martedì, Maggio 17

Le donne del bene e della salute: Lucia Ercoli La ‘dottoressa dei poveri del Papa’ è credente con una specificità di autonomia: per raggiungere il bene-salute, preferisce un approccio laico di filantropia antropologica

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ll nome di Lucia Ercoli, l’algoritmo di Google lo posiziona al top con una curiosa chiosa: la dottoressa dei poveri del Papa. Questo appellativo nasce da un lungo periodo (fino alla fine del 2021) di organizzazione e offerta di servizi sanitari in un ambulatorio sotto il Colonnato del Bernini in piazza S. Pietro. Gli utenti-clienti erano persone di varie nazionalità ed in difficoltà economica e sociale, barboni e ‘scarto sociale’. La nostra Lucia Ercoli ha gestito per anni questo ambulatorio con spirito missionario laico ed efficiente. E’ credente con una specificità di autonomia. Si potrebbe dire sacro e profano. Raggiungere il bene salute con un approccio laico di filantropia antropologica. La sua esperienza di altruismo e solidarietà agìta nasce da lontano: era molto giovane ed incominciò a dedicarsi alla cura dell’infanzia delle borgate romane. Il riferimento istituzionale era il Centro Oratori Romani (C.O.R.).

Esso fu fondato nel 1945 dal Servo di Dio Arnaldo Canepa, un catechista laico non confessionale che organizzava l’animazione gioiosa dei Vangeli, il gioco e lo sport erano un veicolo di diffusione del messaggio evangelico e riscuotevano grande apprezzamento nelle borgate romane. Canepa era un ristoratore con un ristorante di fronte al Grand Hotel di Roma, che lascia la sua attività ed investe tempo, danaro e valorialità nell’educazione dei ragazzi delle borgate.

Qui apro un mio ricordo che avvalora il racconto della Ercoli: personalmente ho potuto vedere come il gioco, lo sport, sia un veicolo efficace di solidarietà agìta; ho trascorso un periodo di studio e di ricerca in un centro di Suore Marcelline a Saranda (nella parte sud dell’Albania)ed esse avevano 7 squadre di calcio per i bambini e ragazzi,un allenatore e due pulmini per giocare le partite ‘in giro’ per l’Albania. Grande affluenza di adolescenti e sviluppo educativo tramite lo sport. Molto efficace.

Per il C.O.R. la costruzione di campi sportivi, aule e strutture servivano a sviluppare proposte educative per il bene dei ragazzi. Era una sperimentazione di comunità educante dove erano bambini che si occupavano di bambini . Lucia Ercoli aveva 12 anni. In seguito, in età giovanile, durante il servizio notturno incontra i primi gruppi di migranti in una fabbrica abbandonata dietro Porta Maggiore ‘l’ex-Pantanella’. Sgombero forzoso, migranti trascinati a forza dalla polizia ed una visione surreale: dalle cantine e dagli anfratti uscivano decine di migranti e molti di loro erano indiani Sihk con il loro turbante variopinto. C’erano centinaia e centinaia di persone che si rifugiavano la notte sulle scalinate di Palazzo delle Esposizioni. Erano i primi grandi flussi di immigrazione irregolare a Roma e non c’era un’accoglienza organizzata. Si sperimentavano vie di contatto e vicinanza con queste persone attraverso la distribuzione di pasti caldi e coperte; erano quasi tutti giovani uomini, le donne in quel periodo rarissime.

Con il compagno, che diventerà in seguito suo marito (oggi è un medico neurochirurgo), scoprirono un mondo che aveva la dominante della disperazione e accettava l’alternanza fatalista fra vita e morte con grande naturalezza. In seguito scoppia il conflitto bosniaco croato serbo; altre ondate di migranti ed ogni notte la scoperta di nuovi gruppi. In seguito con un sacerdote decise di portare gli aiuti alla popolazione in contesto di guerra e con un camion a rimorchio guidato da autisti che credevano che la protezione della Madonna li avrebbe preservati da qualsiasi pericolo,portarono cibo e quant’altro era disponibile per aiutare la popolazione. Lucia Ercoli si laurea in medicina e si inserisce nell’Università di Tor Vergata che apre il Policlinico universitario (oggi è Professore aggregato Malattie Infettive, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Responsabile Unit Cura delle fragilità sociali Policlinico Tor vergata).

Questo ospedale fu aperto senza uno studio approfondito del territorio caratterizzato da uno dei più alti indici di povertà della regione Lazio: Tor Bella Monaca. Con un gruppo di medici, Lucia decise di studiare il territorio e le fragilità esistenti tra cui la presenza di numerose comunità immigrate e uno dei più grandi campi rom d’Europa, il campo di via Salone.

La nostra fa la proposta di costruire un ambulatorio di strada come ponte fra ospedale e territorio: viene accettata ed in breve tempo apre un poliambulatorio ubicato proprio nella Chiesa di Tor Bella Monaca e per 7 anni gestisce questo servizio. In seguito con l’avvicendamento del parroco le cose mutarono. Il nuovo parroco non vedeva un vantaggio concreto per questa attività e quindi la struttura di accoglienza fu chiusa e le 12.000 persone in carico dovettero trovare altre opportunità di servizi sanitari.

