martedì, Ottobre 19

Le due facce del calcio ai tempi dell’era digitale

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Il calcio è un gioco per alcuni e un modus vivendi per altri. C’è chi lo usa come un’azienda, e chi lo segue con molta passione, come se fosse una religione. È presente in qualsiasi angolo del pianeta, e praticamente tutti abbiamo visto qualche partita o giocato almeno una volta a questo sport.

All’interno di questo viaggio nello sport più popolare al mondo, andremo ad analizzare i diversi volti che può avere il calcio.

Il primo volto è, senza dubbio, quello della tifoseria, che è la parte imprescindibile affinché il calcio abbia tanto esito a livello mondiale. Il tifoso soffre costantemente prima e dopo ogni singola partita, dato che per lui il suo club è parte integrante della sua vita, in quanto rappresenta la sua città, la sua regione o semplicemente per pura simpatia. Il tifoso guarda ai calciatori come se fossero i suoi eroi, capaci di realizzare i suoi sogni e concedergli una gloria fittizia.

Calciatori, staff medico e tecnico, procuratori e agenti, giornalisti, presidenti e imprenditori, sono l’altra faccia del pallone. I calciatori sono i privilegiati di questo sport, poiché guadagnano mensilmente grandi quantità di soldi per dedicarsi ad un lavoro che non presenta le stesse responsabilità di un medico, di un pompiere o di un poliziotto che combatte il narcotraffico. Altro aspetto da non sottovalutare è come i giocatori abbiano a disposizione tecnici, medici e fisioterapisti per migliorare costantemente le proprie prestazioni, un lusso che non tutti i lavoratori possono permettersi. Al vertice dei club ci sono gli imprenditori che sfruttano questo sport popolarissimo per promuovere le rispettive imprese. Un esempio banale può essere rappresentato dal marchio impresso sulla maglietta di una squadra, sponsorizzazione che segue il seguente assioma: maggiore è l’importanza del club a livello nazionale e internazionale, maggiore sarà l’investimento necessaria per far stampare il logo del proprio brand sulle maglie ufficiali di un club. Ci sono squadre che hanno ceduto il nome dei loro stadi a grande multizonali e altri che hanno dovuto modificare ad hoc il nome storico per ottenere i favori dei patrocinatori. I calciatori indossano accessori di importanti brand e vendono la loro immagine ai colossi dell’economia sportiva. Ad esempio, Gigi Buffon incassa 1,5 milioni d’euro all’anno in sponsorizzazioni, di cui una buona fetta deriva dalla Puma, che insieme ad altri brand come Adidas e Nike monopolizzano il mercato degli sport moderni.

Calcio e brand endorsment non è l’unica relazione che si discosta dal mondo paradisiaco che milioni e milioni di tifosi si sono creati negli ultimi 130 anni di storia, un mondo immaginario in cui le logiche dell’economia sono distanti anni luce dai lori sogni. Nell’ultimo decennio, infatti, il calcio europeo è stato invaso da cordate straniere, magnati russi e broker del sud est asiatico, spinti dalla globalizzazione del calcio. Bacini di utenza grandissimi come Arabia Saudita, Cina, Indonesia, Thailandia e Russia sono stati ammaliati dalle gesta di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo attraverso i canali digitali, in particolare internet. Il successo riscontrato su canali come Youtube o i più noti social network presenti nella Rete, ha indotto i colossi della new economy del sud est asiatico e del mondo arabo ad investire pesantemente su un mercato che non conosce crisi. L’invasione è iniziata agli albori del terzo millennio prima con l’acquisto di Parisi Saint Germain e Manchester City, finiti nelle mani di due sceicchi della penisola araba, e proseguita con Inter e Milan, due club storici che adesso sono gestiti da cordate thailandesi e cinesi.

Il calcio non è più lo stesso, è un dato di fatto, ma per tutti quei tifosi che non riescono a guardare al di là degli estremi del proprio schermo il calcio non è cambiato, perché nonostante tutta l’economia che gli ronza intorno il sapore del gol non lo può sminuire nessun magnate.

 

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