martedì, Agosto 3

Le Filippine non mollano

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BangkokLe Filippine non mollano, anzi, rilanciano. Man mano che l’ASEAN coglie nel 2015 le sue tappe lungo il corso della trasformazione da semplice “associazione” di Stati in una forma più evoluta che possiamo equiparare –in un certo qual senso- agli “Stati Uniti del Sud Est Asia”, le Filippine riportano in auge il tema delle dispute territoriali con la Cina e chiede con insistenza che si stili una condanna internazionale avversa alle ritenute pretestuose pretese cinesi nel Mar Cinese Meridionale, cogliendo l’occasione offerta dalle attività di gruppo dei Paesi Membri ASEAN.

Manila afferma che la Cina reclama fette di territorio conteso e che sta letteralmente costruendo un’isola per rafforzare le proprie pretese territoriali su una buona quota del mar Cinese Meridionale. Le Filippine, il Vietnam, la Malaysia e il Brunei sono gli altri Stati direttamente coinvolti nella questione poiché tutti ed ognuno di loro pone pari pretese in quel tratto di territorio marino.

I dieci Membri che costituiscono l’ASEAN e la Cina sono stati variamente coinvolti in numerosi incontri tesi al verificare la applicazione del Codice di Condotta COC che regolamenta le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.

Al termine del ritiro dei Ministri degli Esteri ASEAN, la scorsa settimana, la Thailandia –Paese membro con ruolo di coordinatore per la Cina- è stata incaricata di strutturare altri incontri con la controparte cinese sulla annosa questione relativa al rispetto del Codice di Condotta nel Mar Cinese Meridionale. Bisogna annotare e ricordare che la Cina ha siglato una Dichiarazione di Condotta nel 2002, solo otto Ufficiali Anziani di alto rango hanno partecipato per negoziare sul Codice, i quali verificheranno il comportamento dei Membri nel risolvere le dispute nel Mar Cinese Meridionale.

Allo stesso tempo, la Cina ha avviato numerosi proclami e richieste territoriali con relativi appositi progetti in acque contese e altrettanto reclamate dalle Filippine. Lo scorso anno, la Cina ha anche disposto alcune trivellazioni a fini di ricerca di petrolio a meno di 200 chilometri al largo delle coste del Vietnam, fatto che ha determinato violente rivolte ad Hanoi.

Sempre la scorsa settimana, il Sottosegretario agli Esteri, Albert Del Rosario, ha affermato che la inanità e la mancanza di azione a fronte delle richieste notevoli ed ossessive e gli sviluppi che si sono registrati nel volume dei proclami territoriali da parte della Cina potrebbero minare alla radice l’ASEAN «poiché non siamo capaci di stabilire una modalità univoca e comune su tematiche così critiche e che si svolgono praticamente nel nostro cortile di casa».

Vi sono in effetti, evidenze alquanto chiare, oltre che fotografie e documentazioni di varia provenienza, in relazione alle preteste territoriali cinesi intorno allo ‘Scoglio Johnson Meridionale, territorio già contesto da Filippine e Vietnam, dove la Cina si è inserita un po’ come un elefante in una cristalleria. Oltretutto, la Cina sta effettivamente costruendo letteralmente dal mare e sul mare un isolotto che le Filippine ritengono sia un tassello prodromo alla costruzione di una pista aerea di atterraggio e partenza, il che appesantirebbe il clima di potenziali violazioni territoriali ma soprattutto creerebbe una grave instabilità in termini difesa e sicurezza in tutta l’area, il che vorrebbe dire non solo ai danni di Filippine e conseguentemente anche ai danni del Vietnam ma per tutta l’ASEAN nella sua interezza.

Del Rosario ha chiesto con urgenza all’ASEAN di stabilire «la risposta da parte della comunità internazionale per dire alla Cina che tutto ciò che è sbagliato», secondo un atto ufficiale emesso da quel Ministero.

Il Ministro degli esteri della Malaysia, Anifah Aman, è apparso fiducioso nello sperare una mossa ASEAN sul tema spinoso, descrivendo il suo punto di vista in una conferenza stampa post ritiro ministeriale che «durante il nostro periodo di presidenza, intendiamo risolvere i problemi attraverso il linguaggio della moderazione».

Il Ministro degli Esteri e della Giustizia di Singapore, K. Shanmugam, ha riferito ai giornalisti presenti che «un certo numero di nazioni ha sollevato la material in modo ragguardevole» ed ha annotato che gli ha fatto specie «come ci sia stata una risposta così timida sul Codice di Condotta a fronte di richieste territoriali così esorbitanti». Singapore ha concluso il suo periodo di Presidenza della sezione riguardante le relazioni con la Cina sulle dispute territoriali lo scorso mese di Agosto.

Le Filippine hanno anche chiesto un arbitrato internazionale nel 2013 ma tutto è fallito proprio nel momento in cui si trattava di ricercare un pieno appoggio da parte dell’ASEAN.

La Cina ha continuato a insistere nelle sue richieste invero ponderose, in ambito territoriale e marittimo ed ha anche reiterato il proprio punto di vista sull’atteggiamento delle Filippine bollandolo come «totalmente ingiustificabile» in termini di sovranità nell’area, sollevando anch’essa la richiesta di una opinione dirimente presso il Codice di Condotta.

Un esponente ufficiale rappresentante la delegazione dell’Indonesia ha riferito anch’egli ai giornalisti prima che si svolgesse il ritiro tra i Ministri degli Esteri ed ha detto che mentre la Cina ospiterà la prossima sessione di colloqui all’interno del Codice di Condotta, si deve però ancora confermare una data ufficiale.

Nel frattempo, Shanmugan ha insistito che la Cina è seriamente volenterosa nella ricerca della Pace e della stabilità nell’area marittima in questione ma ha anche ammesso che «sta a noi ora convincere la Cina che il Codice di Condotta e parte ed elemento essenziale di quel processo».

La questione delle dispute territoriali, oltre a coinvolgere direttamente alcuni Stati Membri ASEAN, come annotano le Filippine con le loro vibrate proteste e con le richieste di verifica di legittimità e fondamento giuridico in sede internazionale, sono da considerarsi un vero e proprio banco di prova nell’avere voce comune da parte dell’ASEAN nei confronti del colosso cinese. L’ASEAN, infatti, nel 2015 non è più solo una Associazione di Stati ma va via via acquisendo le caratteristiche di Unione di Stati, un po’ sulla falsariga di quanto attuato nell’Unione Europea, sebbene gli Stati Membri non cedano alcun tipo di sovranità e continuino a battere ognuno la propria moneta. Da questo punto di vista, la risoluzione delle dispute territoriali in modi finora mai acquisiti in precedenza in altri contesti planetari, può essere il test apripista di notevole importanza per tutto il Pianeta.

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