lunedì, Giugno 27

Le donne del bene e della salute: Lidia Rota Passione e professionalità per fare e sostenere la ricerca scientifica nel campo delle malattie cardio e cerebrovascolari da trombosi e poi ‘disseminare’ modelli di intervento medico e comportamentale

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Lidia Rota è una donna del bene e della salute perché, con professionalità, mette insieme il rigore scientifico della ricerca di base con quello altruistico e trasformativo della ricerca applicata. E’ scientifico fare ricerca, ma lo è altrettanto fare in modo di ‘mettere a terra’ i modelli, i metodi, i protocolli personalizzati perchè la salute sia patrimonio condiviso. Lidia Rota lo fa come medico e come Presidente di ALTAssociazione Lotta alla Trombosi ed alle malattie cardiovascolari-onlus, nata nel 1987.

La costante, continua e appassionata attività di informazione, prevenzione e cura di alcune patologie offre vantaggi sociali ed economici per il sistema Paese.

E’ una donna che dedica la sua passione e professionalità per fare e sostenere la ricerca scientifica nel campo delle malattie cardio e cerebrovascolari da trombosi e poi ‘disseminare’ modelli di intervento medico e comportamentale.

Lidia non crede nel supermercato della salute e  si è formata seguendo gli  insegnamenti scientifici e clinici del prof Nicola Dioguardi, epatologo di fama mondiale.

Segue i pazienti con un approccio ‘su misura’ (tailored), analizzando di ciascuno le   caratteristiche per applicare una medicina personalizzata. È molto appassionata e continua ad emozionarsi  nel rapporto con il paziente.

Lidia Rota è per il bene altruistico e per il bene comune di sistema (mettendo insieme il fine pubblico con la sua autonomia personale e la sua ‘impresa sociale’ ALT) nonché donna della salute per il suo fervore scientifico.

Anche il suo curriculum dimostra, sempre e comunque, il presidio costante della ricerca del bene relazionale e di network e confronto fra i pazienti nonchè del bene salute. Tutto a favore del paziente.

Ha svolto per anni ricerca sull’emostasi (coagulazione del sangue ) e in particolare sulla funzione piastrinica presso il centro A.B. Bonomi dell’ospedale Policlinico di Milano, sotto la guida del prof Nicola Dioguardi e del prof P.M. Mannucci, svolgendo contemporaneamente attivita’ ambulatoriale per pazienti con emofilia e con piastrinopatie.

Ha attivato e gestito per anni il centro trombosi e sorveglianza dei pazienti in terapia anticoagulante/antiaggregante  presso l’ospedale San giuseppe di Milano e presso l’Istituto Auxologico Ospedale San Luca di Milano

Nel 1996 ha creato, e gestito fino al 2017 in qualita’ di responsabile, il Centro Trombosi dell’Istituto Clinico Humanitas Irccs di Milano, mettendo in atto un sistema di collaborazione interdisciplinare  con i colleghi di tutte le specializzazioni cliniche in pazienti con ictus cerebrale, infarto del miocardio, arteriopatia periferica, trombosi della retina, tromboembolia venosa e arteriosa in pazienti oncologici, ortopedici , chirurgici, con traumi, in terapia intensiva, con patologie  mediche acute e croniche, impostando e realizzando un modello di ricerca delle cause degli eventi tromboembolici dal punto di vista clinico e di impostazioni di terapie ‘tailored’ sul singolo paziente, in particolare su pazienti complessi, ad alto rischio e con pregressi eventi multipli.

Oggi lavora in libera professione e da qualche anno ha accettato la sfida di ricerca e intervento riparativo del rapporto fra coagulazione del sangue e gravidanza. Tema che attiene al suo essere scienziata e donna. Dopo la COVIDera il  focus sulla trombosi è balzato ad una notorietà diffusa.

Il suo approccio è che il processo patologico ed il meccanismo sottostante  è prevalente rispetto all’ attenzione all’organo.

ALT ha svolto un ruolo di megafono delle “istruzioni utili” per la comprensione delle cause e la gestione della malattia con  un linguaggio comprensibile ai pazienti ed i medici hanno capito che non  è sufficiente fare medicina  generalizzata anche rispetto ad una patologia specifica, ma è importante fare “medicina personalizzata” perché ognuno di noi è  irripetibile ed ha la sua equazione personale olistica (fisica e metafisica) anche  rispetto alla salute.

