lunedì, Giugno 14

Le elezioni di Taiwan e il ‘fattore Cina’

0

Hong Kong – Sabato 29 novembre un terremoto politico ha travolto il Guomindang, il partito di Governo di Taiwan, il quale ha subìto una delle maggiori sconfitte elettorali degli ultimi anni. Alle elezioni amministrative locali tenutesi lo scorso fine settimana, 18 milioni di votanti sono stati chiamati alle urne per eleggere 11,130 funzionari pubblici, fra cui sei sindaci delle maggiori città dell’isola (Taipei City, New Taipei City, Taoyuan, Taichung, Kaohsiung e Tainan).

Il risultato per il Guomindang è stato un disastro che neanche i più pessimisti si aspettavano. Il partito ha perso tutte le città in cui è tradizionalmente più forte, fra cui Taipei e Taoyuan. Prima delle elezioni, il Guomindang controllava 15 delle maggiori città e contee del Paese, mentre il il PDP (Partito Democratico Progressista), il maggiore partito di opposizione, amministrava solo Tainan e Kaohsiung, le più grandi città della parte meridionale dell’isola. Adesso, invece, la situazione si è ribaltata. Il PDP ha vinto in ben sedici città, un risultato storico per il partito. Roccaforti del Guomindang come Taipei, Taoyuan, Hsinchu, Kinmen e Chiayi, sono state espugnate dall’opposizione, in un’elezione che può essere definita una vera e propria umiliazione per il partito di Governo.

A seguito della disfatta elettorale, il premier Jiang Yi-huah ha rassegnato le proprie dimissioni e si è scusato con i membri del partito, assumendosi la responsabilità del disastro. «Il risultato delle elezioni ha dimostrato che gli elettori non sono soddisfatti del Governo», ha dichiarato.

Chen Yi-hsin, portavoce del Guomindang, ha detto che Ma Ying-jeou, l’attuale presidente, «farà un annuncio importante sulla questione delle responsabilità durante l’incontro del comitato centrale del Guomindang questo mercoledì». Secondo i media locali, Ma si dimetterà dalla carica di segretario del partito.

Le elezioni locali sono importanti sia a livello nazionale che internazionale. Esse sono un indicatore della popolarità del Governo in carica e delle chance di quest’ultimo di essere rieletto. Inoltre, molte funzioni politiche locali, e in particolare quella di sindaco di Taipei, fungono da trampolino di lancio per politici con ambizioni nazionali. Ad esempio, i tre presidenti eletti democraticamente dagli anni ’90 ad oggi, Lee Teng-hui, Chen Shui-bian e Ma Ying-jeou, sono stati sindaci della capitale taiwanese prima di candidarsi per il ruolo di leader del Paese.

Taiwan, il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina (RDC), è divenuta una democrazia parlamentare negli anni ’90, dopo quasi mezzo secolo di dittatura del Guomindang. La RDC fu fondata in Cina nel 1912 dopo una rivoluzione che portò all’abdicazione di Puyi, l’ultimo imperatore cinese. Dal 1927 al 1949, la RDC fu governata dal Guomindang in maniera autocratica. Nel 1949, dopo anni di guerra civile, i comunisti di Mao Zedong rovesciarono la RDC e proclamarono la Repubblica Popolare Cinese (RPC). Il Guomindang e l’apparato amministrativo della RDC si ritirarono a Taiwan. La guerra civile non è mai stata formalmente conclusa, e i due Stati continuano a coesistere, senza però riconoscersi diplomaticamente.

Mentre nella maggior parte dei Paesi le divisioni politiche sono legate all’orientamento di destra o di sinistra dei partiti di Governo e opposizione, a Taiwan la questione fondamentale che divide le coalizioni riguarda i rapporti con la Cina. La coalizione pan-azzurra, l’alleanza del Guomindang con altri partiti minori, sostiene un nazionalismo cinese moderato. Essa considera la RDC come il Governo legittimo di tutta la Cina, e vuole mantenere lo status quo. La coalizione pan-verde, invece, di cui il PDP è il maggior partito, considera Taiwan come una nazione storicamente indipendente e diversa dalla Cina. Il PDP ha come scopo ultimo la creazione di un nuovo Stato chiamato Repubblica di Taiwan, mentre il Guomindang sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1912, si è sempre identificato con la RDC.

Le elezioni del 29 novembre vengono considerate come un voto sulla performance del Governo del Guomindang negli ultimi sei anni. Anche se alcuni analisti, come Shelley Rigger, hanno messo in evidenza come queste elezioni fossero incentrate su temi locali, non vi è dubbio che esse siano state anche un’espressione dell’insoddisfazione dell’elettorato nei confronti della direzione generale del Guomindang sotto la leadership di Ma Ying-jeou.

Asceso alla carica più alta dello Stato con la promessa di migliorare i rapporti con la Cina e dare un nuovo impulso all’economia, Ma Ying-jeou è divenuto uno dei presidenti più controversi della recente Storia di Taiwan. Egli ha promosso una politica di riavvicinamento fra Taipei e Pechino che a molti elettori taiwanesi è apparsa come una svendita di Taiwan al regime comunista. In particolare, gli accordi bilaterali di libero scambio fra le due parti hanno suscitato l’ira di molti cittadini e hanno potato alla nascita del movimento dei girasoli, durante il quale il parlamento taiwanese fu occupato da manifestanti che bloccarono la ratifica dell’Accordo Bilaterale sul Commercio dei Servizi con la Cina.

