giovedì, Maggio 13

Le Ferrovie per il rilancio economico e sociale field_506ffb1d3dbe2

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Abbattere i costi di manutenzione e pulizia, fare rivivere luoghi spesso abbandonati, dare un deciso impulso economico al territorio e all’imprenditoria locale. Sono soltanto alcuni degli obiettivi che si sono posti i dirigenti di Ferrovie dello Stato Italiane quando hanno deciso di lanciare il piano di riqualificazione del proprio patrimonio immobiliare inutilizzato. Per lo più sono linee ferroviarie dismesse e stazioni definite impresenziate, cioè quelle piccole stazioni che non hanno più bisogno personale perché le operazioni vengono gestite a distanza da software.

In questa prima fase del progetto, il Gruppo FS Italiane ha scelto di concedere 1.700 stazioni della Rete Ferroviaria Italiana attraverso contratti di comodato d’uso gratuito alle associazioni e ai comuni, a patto che questi spazi abbiano reali ricadute economiche e sociali sul territorio. Al momento sono già 345 le stazioni assegnate, per una superficie di oltre 63.683 metri quadri. A fianco del Gruppo FS Italiane in questa iniziativa ci sono anche Legambiente, la Regione Toscana, Legacoop Sociali, AITR, l’Associazione Italiana Turismo Responsabile e CSVnet, il Centro Servizi per il Volontariato.

In un momento nel quale è difficile ottenere finanziamenti dalle banche e l’apparato burocratico è molto pesante, è possibile percorrere questa via per avviare un’impresa, un’azienda no profit, o anche a scopo turistico, per supportare lo sviluppo del territorio. A questo scopo viene anche proposto di indirizzare la proposta ai giovani imprenditori che intendono recuperare le tradizionali attività artigiane, uno dei motori del Made in Italy che vanno sempre più scomparendo, come lamentano spesso sociologi ed economisti.

Se andiamo a leggere lo studio “Le stazioni impresenziate sulla Rete Ferroviaria Italiana, definire il fenomeno per definire le opportunità” redatto dal responsabile delle Attività Sociali di Ferrovie dello Stato Italiane Fabrizio Torella e Teresa Coltellese, emerge che le stazioni sono per la maggior parte «in buono stato di conservazione e vicine al centro abitato, che occupano una superficie complessiva coperta tra locali di stazione e appartamenti di circa 420.000 mq, e che erano registrati nel bilancio FS del 1996 per un valore globale superiore ai 400 miliardi di lire», pari a oltre 293 milioni di euro se andiamo ad attualizzare le cifre. A livello di immobili, si legge nella tabella che segue, «i locali stazione sono 1.9191 per un valore a bilancio di 212 miliardi di lire (oltre 155 milioni di euro, ndr) e il numero di appartamenti è 1.661 per un valore a bilancio di 157 miliardi di lire (115 milioni di euro, ndr)». Una dimensione economica importante, che sarebbe pesata per anni sul bilancio delle Ferrovie Italiane.

Ripartire dal piccolo artigianato, dall’imprenditoria legata al territorio e dalla cultura è una scelta saggia, come conferma anche il Rapporto 2014 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamerel’industria culturale del nostro Paese nel 2013 ha dato lavoro a un milione e 400mila persone, producendo il 5,7% della ricchezza, che significa oltre 80 miliardi di euro. Ampliando lo sguardo a tutta la filiera si arriva al 15,3% dell’economia nazionale, ovvero 214 miliardi di euro, nota Symbola, la Fondazione nata nel 2005 per promuovere un modello di sviluppo incentrato sulla soft economy, ovvero «un’economia della qualità in grado di coniugare competitività e valorizzazione del capitale umano, crescita economica e rispetto dell’ambiente e dei diritti umani, produttività e coesione sociale». 

