giovedì, Maggio 6

Le due facce della protesta Le manifestazioni prima dell'inaugurazione del Mondiale, la storia di un padre e di un figlio

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protesta brasile

San Paolo – La protesta a San Paolo si accende poco prima del fischio d’inizio del Mondiale di Calcio 2014. In piazza centinaia di manifestanti protestano contro la Coppa del Mondo e gli sprechi di denaro pubblico che questo evento ha comportato. In mezzo alla folla decine di black blocs sventolano bandiere anarchiche e inneggiano alla rivoluzione. La polizia ha disposto un cinturone di sicurezza lungo la strada che collega il centro città allo stadio Itaquerao per interdire il passaggio della protesta. Il clima è teso, le bombe di gas lacrimogeno partono subito, lo scontro è inevitabile.

Quel giorno a San Paolo 10 persone, di cui due giornalisti della CNN, restano ferite. 2 gli arresti. Quello stesso giorno, nel pieno dello scontro, un uomo sulla settantina si fa strada a fatica tra i manifestanti. Sta cercando suo figlio. Lo ha visto in televisione lanciare bombe carta contro le forze dell’ordine. “Ho riconosciuto gli occhi e i capelli” mi dice Pedro. Ha 71 anni, vive a San Paolo e fa il professore, ha una moglie e un figlio di 16 anni. E’ diventato il simbolo della protesta alternativa, pacifica. Quello che ha fatto la settimana scorsa ha San Paolo ha fatto il giro dei media locali. Pedro non era in piazza a manifestare giovedì scorso, era a casa davanti al televisore. Aspettava di assistere alla cerimonia di apertura della Coppa del Mondo. La tv trasmetteva le immagini della protesta in corso quando ha visto suo figlio Renan in mezzo alla gente. “Era a petto nudo, aveva il viso coperto a metà” mi racconta Pedro. “C’erano altri ragazzi mascherati con lui, non sapevo chi fossero. Sono uscito per raggiungerlo. Dovevo portarlo a casa. Questo modo di lottare è sbagliato” Un cameraman di Globo è riuscito a filmare tutta la scena. “Lasciami protestare, non voglio un Paese così” urla Renan al padre. “Avrai il diritto di protestare quando avrai un lavoro e guadagnerai i tuoi soldi, ok? Sono tuo padre, ascoltami” Poi si gira verso la folla: “E’ mio figlio”. E gli strappa la camicia avvolta attorno al viso. “Non sei nato per questo. Io lavoro per te. Sei Mio figlio, non puoi nasconderti”. “Io voglio istruzione, papà, e salute. Lasciami protestare. Nonna stava quasi per morire in un ospedale pubblico, te lo ricordi? Lasciami fare la mia parte, fammi dare una mano. So di avere solo 16 anni, ma stai tranquillo, non mi succede nulla”

Padre e figlio sono a pochi centimetri l’uno dall’altro. Devono urlare per riuscire a sentirsi. “Io pago la tua scuola, Renan. Io e tua madre lavoriamo per mantenerti. Vieni a casa, per favore. Non cambierai il mondo. Hai solo 16 anni, adesso non è ancora il tuo momento. Ti voglio bene, Renan, sei mio figlio. Sto chiedendo troppo? Bisogna fare un passo alla volta…” Poi il cameraman di Globo viene spintonato dalla folla e perde il resto del dialogo… Qualche secondo dopo riesce ad inquadrare padre e figlio che si allontanano insieme.

 

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