Già nel 2012 la popolarità di Ma Ying-jeou era precipitata al 15% a causa di scandali di corruzione. Nel novembre del 2013, centinaia di manifestanti lanciarono in aria circa un migliaio di scarpe di fronte alla sede del congresso del Guomindang a Taichung per protestare contro le politiche del presidente. Per quanto riguarda l’economia, la performance del Paese negli ultimi anni è stata più che discreta. Dopo una contrazione del -1,57% nel 2009 a causa della crisi finanziaria, Taiwan è cresciuta del 10,63% nel 2010, del 3,8% nel 2011, del 2,06% nel 2012, del 2,23% nel 2013, e del 3,43% nel 2014. La disoccupazione si attesta sul 3,95%.

Ma l’elettorato è insoddisfatto a causa di salari stagnanti (fra il 2000 e il 2011 non vi è stata alcuna crescita), prezzi degli immobili in continuo aumento, e una liberalizzazione economica che non ha beneficiato il ceto medio. Nonostante le rassicurazioni di Ma Ying-jeou che l’integrazione economica con la Cina aiuterà Taiwan, il cittadino medio taiwanese non ha visto un miglioramento del proprio standard di vita. «Ma Ying-jeou è stato al Governo per circa sei anni, ma l’interazione economica con la Cina non si sta traducendo in benefici reali per la gente», ha detto Yu Ching-hsin, ricercatore dell’Università Chengchi. «Questo è perché i benefici sono andati soprattutto alle imprese».

Sembra dunque che l’elettorato abbia bocciato le politiche di Ma Ying-jeou nei confronti della Cina. Molti cittadini, infatti, temono che il riavvicinamento del Partito Comunista Cinese (PCC) e del Guomindang sia solo il preludio della futura unificazione delle due aree. La RPC considera Taiwan parte del proprio territorio. La famigerata Legge antisecessione, promulgata nel 2005, ha di fatto legalizzato l’uso della forza per  ‘riconquistare’ l’isola.

Già dall’inizio della democratizzazione di Taiwan, il ‘fattore Cina’ è stato al centro della vita politica del Paese. Nel 1996, durante le prime elezioni a suffragio universale del presidente, Pechino lanciò una campagna mediatica contro Lee Teng-hui, l’allora presidente, e condusse esercitazioni militari nello Stretto di Taiwan. La leadership comunista temeva la democratizzazione di Taiwan poiché essa permise, per la prima volta, a politici apertamente stili a Pechino di candidarsi. Nel 1999, a ridosso delle elezioni del 2000, la RPC cercò nuovamente di intimidire i cittadini di Taiwan facendo sfoggio della propria forza militare a ridosso dell’isola. Il ‘Quotidiano dell’Esercito di Liberazione’ definì Lee, fra le altre cose, un «ratto che corre per la strada e tutti urlano ‘Schiaccialo!’».

Le minacce pechinesi ebbero però l’effetto contrario, e nel 2000 i taiwanesi elessero Chen Shui-bian, un sostenitore del nazionalismo taiwanese e un oppositore del regime comunista cinese. Rieletto nel 2004, Chen sfidò apertamente Pechino e causò tensioni sia con la Cina che con gli Stati Uniti, i quali temevano lo scoppio di uno scontro armato fra Pechino e Taipei.

Nel 2008, però, gli elettori, esasperati da otto anni di conflitti con la RPC, diedero la maggioranza dei voti a Ma Ying-jeou, il quale immediatamente migliorò i rapporti bilaterali con il regime comunista. Ma è evidente che il desiderio di pace dei taiwanesi era basato sul mantenimento dello status quo. Il riavvicinamento del Guomindang e del PCC è apparso a molti cittadini troppo cordiale e pericolosamente rapido. Quando nel giugno di quest’anno Zhang Zhijun, il Ministro dell’Ufficio per gli Affari Taiwanesi, un organo della RPC, si recò a Taiwan in visita ufficiale, in quello che avrebbe dovuto essere un trionfo della politica di riunificazione pacifica di Pechino, egli fu accolto da proteste popolari e fu costretto a cancellare alcune tappe del suo viaggio.

Fra i metodi con cui il PCC cerca di influire sulle elezioni taiwanesi vi è la ben nota politica del Fronte Unito, utilizzata con efficacia a Hong Kong già negli anni ’80 ed applicata adesso a Taiwan. La filosofia del Fronte Unito è di cercare alleati fra i moderati, gli indecisi, e i corruttibili che siamo disposti a collaborare con il PCC. I rapporti commerciali fra i due lati dello Stretto avvantaggiano Pechino, in quanto molti taiwanesi che investono in Cina sono disposti a farsi cooptare in cambio di maggiori opportunità economiche sul vasto mercato del Paese e di protezione dagli abusi di potere da parte di funzionari di Stato.

Uno degli esempi più estremi delle strategie pechinesi è il caso di Chang An-lo, un ex membro della Bamboo Gang, un’organizzazione mafiosa taiwanese. Chang An-lo, detto ‘il Lupo Bianco’, scontò una pena di 10 anni di carcere negli Stati Uniti per traffico di droga negli anni ’80, e trascorse poi alcuni anni di latitanza in Cina per sfuggire alle autorità taiwanesi. Tornò a Taiwan nel giugno del 2013, dove fu arrestato al suo arrivo in aeroporto. Fu rilasciato su cauzione, e da allora vive da libero cittadino. Durante la sua permanenza in Cina Chang An-lo è divenuto un sostenitore della riunificazione di Taiwan e della Cina, che definisce come «la cosa migliore per il futuro di Taiwan». A questo fine egli ha fondato il Partito Unionista, il quale promuove il nazionalismo cinese e la riunificazione dei due lati dello Stretto.

Dagli anni ’80 ad oggi, Taiwan ha creato una delle democrazie più dinamiche dell’Asia orientale. Ma può un Paese democratico tollerare che le sue elezioni vengano quasi del tutto monopolizzate da un regime che con le sue minacce di invasione e le sue strategie di infiltrazione ne determina la direzione?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->