venerdì, Maggio 14

Le Filippine e le Presidenziali field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Una campagna elettorale spesso sporca e piena di mezzucci, i cinque candidati finali per la corsa alla Presidenza delle Filippine non si son fatti risparmiar nulla finora. Tre candidati, la Senatrice Grace Poe, il Vice Presidente Jeiomar Binay, e l’ex Sindaco Rodrigo Duterte hanno tenuto i loro ultimi comizi appellandosi in special modo al cuore della popolazione nei Distretti più poveri del Paese, mostrando i contenuti delle proprie agende politiche fortemente improntati a politiche populiste. L’ex Ministro degli Interni, Max Rosas, si è ritirato presso la propria famiglia, nella Provincia di Capiz, a 400 chilometri a Sud di Manila, dove Aquino ha condotto la sua ultima manifestazione pubblica a favore del suo successore preferito. La Senatrice Miriam Santiago, 70 anni, allo stesso tempo è volata verso le terre dove riscuote più successo presso la popolazione locale, un solido blocco di nove milioni di voti circa a Nord della Capitale, un territorio che le è stato fedele per decenni come lo è stato anche verso tutta la sua famiglia dai tempi di Ferdinando Marcos Junior, il 58enne figlio dell’omonimo dittatore.

Circa 56 milioni di aventi diritto al voto filippini sono di fatto convocati per il prossimo 9 Maggio per eleggere più di 18.000 esponenti ufficiali ed istituzionali locali e nazionali, dal Presidente giù giù fino all’ultimo sindaco e consigliere di Distretto. I giornali ed un po’ tutti i media locali lasciano presagire che da oggi fino a quella data si spalancheranno le porte per delle vere e proprie risse politiche che si svolgeranno in ogni dove, dai Distretti ed in sede territoriale fino ai popolari dibattiti televisivi, dove i candidati si sbraneranno in pubblico mostrando tutti gli scheletri nell’armadio del proprio competitor ad ogni livello dell’amministrazione politica della cosa pubblica.

La signorina Poe, figlia adottiva dell’icona del cinema locale Fernando Poe, nei più recenti sondaggi condotti all’interno dell’elettorato circa i personaggi preferiti nella successione a Benigno Aquino III è risultata in cima alle preferenze, ma la Corte Suprema potrebbe estrometterla definitivamente dall’agone politico filippino nel caso in cui stabilisca con un apposito pronunciamento ufficiale che si tratta di personaggio inelegibile. Tale pronunciamento lo si teme in base al fatto che tutto il periodo dell’istruzione-base è stato condotto negli Stati Uniti, Nazione dove ha persino ottenuto la cittadinanza. La seguono nei sondaggi, Binay, 70 anni; Roxas, 58; Duterte, 70 anni.

Un altro timore alquanto diffuso tra gli analisti locali, è quello di veder eletto -senza un vero ballottaggio- un Presidente che raggiungerebbe il soglio presidenziale, ma come ‘anatra zoppa’, cioé con minoranze risicate o attraverso coalizioni politiche variopinte e quindi molto fragili al proprio interno. Per non dire, poi, di un altro problema che aleggia sempre in queste elezioni, ovvero la difettosità delle macchine per il voto, una costante che si ripresenta ogni qual volta si vada a votare nelle Filippine (in realtà, non accade solo nelle Filippine). Tutto ciò potrebbe comunque condizionare l’andamento delle elezioni.

La scena politica filippina oggi si presenta nebulosa, quindi, non tanto sul recente passato quanto piuttosto per l’immediato futuro. Benigno Aquino III ha visto un periodo di costante crescita economica del Paese dal 2010 ad oggi, sebbene sullo sfondo di una crisi economica globale che in un modo o nell’altro finisce col condizionare le stime relative alla crescita economica interna. Resta il fatto che le Filippine hanno finora vissuto una crescita economica e finanziaria che raramente s’era riscontrata in precedenza e questa è una novità relativamente assoluta rispetto ai panorami precedenti che vedevano vaste fasce di popolazione nazionale nella stretta della povertà e della bassa istruzione.

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