della Guida Suprema, chiamata ‘Divisione 101’, di cui si conosce solo il nome; in seguito la proposta di operazione viene discussa dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Questo è un organo politico molto importante, le cui responsabilità costituzionali spaziano dal determinare le politiche di difesa in base alle norme generali determinate dalla Guida Suprema fino al decidere come sfruttare le risorse materiali e intellettuali iraniane per affrontare minacce esterne o interne. Un ruolo cruciale per la politica estera di un Paese così controverso e scomodo come l’Iran.

Dopo il Consiglio Superiore la richiesta di approvazione passa a una speciale commissione formata dalla Guida Suprema, Presidente, dal segretario della Commissione di Sicurezza Nazionale, dal Ministro dell’Intelligence, dal Ministro della Difesa e dal rappresentante della Forza Quds. Solo dopo questo passaggio, il controllo dell’operazione viene assunto direttamente da una delle divisioni che compongono la Forza Quds.

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