mercoledì, Settembre 22

Le fiamme della libertà divampano ad est Dal momento che l’America è diventata uno Stato di polizia violento e opprimente, nuove potenze stanno sfidando l’attuale dannoso ordine mondiale: Iran e Russia

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Beirut – Non più un faro della libertà e della democrazia, gli Stati Uniti sono caduti dal loro piedistallo. Dal momento che l’America è diventata uno Stato di polizia violento e opprimente, nuove potenze stanno sfidando l’attuale dannoso ordine mondiale: Iran e Russia.

Nel 2001, quando gli Stati Uniti si resero conto dell’esistenza del radicalismo islamico, l’allora Presidente George W. Bush sostenne che al Qaeda e tutti coloro che erano in collusione con gli estremisti cercavano di distruggere l’America per le idee che essa rappresentava: libertà e democrazia. «Perché ci odiano?» chiese. «Odiano ciò che vedono proprio qui in questa Camera: un governo eletto democraticamente. I loro leader sono auto-nominati. Odiano le nostre libertà: la nostra libertà di religione, parola, voto e riunione e sono in contrasto tra loro», continuò col dire nel suo discorso alla nazione.

E mentre il mondo continua a vivere presupponendo che gli USA e i loro alleati occidentali siano appunto dei fari della democrazia, gli esempi brillanti di un mondo libero e democratico, sembrerebbe che oggigiorno la libertà venga esportata a colpi di pistola.

L’imperialismo furioso dell’America non ha fatto altro che distruggere i veri principi che distinguevano questa nazione, una volta orgogliosa, dal resto del mondo, e spingevano il mondo ad ammirare la grande idea che era l’America. Quando l’imperialismo e le monarchie assolute regnavano incontrastate sui popoli, l’America ha resistito all’assalto dell’imperiale Gran Bretagna, la sua gente era determinata a forgiare un destino che sarebbe stato il proprio e a mostrarsi come una nazione che sarebbe stata del popolo e per il popolo.

E sebbene la fiamma dell’America sia arsa brillante e forte per un po’, ad oggi le sue ambre illuminano a stento, estinte da un capitalismo e un neo-imperialismo rabbiosi. Viviamo davvero in un nuovo mondo audace!

Come gli eventi attuali stanno dimostrando, potrebbe accadere che il Medio Oriente sia la grande rovina dell’America – la goccia che fa traboccare il vaso, si potrebbe persino osare pensare. Tuttavia, se l’imperialismo statunitense continua a corrodere il tessuto della Costituzione, svuotando i suoi principi fondanti del loro significato a ogni colpo di pistola che i militari americani sparano in terra straniera, a ogni abuso che i funzionari statunitensi commettono contro lo stato di diritto in nome della sicurezza nazionale, la signora Libertà non ha ancora cantato la sua ultima canzone – adesso vive in nuove terre, a est questa volta, dove ha trovato una reazione più benevola ai suoi richiami.

E mentre gli esperti sono occupati nel prevedere la prossima mossa delle potenze occidentali, tentando di decifrare il complicato labirinto che esse hanno costruito attorno a noi – le alleanze a doppio gioco sovrapposte che sono diventate la nuova norma – sembra che un cambiamento politico tettonico stia prendendo forma ai nostri occhi. Non più paladina della democrazia, l’America sta perdendo terreno a favore della Russia e dell’Iran.

Il testimone ora è passato all’est, dove sono sorte nuove potenze per sfidare il capitalismo morboso dell’America e le sue ambizioni militaristiche. La simmetria della storia è innegabilmente elegante. Se fino alla Seconda Guerra Mondiale gli USA erano davvero questa forza di bene, questa potenza anti-colonialista, anti-feudale, moderna la cui unica ambizione era conferire potere alle nazioni e portare nel mondo il vangelo della libertà, i funzionari statunitensi e l’oligarchia capitalista sono riusciti a disintegrare questi ideali. In pochi decenni gli Stati Uniti sono passati dal liberare l’Europa dal nazismo ad esportare guerra e sostenere brutali autocrazie. A dispetto di tutti i principi, oggi il serbatoio di Washington va a petrodollari e a vendite delle armi. 

