lunedì, Novembre 29

Le danze per il gran ballo del Quirinale La vicenda è ingarbugliatissima. Si annuncia una partita senza esclusione di colpi. Tutti si muovono con grande circospezione. Più felpato di tutti, Letta, che intanto si prepara a una massiccia derenzizziazione del partito

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Torquato Accetto, dice nulla questo nome? Un poeta e prosatore vissuto nella seconda metà del XVII a Napoli. un poeta e prosatore nato a Trani nel 1590, Torquato Accetto. Delle sue rime si ignora tutto, la sua fama è legata un trattatello: ‘Della dissimulazione onesta‘. Pubblicato nel 1641, il pamphlet viene riscoperto da Benedetto Croce, che lo definisce un «saggio di psicologia prudenziale» di chi «sa di doversi muovere sulla terra, ma non dimentica il cielo». In estrema sintesi Accetto suggerisce un modello di comportamento funzionale al codice etico dell’uomo barocco: non è solo lecito, ma addirittura necessario, usando l’arte della pazienza, dissimulare i propri pensieri e moti dell’animo per salvaguardare vita e libertà interiori da violenze e oppressioni provenienti dall’esterno: «Il dissimulare è un velo composto di tenebre oneste e di rispetti violenti, da che non si forma il falso, ma si dà qualche riposo al vero, per dimostrarlo a tempo…il dissimulare è una professione della quale non si può fare professione se non nella scuola del proprio pensiero».
Dissimulazione onesta‘, insomma: non ipocrisia, ma virtù del saper vivere, serve a lenire come«un velo di tenebre» gli affanni umani, a sopraffare la caducità della vita e a riaffermare quanto «sia bella la verità».

Lungo preambolo per spiegare quanto accade in questi giorni attorno alla ingarbugliatissima vicenda dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Chiamare in causa Accetto forse è un nobilitare le manovre in corso per la conquista del Quirinale; dionestoforse c’è molto poco. In compenso, la dissimulazioneabbonda.
Beninteso: non c’è da dubitare sull’indisponibilità del Presidente Sergio Mattarella per un secondo mandato, neppure nella declinazione di Giorgio Napolitano. Tutto il resto, però, è un rebus che appare estremamente difficile risolvere.
Di candidati, sulla carta, ce ne sono una dozzina; tutti con un curriculum rispettabile, e al tempo stesso non sufficiente per garantire quella larga convergenza tra le forze politiche presenti in Parlamento che pur tutti auspicano.
L’unico che, sempre in teoria, ha le carte in regola è l’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi. A parte l’obiezione che mai è accaduto che un Presidente del Consiglio sia diventato direttamente Presidente della Repubblica (la cosa comporta qualche problema di carattere giuridico formale, ma se c’è una volontà politica anche questo si può superare), il problema è soprattutto nel ‘concreto’: se Draghi andrà al Quirinale inevitabilmente si creerà un nuovo equilibrio politico; e di conseguenza l’impossibilità di portare avanti questa legislatura. Si dovrà mettere in conto che ci saranno le elezioni anticipate. In un momento come questo convengono al Paese? Il cammino per uscire dalla crisi nella quale siamo precipitati è ancora lungo; il percorso fatto è meno della metà. Inoltre, è credibile che parlamentari che per circa due terzi non saranno più né candidati né rieletti, sisuicidinoe accettino che si sciolgano le Camere prima della naturale scadenza?
La partita per il Quirinale è tutta da scrivere. Siamo a metà novembre:
entro gennaio l’attuale nebbia dovrà per forze di cose cominciare a diradarsi: Giuliano Amato, Silvio Berlusconi, Ferdinando Casini, e via strologando…
Per ora le attenzioni si concentrano su Draghi: c’è chi vorrebbe restasse a Palazzo Chigi, per gestire il Pnrr e la perdurante emergenza Covid; dall’altra c’è chi, senza dirlo apertamente, vuole Draghi al Quirinale per poi puntare sulle elezioni anticipate. Ma
è poi così sicuro che Draghi scioglierà le Camere, invece di cercare di affidare l’incarico a un fedelissimo, tipo l’attuale Ministro dell’Economia Daniele Franco?

Tutti, al di là delle chiacchiere ufficiali, si muovono con grande circospezione. Più felpato di tutti, al momento, il segretario del Partito Democratico Enrico Letta, cui non mancano le gatte da pelare. Con i positivi risultati alle elezioni amministrative il suo potere contrattuale dentro e fuori il partito è aumentato; ma ancora molto lavoro lo attende: consolidare la sua leadership; poter contare su gruppi parlamentari coesi; una legge elettorale nuova che lo favorisca… Per ora si limita a chiedere a tutti i leader della maggioranza un gesto di responsabilità: mettere al sicuro la legge di Bilancio; poi si potrà cominciare a parlare del nuovo capo dello Stato. Incassa la disponibilità (verbale) del leader della Lega Matteo Salvini. Si vedrà che tipo di rose fioriranno.
Le incognite sono rappresentate da Movimento 5 Stelle e Italia Viva. I due movimenti sono forti nell’attuale Parlamento, precipitati per quel che riguarda il consenso nel Paese; lacerati al loro interno; destinati nella prossima legislatura a essere irrilevanti. Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Matteo Renzi, cosa faranno? Per quel che riguarda Renzi, qualcosa si capirà tra qualche giorno, quando avrà luogo l’ormai tradizionale meeting della Leopolda. Quanto al M5S e le sue diramazioni e correnti, più facile vincere la lotteria di Capodanno che capire quale potrà essere il loro comportamento.
Letta sicuramente ha la memoria lunga. Non dimentica gli sgarbi subiti da Renzi. «Stai sereno», è una ferita che sanguina ancora. Tutti i renziani presenti nel PD ne sono consapevoli, e non si fanno illusioni. Per loro scatterà la proscrizione. Si assisterà a una massiccia derenzizziazione del partito, a cominciare dalle future liste elettorali. Qualche nome? Con quasi certezza non vedremo più frequentare le aule parlamentari Luca Lotti, Andrea Marcucci, Valeria Fedeli, Dario Stefano, Gianni Pittella, Alessia Morani, Alessia Rotta, Stefano Ceccanti, tanto per fare qualche nome.
Il gran ballo del Quirinale è in pieno svolgimento, e si annuncia una partita senza esclusione di colpi. La vicenda dei conti correnti di Renzi per la sua Fondazione Open è solo un antipasto di quello che ci attende.

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