Con ALT ha dovuto fare i conti con le donazioni di chi ha creduto e crede nella missione di ALT: risorse sempre scarse. In un mondo dove la raccolta fondi e’ sempre piu’ competitiva: basta osservare la discesa di grandi players istituzionali,  come gli ospedali e i big delle associazioni,  nel campo  del 5×1000, dove e’ in atto una vera lotta per accaparrarsi fondi messi a disposizione dallo stato ,  che ovviamente premi chi piu’ investe in pubblicita’ , che quindi piu’ ottiene: lo ritene profondamente ingiusto .

Perche’ i fondi raccolti dai donatori non devono essere investiti, se non in piccola parte,  in campagne pubblicitarie costosissime soprattutto se finanziate con i fondi stessi , ma dovrebbero essere  usati per la missione di ogni associazione. Le piccole , ma fondamentali, associazioni ne risultano fortemente penalizzate , mentre dovrebbero essere  le primi ad essere sostenute dai fondi del 5×1000 “.

Lidia ha usato il suo ‘filo di perle’ e il suo stetoscopio con la determinazione di chi è convinto di svolgere una missione solidale, altruistica e scientifica. Il ‘filo di perle’ e il ‘look giusto’ per fare fund raising non solo anche nei ‘salotti’, ma anche, e soprattutto, nei contatti diretti con chi ha vissuto, direttamente o indirettamente, il dramma delle malattie cardiovascolari da trombosi, che colpiscono ogni anno 600mila persone, 200mila delle quali rimangono invalide, 200mila perdono la vita, 200mila guariscono e rimangono con la paura che accada i nuovo  .

Il camice e lo stetoscopio per studiare la patologia e per creare centri per lo sudio e la cura della trombosi in alcuni ospedali  italiani.

La trombosi non e’ un mondo per vecchi, colpisce anche i bambini : e puo’ essere evitata se tutti conoscessero i sintomi precoci delle malattie che la trombosi provoca, e come evitarla: “Ho sempre provato gioia nella mia doppia attività. Gioia ed emozione nel mio lavoro perché ti  senti utile non solo per i risultati di salute, ma coinvolgi i pazienti e spieghi con linguaggio chiaro e percepito. Fare prevenzione,diagnosi e cura,ma nel contempo avere uno strumento ,come ALT, che ‘mette a terra’ in modo percepito  la scienza. Fare questo vuol dire non sprecare risorse e denaro”. Una sanità spiegabile; informazione, comunicazione e spiegare per togliere le pieghe. Certamente  il lavoro è  anche un sacrificio.

Lidia dal 1993 lavorava dalle 7 alle 20.00 ed i figli sono cresciuti con una certa indipendenza. “Il tempo è una trappola perché se i pazieni riempiono le tue giornate ne ottieni grande gratificazione e riconoscenza, e questo riempie e soddisfa il tuo bisogno affettivo, togliendo spazio ai tuoi affetti prioritari: famiglia e amici in primis

I figli la rimproverano: “sei molto paziente con i pazienti ,non altrettanto con i tuoi figli!”. E hanno ragione. Ora l’attenzione è per i 6 nipoti (dai 14 anni a 1 anno ) e con essi ha stabilito un binario di comprensione. Lidia rota è sempre giovane e usa con facilita’ la parola nonna.

Ripensamenti? ”No. Ma mi spiace molto non aver completato la creazione dl un Centro di Prevenzione Cardiovascolare globale in Humanitas; un modello innovativo mirato a prendersi carico delle persone ancor prima che si ammalino, accompagnandole sulla strada che permette di mantenere la salute quando si ha”.

I pazienti non vogliono essere affrontati come pezzi di un ‘puzzle’, hanno bisogno di esssre considerati nel proprio insieme.

Comunque bisogna andare avanti anche se Lidia riflette spesso sulla giusta necessita’  di  porsi un limite e migliorare la qualità anche della sua vita

Come donna non ha  avuto ostacoli. “Sono sempre stata una donna “dominante” , ho cercato di essere sempre aiuto e guida,  con i miei colleghi e con la mia famiglia: i miei genitori avrebbero voluto un figlio maschio, invece sono arrivata io primogenita di 4 femmine e forse chissa’ , mi sono sentita in dovere di provare a svolgere anche il ruolo del figlio maschio mai arrivato”.

Diversity?:”Odio il termine “quote rosa” ;meglio” cervelli rosa” .A maggior ragione in un mondo dove è diffusa e rispettata la “ fluidita’”

“Giusto parlare di genere e non di sesso. La diversity applicata sulle persone :oneste o disoneste, infami o  per bene. Mi sento una ‘quota’ bergamasca. Certamente la donna viene chiamata spesso a dare molto, a volte di piu  rispetto all’uomo, è abituata al sacrificio ed ha avuto in sè l’embrione  dell’ essere”.

