domenica, Settembre 26

Le due (o tre) Spagna Alle prossime elezioni a Madrid, si torna a discutere le due Spagne. Scontro moderato di sinistra e di estrema destra a Madrid

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Miguel de Unamuno ha coniato, più di ottant’anni fa, il concetto di ‘due Spagne‘: si riferiva all’impossibile convivenza, ai tempi della Seconda Repubblica spagnola, di destra e di sinistra. A destra c’erano i militari, l’aristocrazia, la chiesa, i falangisti, i fascisti ammiratori di Mussolini e buona parte della borghesia che chiedeva protezione dal conflitto operaio. A sinistra c’erano anarchici, socialisti, comunisti e sindacalisti che volevano porre fine al capitalismo, ai privilegi della chiesa e dell’aristocrazia. Ben presto, la polarizzazione sociale fu così forte che il presidente del governo della Repubblica, Don Manuel Azaña, si sentì solo e sopraffatto dall’estremismo di destra e di sinistra. Gli scontri tra falangisti e socialisti per le strade di Madrid si concludevano con scontri campali, feriti e morti. Lo stesso Unamuno, inizialmente favorevole alla Repubblica, spaventato dalla violenza dei comunisti e degli anarchici, si volse verso posizioni conservatrici al punto da sostenere la ribellione dei militari, nel ’36; poco dopo, inorridito dalla crudeltà di Franco, si allontanò dal regime, proclamando la sua delusione in un famoso discorso all’Auditorium dell’Università di Salamanca, il 12 ottobre 1936, davanti al generale più decorato e mutilato dell’Esercito franchista, Millan Astray.

Ora si parla di nuovo delle due Spagne, in vista del prossimo scontro elettorale della Comunità di Madrid: la signora Isabel Díaz Ayuso, del PP, sempre più vicina alle tesi di estrema destra di VOX, e i signori Pablo Iglesias e Iñigo Errejón, che la destra accusa di essere comunisti e simpatizzanti dei terroristi baschi (l’ETA ha smesso di uccidere molti anni fa) e dei separatisti catalani.
Ma la realtà non corrisponde alle due Spagne dell’origine: né il partito di Errejón, Más Madrid, né quello di Iglesias, Unidas Podemos, difendono qualcosa che assomigli alla rivoluzione bolscevica, alla dittatura del proletariato o alla collettivizzazione dell’economia. La cosa più audace che ha detto il signor Iglesias è che non era normale in una democrazia avere prigionieri politici -e lo ha detto quando era vicepresidente del governo spagnolo- e ha paragonato l’esilio di Carles Puigdemont e dei suoi colleghi con quella di chi è fuggito dopo aver perso la guerra contro Franco; confronto che, oggettivamente, è insindacabile.

A seconda di come la si guarda, sembra che ci siano due Spagne: quella che vuole libertà,progresso e solidarietà e si ispira ai valori repubblicani; e l’immobilista che ha applaudito il regime dei generali, che Franco desidera e che ancora si nasconde dietro una monarchia corrotta e decadente.
Il problema è che all’interno della prima delle due Spagne c’è una suddivisione: chi è favorevole a risolvere il conflitto con la Catalogna attraverso la vita democratica e chi, su questo tema, ha un atteggiamento identico a quello dei generali e vorrebbe per vedere i separatisti catalani marcire in prigione. Niente di nuovo. Quando novant’anni fa, Manuel Carrasco Formiguera difese il diritto all’autodeterminazione nei tribunali spagnoli, fu un socialista, Joaquín Pérez Madrigal, a rispondere: «Ciò che difende il tuo onore si difende con i proiettili; con discorsi, no».
A proposito, Manuel Carrasco Formiguera fu condannato a morte e giustiziato nell’aprile 1938 dal regime franchista.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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