lunedì, Aprile 12

Le elezioni europee viste dal PE field_506ffb1d3dbe2

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Mancano meno di 100 giorni alle elezioni europee e a Bruxelles le istituzioni hanno iniziato il conto alla rovescia. La maggior parte dei gruppi politici ha già scelto chi li rappresenterà presso la Commissione in caso di ottenimento della maggioranza in assemblea. Solo il PPE (Partito Popolare Europeo) non ha sciolto ancora il nodo. Lo farà a Dublino, nel congresso del prossimo 7 Marzo ma sembra orientato a candidare l’ex primo ministro lussemburghese e attuale presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker. Durante questa settimana fatta di riunioni di Commissioni al PE, La commissione AFCO (Affari Costituzionali) si è riunita al fine di produrre un documento  per ribadire la centralità dei cittadini e il rispetto da parte delle istituzioni delle loro scelte elettorali.

La Commissione AFCO ha presentato un’iniziativa che verrà messa in discussione nella plenaria di marzo. I relatori, appartenenti a diversi gruppi politici, hanno dibattuto su un’implementazione del trattato di Lisbona, con rispetto al ruolo del Parlamento europeo. Partendo dal richiamo all’articolo 17  e dalla dichiarazione numero 11 allegata al trattato, il Parlamento ribadisce il ruolo centrale che il Consiglio avrà nel rispettare la scelta dei cittadini. La relazione , approvata con 18 voti favorevoli, 4 contrari e un’astensione , mette in evidenza come i cittadini, chiamati a fine maggio a decidere della loro rappresentanza nell’Unione, diventino il motore principale per l’attuazione del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) in modo chiaro e senza abusi da parte delle altre istituzioni .

L’Articolo 17  del trattato sull’Unione europea afferma: «Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla presidenza della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se non ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che deve essere eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura». La Dichiarazione 11 allegata al Trattato di Lisbona asserisce che «il Parlamento europeo e il Consiglio europeo sono congiuntamente responsabili del buono svolgimento del processo che porta all’elezione del presidente della Commissione europea. Prima della decisione del Consiglio europeo, i rappresentanti delle del Parlamento europeo e del Consiglio europeo procederanno alle consultazioni necessarie nel quadro ritenuto più appropriato. tali consultazioni riguarderanno il profilo dei candidati alla carica di presidente della Commissione, tenendo conto delle elezioni del Parlamento europeo, in conformità con il primo comma dell’articolo 17 ( 7). le modalità di tali consultazioni potranno essere precisate, a tempo debito, di comune accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio europeo».

Infatti il 2014 è il secondo anno consecutivo dedicato alla cittadinanza europea e il relatore di questa iniziativa, Paulo Rangel del PPE  ha presentato già a dicembre una bozza di report, che modificata insieme ai relatori ombra, Moreira Vital, appartenente al gruppo S&D (Progressive Alliance of Socialists and Democrats), Eva Lichtemberger dei Verdi Melo Nuno del PPE, verrà presentata a marzo alla sessione plenaria di Strasburgo. Il rapporto afferma che «Il Consiglio europeo – capi di Stato e di governo dell’UE – dovrebbe rispettare la scelta dei cittadini nel proporre un candidato per il presidente della Commissione, per essere eletto dal Parlamento con le nuove disposizioni del trattato di Lisbona».

Quindi, la Commissione AFCO rafforza ancora l’opinione che sarà il Parlamento il responsabile della prossima Commissione e avverte il Consiglio di non fuoriuscire dal potere datogli dal trattato. Il relatore Paulo Rangel, esponente portoghese del PPE si sofferma sulla nuova acquisizione di legittimità democratica affermando che «le proposte che faccio nella mia relazione hanno tre obiettivi: il rafforzamento della legittimità democratica della Commissione europea,  garantire che la separazione dei poteri nell’Unione europea sia applicata correttamente e consentire al Parlamento europeo di esercitare il suo potere di controllo». Sempre secondo l’iniziativa presentata presso la Commissione Affari Costituzionali, il Consiglio europeo è invitato a chiarire , in modo tempestivo e prima delle elezioni, «come terrà conto delle elezioni al Parlamento europeo e se onorerà la scelta dei cittadini quando mette avanti un candidato alla carica di presidente della Commissione».

Una volta che il candidato è stato designato dal Consiglio europeo, sarà invitato a presentare i suoi orientamenti politici per il mandato al Parlamento europeo. La presentazione deve essere supportata da un ampio scambio di vedute, che come approvato in commissione affari costituzionali, dovrà, per forza maggiore prevedere che alcuni commissari dovranno essere scelti tra i deputati.

Il Presidente eletto della Commissione dovrebbe agire in maniera più autonoma rispetto a quanto è avvenuto in passato, allorquando si selezioneranno gli altri membri del corpo esecutivo dell’UE. Il Presidente eletto dovrà insistere ai governi degli Stati membri che «i candidati alla carica di commissario devono consentire la composizione di un collegio equilibrato, e devono permettere al presidente di rifiutare qualsiasi candidato proposto che non riesce a dimostrare la competenza generale , l’impegno o l’indipendenza».

 Il rapporto continua affermando che la riduzione delle dimensioni della Commissione, prevista dal trattato di Lisbona non sarà più in vigore nel 2014, a causa della decisione presa dal Consiglio europeo su richiesta del governo irlandese.  Le misure aggiuntive, come la nomina dei commissari senza portafoglio o la creazione di un sistema di vicepresidenti della Commissione con responsabilità più grandi gruppi tematici e con competenze per coordinare il lavoro della Commissione nei settori corrispondenti «devono essere previste nel caso di un più efficace funzionamento della Commissione».

 Infine, il rapporto  invita la prossima convenzione costituzionale a rivedere la questione della dimensione della Commissione, nonché quelli della sua organizzazione e il funzionamento. Il Parlamento quindi si muove ancora sulla linea del rispetto delle scelte dei cittadini, che dopo questa legislatura, ormai al termine, non potranno più essere considerati come coloro che subiscono solo le decisioni delle istituzioni, ma che attraverso la loro scelta partecipano attivamente alla vita dell’Unione Europea.

 

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