Sistema con impronta femminile o maschile? Lidia non e’ particolarmente coinvolta dal tema. Non e’ sicura di essere consapevole del proprio fascino: trova dolcezza nell’essere corteggiata

“Il mio fascino? Lo dovrebbero dire gli altri, non io; non so, forse  si esprime  guardando negli occhi, sorridendo. Con una relazione fra persone. Mi sento come se avessi ancora 30anni, ma lo specchio non mente”. Lidia è donna affascinante e lo sa.

Chirurgia estetica? “Solo per riparare una brutta ustione dolorosa e molto estesa. Ma non sono contraria. Non amo gli eccessi che creano paradossi, non mi interessa l’ impossibile ed infinita giovinezza”.

Fitness “Salgo e scendo le scale, vado in bicicletta da tutta la vita anche se una caduta sulle rotaie milanesi del tram mi ha costretto a considerare il pericolo. Sport strutturato? Solo in adolescenza a scuola, pallavolo“. 

Ed il rapporto con le altre donne?colleghe ed in generale? “Ottimo anche se a volte noi donne possiamo diventare insopportabili quando mimiamo i comportamenti peggiori degli uomini. Ho avuto a che fare con uomini e donne, capaci in modo equivalente . O inutili, in modo equivalente. Leggo molto per il mio lavoro; mi piace trovare qualche oasi ‘benedetta’ per leggere libri che mi portano in una dimensione romantica o avventurosa:per esempio Seta di Baricco, oShantaram di Gregory David Roberts o Violeta, di Isabel Allende Amo i film d’amore che mi fanno piangere:” La mia africa”, Il matrimonio inglese ,  Proposta Indecente, NottingHhill, 4 Matrimoni un funerale …; amo Christine Scott Thomas,  Meryl  Streep , George Clooney, Brad Pitt, Anthony Hopkins in qualunque ruolo”.

Hobby? “Il tempo, mi manca : ma  da brava nonna ho confezionato con i ferri da maglia  un cappellino pr ognuno dei miei nipotini : due ore per ogni cappellino….. “Un ricordo pubblico che mi ha dato segnali di sfida fu la candidatura nella lista di Mario Monti: un’impresa inutile, tempo sprecato , grande delusione .”

Ricordo  la mia prima relazione ad un congresso medico ed ero incinta.emozione e difficoltà e dimenticai un pezzo. Ma un bel ricordo.”

Il ricordo privato? ”il mio matrimonio; la preparazione semplicissima adatta agli anni 70, tempi difficil, molto semplice , alla “ bergamasca”.

il mio primo e grande amore  ? “Il padre dei miei figli, anche se la vita mi ha giocato contro.”

Impatto con la morte? “Non mi fa paura ,ma prima di morire devo mettere a posto tutto ciò che mi sta attorno. Ricordo un sogno , dopo la morte della mia piu’ cara amica, Paola Zanussi..nel sogno  aiutavo la figlia a riordinare la casa della mamma ormai vuota, aprendo una porta ho trovato la mia amata nonna che mi ha accolto dicendo:  ”beh,era ora ;era da un sacco di tempo che ti aspettavo!. Mi sono svegliata con un po’ di angoscia e ho pensato : e’  ora di mettere ordine , sulla scrivania e nella mia vita .non si sa mai quanto tempo abbiamo a disposizione. Ho una certezza pero: non pesare sui miei ragazzi e su chi mi vuole bene, non arrivare a perdere la dignita’ della persona, mi auguro di non arrivarci”.

Dott.ssa Rota, e il sesso? “E’ una cosa piacevole e rincuorante. E’ una cosa giusta, ad ogni età. Non sono donna del ‘mordi e fuggi’. Non sono adatta ad avventure occasionali, le vivo male, ma non sono nemmeno una suora.”

Ed un pensiero in libertà?” La commozione nel vedere che i miei figli possono essere ruvidi,ma spesso manifestano lati del carattere commoventi sensibili spesso rigorosi, dei quali sono certa che il loro pare e io dobbiamo ritenerci responsabili nel bene e nel male”.

Mi piace chiudere con una frase di un mio paziente filosofo che mi disse: “Ti ricordo che la guerra la vince chi non la fa”. Frase che possiamo sottoscrivere e purtroppo attuale.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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