Il sogno americano di Howard Baskerville è solo un lontano ricordo. Eroe americano, Baskerville morì a Tabriz, Iran, nel 1909 a fianco dei costituzionalisti iraniani contro i monarchici. Diede la vita per una lotta che non era la sua, sicuro del fatto che si batteva per gli stessi principi che i suoi amici iraniani volevano veder trionfare. Acclamato dall’Iran per il suo sacrificio, l’elogio di questo Paese a Baskerville recita: ‘La giovane America, nella persona del giovane Baskerville, si è sacrificata per la giovane Costituzione dell’Iran. Ha inciso il suo nome nei nostri cuori e nella nostra storia’, secondo le parole di Sayyed Hassan Taqizabeh.

Più di una figura americana, Baskerville ha incarnato i valori comuni che una volta legavano gli iraniani agli americani, molto prima che Washington intensificasse la sua attività di demonizzazione della Repubblica Islamica e del suo popolo, avendo quest’ultimo osato battersi contro la Scià e i suoi sostenitori occidentali nel 1979. Se spetta a un americano far luce sul percorso democratico dell’Iran, a un secolo da Baskerville questa volta è l’Iran che sta costruendo una superpotenza anti-coloniale e anti-allineamento contro la sua nemesi ora nota – gli Stati Uniti d’America.

Sulla scia dell’Iran, un’altra superpotenza rivendica il suo posto nella storia: la Russia. Alla stregua dell’Iran, il potere della Russia consiste nella forza delle sue idee. Come l’Iran, la Russia intende fare della propria nazione una colossale forza regionale, sia un gigante politico che una forza economica. E come l’America secoli fa, queste due nazioni traggono forza dalle loro rispettive ideologie. A differenza degli Stati Uniti, il loro messaggio è reale, le loro politiche e loro alleanze sono basate su un fondamento logico. E sebbene il denaro sia fonte di attrazione, e l’America disponga di ampie riserve di idee ispiratrici, se Washington può comprare alleanze o intimidire in quest’ultime, la Russia e l’Iran possono dimostrare lealtà – in ciò consiste il vero potere.

Che le si ami o le si odi, queste due nazioni sono diventate il nuovo asse della resistenza contro il neo-imperialismo in un momento in cui l’America e l’Europa sono diventate Stati di polizia reazionari –  in ciò consiste l’attrazione. I Paesi della regione MENA – Medio Oriente e Nord Africa – per esempio preferirebbero come partner la Russia o l’Iran piuttosto che stringere un’alleanza con gli Stati Uniti; soprattutto adesso che Washington associa partenariato politico al feudalismo.

Solo questo aprile il Pakistan ha rifiutato la richiesta dell’Arabia Saudita di supporto militare in Yemen, preferendo seguire gli inviti di Teheran alla diplomazia alla lotta Riyadh-Washington. Anche la Tunisia questo aprile si è allontanata da Washington quando il suo Ministro degli Esteri, Taieb Bakouch, ha annunciato che Tunisi avrebbe ripreso tutte le relazioni diplomatiche con Damasco.

La Tunisia, come l’Iran, la Russia e la Cina hanno scelto la diplomazia sulla guerra, enfatizzando che l’isolamento politico e l’intransigenza promuovono solo conflitti. «Non siamo dell’opinione che i nostri interessi siano serviti meglio rompendo le relazioni con la Siria», ha affermato Bakouch, sottolineando che i tunisini che vivono in Siria, compresi coloro che ora sono in prigione, sono stati ‘fortemente danneggiati’ dalla decisione del precedente governo di porre fine alle relazioni con la Siria. Persino la Grecia sta guardano a est verso Mosca, stanca dei diktat economici europei.

Mentre il Medio Oriente è scosso dalla guerra, afflitto dal crescente estremismo e dall’instabilità politica, Washington e i suoi alleati regionali, ora organizzati sotto la colazione militare simile alla Nato, stanno giocando il Grande Gioco con feroce determinazione, ciechi alla tempesta che a breve li attraverserà. Se dalla storia possiamo trarre delle conclusioni, dove è presente l’oppressione la resistenza si intensifica e dove un popolo è in catene, queste ultime saranno spezzate. A un secolo dal sacrificio di Baskerville per un Iran libero, gli Stati Uniti sono dal lato sbagliato della storia, la loro eredità a brandelli.

 

Traduzione di Patrizia Stellato

 

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