Con dei i medici volontari feci un atto di rottura e creai un nuovo poliambulatorio in pieno clima ‘legge Bossi-Fini’. Si avvicinava il Giubileo e l’Elemosiniere del Papa in primis diede a Lucia un ambulatorio mobile che era caratterizzato da un accompagnamento sanitario delle persone in modo sartoriale.

In seguito, il Colonnato del Bernini fu sede dell’ attività sanitaria che in poco tempo fiorì raggiungendo una popolazione di oltre 4.000 persone. Anche nel periodo della pandemia nonostante il lockdown l’ambulatorio restò aperto e si fece carico dell’esecuzione di tamponi per consentire l’ingresso dei senza fissa dimora presso i dormitori del Comune di Roma. L’evoluzione ed involuzione dell’ambulatorio però si andava connotando come attività elemosinata e questo ha manifestato una rottura per cui abbiamo lascito gli ambulatori alla fine del 2021. Ora si lavora negli ambulatori di periferia e abbiamo in carico 1200 famiglie insieme ad un’attività per bambini presso una struttura polifunzionale ubicata nel quartiere popolare di Cinecittà (600 mq) e poi ancora ambulatorio di strada sulla via Casilina a Tor Pignattara e unità di strada che settimanalmente si spostano verso il mare sulla via aurelia il mare con ca 1,2 milioni di popolazione); un presidio in area esquilino ed un piccolo punto in via della Lungara (dove c’è il carcere).

L’imperativo categorico è: sanità diffusa con rapporto con il territorio. Facendo servizi sanitari interessanti ed efficaci con la dominante della capacità organizzativa.

Ma tutto questo con quante persone? Due a tempo pieno ed il resto con lavoro flessibile, borse di studio e prestazioni professionali occasionali (specialmente per gli psicologi di Cinecittà). Fin qui un po’ di storia.significativa e di peso specifico operativo.

Lucia Ercoli è soddisfatta di questa missione laica? Gioia? Ripensamenti? “In modo laterale: rischio di sopravalutare l’azione che non è efficace se va oltre certi limiti. In questi ultimi tempi penso che fare tante azioni è necessario vedere che si sono fatte quelle più efficaci”.Una specie di analisi ABC. “La gioia è quella che colgo nelle persone che curiamo. Abbiamo fatto una operazione di restauro e vedere le persone come un’opera d’arte che esce dalle situazioni critiche in cui vive. E’ come intervenire per un edema polmonare e portare la persona a respirare. E’ un’attività traformativa che prende le situazioni che diventano il massimo relativo esistente.” Attività di sacrificio? La sua è una missione? “No è un mio dovere restituire quello che la vita mi ha dato e la mia vita è stata una sfida in positivo rispetto a quello che mi ha dato”. In gergo si direbbe un ‘giving back’. Essere donna ha creato ostacoli? “Soprattutto in ambito ecclesiale,le donne non hanno molti diritti in luoghi di carità confessionale. Al massimo da cameriera a governante. Le donne evocano paure ancestrali; non è dell’uomo accogliere la vita ;la genera ,ma non la accoglie. La donna ha il senso generativo con una energia che spaventa. “ Ha fatto rinunce? ”Rinunce del tempo ed ho fatto disobbedienza civile” .

Vorrebbe pensare come un uomo? “MAI”.

Ma lei non ha una approccio di esclusione nei confronti dell’uomo? “Mi piace pensare ad un uomo come un artista perché l’uomo esprime una maggiore potenza creativa nel talento artistico” .

Lucia Ercoli non è religiosa perché la religione costringe lega re-ligio, la fede libera perché si fonda su una libera adesione, ma è credente .

Entriamo ora nel frivolo dove la nostra donna del bene e della salute non si reputa affascinante,non fa fitness, non vorrebbe sembrare una ragazza giovanile sempre perché il problema del fisico ha fatto parte della sua vita in qualche momento dell’età giovanile; oggi non vuole seguire la pressione dell’uniformità e dove essere anziani è un disvalore. “nei miei incontri con le donne che visito vedo donne bellissime senza cura estetica: bellissime!”. “Qualche lettura, qualche attività manuale con gli origami, con un approfondimento delle tesi affascinanti di Vladimir Sergeevič Solov’ev,un filosofo russo nato a metà ‘800 che diede un grande contributo al pensiero cristiano”. Film? “Non ho tempo”.

Un ricordo pubblico che ricorda con piacere?”Le premiazioni GILEAD perché consentono anche di confrontarsi con altri su base scientifica”.

Essere qui oggi è importantissimo poiché eventi come questo rivelano a chi fa scienza la presenza di minoranze a cui il diritto della salute non arriva“. Riprendo questa dichiarazione della Ercoli in occasione dell’assegnazione dei bandi di Gilead Sciences, Fellowship e Community Award Program. Lucia Ercoli è scienziata che ha giocato e tuttora gioca un ruolo di lotta contro l’HIV.

L’impatto con la morte, che per me è quasi quotidiano,non si ferma alla morte fisica. Considero una grande perdita la parte metafisica. Ma non ho paura”.

Il sesso per Lucia non è un tabù anche se non se ne può parlare con dovizia di particolari. “Ricordo volentieri un mio primo amore per un ragazzo che era venuto a Roma a trovare dei parenti. Lo conobbi e fu un grande amore che si consumò con la lontananza. La famiglia ed i miei figli (meno di dieci) sono il mio ricordo privato”. Ride su questa affermazione.

“Nomina si nescis, perit et cognitio rerum” («Se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose.»). Linnaeus

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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