mercoledì, Luglio 28

Le due sponde del Golfo ora più vicine field_506ffb1d3dbe2

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Zarif

 

Dubai – Con il recente accordo raggiunto a Ginevra tra le potenze 5+1 dell’Onu e il Governo di Teheran, nel Golfo Persico potrebbero essere arrivate a un punto di svolta le relazioni diplomatica tra i Paesi della penisola araba e l’Iran.  Un avvicinamento dell’Iran all’Arabia Saudita (nonostante resti molto difficile sulla carta) non porterà solo ad una risoluzione parziale delle divergenze presenti nell’area, ma anche a far nuova luce sulla questione palestinese e siriana.
Durante la sua visita in Kuwait di questa settimana, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha espresso il desiderio di vedere presto aperta una ‘nuova pagina’ nei rapporti con i Paesi del Golfo, in particolare con l’Arabia Saudita. L’esponente del Governo sciita ha dichiarato che «i due Paesi dovranno lavorare insieme per la stabilità della regione».

I Paesi del Golfo, in primis Arabia Saudita e Emirati Arabi, sono sempre stati rivali dell’Iran. Le monarchie arabe del Golfo si sono sempre sentite minacciate dall’ascesa della Repubblica Islamica iraniana, la quale fin dalla sua fondazione ha denunciato il loro stato di asservimento agli Stati Uniti e contestato all’Arabia Saudita il ruolo di leadership del mondo islamico.

Un possibile cambio di rotta nelle relazioni internazionali tra Iran e Paesi del Golfo sarebbe storico. Le origini di questa contrapposizione arrivano addirittura ai tempi della morte del profeta Maometto (632 d.C.) e nello scisma tra sunniti e sciiti. La rivalità tra le due sponde del Golfo ha anche radici etniche, oltre che politiche e religiose, in quanto gli iraniani sono persiani e sono particolarmente fieri del loro nazionalismo che li distingue dagli arabi.

Fino ad oggi, i governanti sauditi ritenevano che l’ascesa della potenza iraniana, e l’espandersi della sua sfera di influenza nella regione mediorientale, avrebbe potuto seriamente danneggiare la politica estera del Regno e le sue ambizioni di essere il fulcro diplomatico del Golfo. Le relazioni tra questi due Stati sono storicamente caratterizzate da inimicizia, nel migliore dei casi, e da momenti di scontro dichiarato. L’establishment wahabita e la maggior parte della famiglia reale saudita considerano ‘l’avanzata dei persianiuna minaccia per gli interessi sauditi, per la stabilità interna del Regno, e per tutto il mondo islamico.

Anche i rapporti tra Teheran e Abu Dhabi sono sempre stati difficili. Dal 1971, anno nel quale il Regno Unito ha ceduto la sovranità degli Emirati Arabi, la piccola isola di Abu Masa è stata reclamata sia dagli emiri che dall’Iran, la quale l’ha occupato militarmente da allora. Sulla questione, la Repubblica islamica non sembra essere minimamente intenzionata a fare marcia indietro, nonostante il Paese arabo sia da 20 anni alla Corte Internazionale dell’AIA. Negli ultimi mesi Teheran ha rafforzato la sua presenza militare ad Abu Musa e controlla saldamente le strategiche isole di Tunb, fondamentali per monitorare lo Stretto di Hormuz. Solo l’idea  che Teheran voglia restituire o solamente condividere il possesso di queste aree, è completamente privo di fondamento. 

Nawaf Obaid, senior fellow al King Faisal Centre a Riyadh, consigliere del Principe Turki al-Faisal e degli Ambasciatori sauditi negli Stati Uniti e Gran Bretagna, ha spiegato al ‘Guardian‘, la scorsa settimana, che l’ Arabia Saudita non restarà ferma mentre l’Iran cercherà di estendere la sua influenza sulla regione e mentre sta finanziando gli Hezbollah in Siria. «Saremo lì per fermarli, ovunque si trovino», ha aggiunto. L’Arabia Saudita ha, infatti, recentemente aumentato in misura significativa le forniture di armi alle forze anti-Assad in Siria.

Hashemi Rafsanjani, ex Presidente iraniano e unica figura della politica iraniana che è ancora in buoni rapporto con i leader sauditi, ha spiegato in un’ intervista al ‘Financial Times‘  di essere pronto a recarsi a Riyad per «garantire all’Arabia Saudita una relazione amichevole con l’Iran, utile per la regione e per i due Paesi».
Secondo Rafsanjani, la stabilità della regione non dipende dai rapporti tra Riyad e Teheran ma da Israele, la quale dovrà ridimensionare i suoi piani, perché nel Medio Oriente si prospetta un nuovo scenario.
Inoltre, il prossimo anno sarà l’anno della ‘solidarietà al popolo palestinese’, momento proficuo per spostare l’interesse su una questione cara ai Paesi arabi: la creazione di una Stato Palestinese stabile. Un sogno che potrebbe essere realizzato  anche grazie al rafforzamento delle relazioni tra Iran e Arabia Saudita.

 

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