sabato, Novembre 27

Le donne 'curvy', volersi bene per piacere field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


Cos’è il ‘Curvy‘, quali sono i modi e i modelli da seguire in una società che ci impone una taglia trentotto?

Sicuramente schiere e schiere di ragazzine (ma oggi anche di ragazzini) inseguono il modello di Barbie e Ken, mettendo da parte se stessi, la propria autostima e credendo che il proprio valore intrinseco sia inversamente proporzionale alla loro taglia, e al loro peso.
Una moda che continua a mandare in passerella modelle magrissime, dei sarti che confezionano abiti striminziti per donne sottiletta, a tutto questo si contrappongono donne come Giorgia Marino che sul suo blog ‘Morbida la vita‘ e nel suo libro ‘M’amo non m’amo‘ racconta e spiega a donne giovani e non, il bisogno di accettarsi per quello che si è, con ironia, humor e anche passione.

La bellezza, quindi, passa anche da una taglia quarantotto, il problema è riuscire a vederla e riuscire a vedersi bene dentro un vestito un po’ più ingombrante. Che la pancetta sia dovuta a i chili presi durante una gravidanza o durante i tanti party non importa, quei chili sono nostri e parlano di noi.

In un momento come questo, di fine dicembre, di fine anno, dove le festività i pranzi, le cene e i panettoni si rincorrono uno dopo l’altro è bene ricordarci che un pantalone di taglia quarantotto o anche cinquanta non lederà la nostra autostima.
Tutto questo e molto altro ci spiega Giorgia Marino, scrittrice che come motto personale ha parafrasato una famosissima canzone italiana. Ecco Giorgia e il suo ‘sono una donna non sono una taglia‘.

 

Giorgia cos’è il curvy?

La parola in sé, tradotta letteralmente, indicherebbe un fisico formoso. Il che non significa necessariamente sovrappeso, significa solo che le varie curve della silhouette sono particolarmente accentuate, com’è spesso nel caso di fisici a clessidra, a prescindere dalla taglia. Ecco perché, per non fare troppa confusione, tendo ad utilizzare con più serenità il termine ‘plus size‘ per indicare appunto le taglie fuori dal range regolare, e cioè oltre la quarantotto italiana.

 

Di cosa ti occupi?

Gestisco un blog che tratta molti argomenti ma, in particolare, propone consigli per donne plus size: moda, makeup e, soprattutto, crescita personale. Parlo molto di autostima, di autoaccettazione e di come fare del proprio meglio per riuscire ad essere sé stessi, senza tentare di omologarsi per sopravvivere.

 

Come reagisci alla stereotipo della magrezza a tutti i costi?

Il problema degli stereotipi, di qualunque tipo, è che chiunque non rientri nei canoni pensa di non avere un proprio posto nel mondo, di essere fuori dai giochi; questo causa problemi enormi, specie in adolescenza, e a volte credo che nessuno si renda conto di quanto l’ossessione per la magrezza sia nociva: la prima volta che ho pensato di essere grassa e fuori da ogni canone avevo dodici anni e, a occhio e croce, avevo giusto quattro o cinque chili di troppo. Mi scambiavo ancora i vestiti con la mia compagna di banco magra (ma su di me facevano un altro effetto, perché ero pienotta). Penso di essermi talmente tanto convinta (anche perché tutti me lo facevano notare) di essere un caso senza speranza da aver in qualche modo deciso arbitrariamente di peggiorare la situazione, ‘tanto, ormai, che vuoi che cambi’. E così i chili sono diventati dieci, quindici e, più in là, anche di più… fino a quaranta. Li ho persi solo molto più in là nel tempo, quando ho avuto un’improvvisa illuminazione e ho pensato di non dovere piacere a nessuno se non a me. Non è ironico?!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->