Il valore aggiunto che questa iniziativa del Gruppo FS Italiane può dare al rilancio del Paese non va letto soltanto nell’immediato, ma può fare da trampolino di lancio per una maggiore espansione futura del fenomeno, come spiega il Segretario generale di Symbola, Fabio Renzi. “La maggior parte delle realtà e delle imprese di cui stiamo parlando è molto rappresentativa di chi propone iniziative culturali o commerciali legate al territorio. Oggi per esempio se guardiamo all’agricoltura notiamo che c’è molta agricoltura biologica, l’Italia è un Paese esportatore di questa realtà economica, siamo i primi insieme alla Spagna. Ma se andiamo a guardare a vent’anni fa esistevano solo piccoli gruppi di giovani che organizzavano i propri orti e i mercatini. L’agricoltura biologica vent’anni fa sembrava marginale e soprattutto pareva una scelta molto ideologica, invece ora è una parte fondamentale della nostra economia, se non avesse avuto le piccole palestre in cui crescere per poi impattare con il mercato, non sarebbe diventata quello che rappresenta ora”.

Insomma, c’era una zona d’ombra che doveva ancora essere scoperta e valorizzata, ma non esisteva ancora nessun ente che lo potesse fare. Così ci hanno pensato le persone, spiega Renzi. “Questo esempio che arriva dalle Ferrovie dello Stato ci dimostra ancora una volta che esistono troppo spesso dei patrimoni troppo costosi per lo Stato e troppo poco interessanti per il mercato. È qui, in questa terra di mezzo, che si deve inserire la società. Questa sussidiarietà con parti della società che se ne prendono cura permette di rivitalizzare questi manufatti nel modo migliore. La società deve dare vita a questi territori di mezzo che non sono occupati dallo Stato né dal mercato. Questi spazi devono trarre forza proprio dalla società e solo in un secondo momento espandersi a livello economico e statale. Ciò che voglio dire è che queste forme che si presentano in maniera embrionale e limitata, poi spesso hanno la capacità di sviluppare realtà economiche che diventano di medio-grandi dimensioni”. Bisogna solo crederci, perché l’Italia è il posto giusto per far germogliare queste rivoluzioni silenziose, prosegue Renzi. “Queste iniziative possono avere un successo perché il nostro Paese è fatto di queste molecolarità e di questi piccoli fenomeni. Mi viene in mente anche l’esempio dei festival culturali: all’inizio non sono nati da nessuna politica pubblica o economica, ma solo grazie ai fenomeni sociali e con la contaminazione tipica degli italiani”. 

Un progetto del Gruppo Fs Italiane che scorre parallelo a quello delle stazioni impresenziate è Greenways, che intende recuperare le linee ferroviarie dismesse per trasformarle in percorsi verdi, sposando impresa e territorio. Insieme alle Istituzioni e agli Enti locali, le Ferrovie vogliono trovare delle forme di riutilizzo in chiave turistica e di mobilità sostenibile per quasi 3.000 chilometri di linee dismesse, prendendo spunto da quanto già avvenuto in Spagna, Portogallo, Belgio e Olanda.

Anche in questo caso si tratta quasi dell’uovo di colombo, analizza Renzi. “Greenways è un’idea semplice e saggia: hanno visto quello che funziona nell’orientamento dei consumi e lo hanno cavalcato. In Italia due anni fa il numero di biciclette vendute e stato maggiore di quello delle automobili (nel 2012 i veicoli immatricolati in Italia sono stati un milione e 400 mila e le biciclette un milione e 650 mila, ndr). Tante volte dobbiamo capire che la società ci sta già dicendo quello che funziona e di che cosa ha bisogno, si stratta solo di unire i puntini. L’idea di avere una grande rete nazionale di percorsi verdi è affascinante e magari farà da volano attirando una nuova specie di turisti. Anche se è a bassa intensità economica va bene, perché in questo modo abbiamo delle esperienze più libere, che danno la possibilità di sviluppare e sperimentare, oltre a incrociare le domande della società. Così si creano i nuovi fattori economici: questi laboratori diventano produttori non solo di valore culturale etico e sociale, ma anche economico”. 

 

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