martedì, Settembre 28

Le crepe del fenomeno Modi field_506ffb1d3dbe2

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Narendra Modi

Con le due consecutive perdite in entrambi i round delle elezioni suppletive, il Primo Ministro Narendra Modi e il suo Bharatiya Janata Party (BJP) hanno ragione di essere preoccupati. Vero che è che elezioni di questo tipo non riflettono il sentimento nazionale e che ci sono diverse statistiche a supportare la tesi che esse non siano segno premonitore per le elezioni nei singoli Stati, né tantomeno per le elezioni dell’intera nazione. Inoltre, con la giusta decisione del Primo Ministro di non presentarsi alle elezioni locali, è innegabile che l’assenza del “fattore Modi” nella campagna elettorale abbia avuto il suo peso. E infatti, a causa della rinuncia a partecipare al voto da parte dell’ Bahujan Samaj Party di Mayawati, una delle maggiori forze politiche dell’Uttar Pradesh, la tornata elettorale nello Stato indiano politicamente più importante – ben 80 membri del Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento, sono eletti in questo Stato – e è diventata una battaglia diretta tra il BJP e lo schieramento attualmente in carica, il Samjwadi Party (SP). Il fatto che il BJP abbia raccolto il 40.4% dei voti (con l’alleato Apna Dal; la percentuale del solo BJP è del 38.4) contro il 43.4% dell’SP non è poi uno spettacolo completamente deludente, considerando il principio elettorale ormai assodato secondo il quale le elezioni suppletive vanno spesso a favore del partito in carica.

Ma i fatti non mentono: il BJP ha perso, in 8 delle 11 elezioni suppletive, i seggi che deteneva nell’Assemblea dell’Uttar Pradesh insieme ad Apna Dal. Le elezioni erano necessarie, dal momento che tutti i membri erano stati eletti in Parlamento a maggio. Le statistiche possono recare qualche conforto, ma la percezione pubblica del BJP sta certamente gettando nello sconforto il Primo Ministro e altri alti dirigenti del partito, tanto più che in Rajasthan i risultati elettorali sono stati disastrosi, con un solo seggio conquistato in cambio di altri tre ceduti al Congresso. Nemmeno nel Gujarat, lo Stato dello stesso Modi, le cose sono andate così bene: il Congresso è riuscito a strappare al BJP tre dei nove posti per i quali erano state indette le elezioni. La vecchia massima “le elezioni suppletive sono a favore del partito in carica” non ha funzionato in questi due Stati, considerati finora delle roccaforti del BJP.

Come si spiega allora che un partito inizi a perdere smalto così presto, quando solo pochi mesi fa mieteva magnifici risultati? Il mio amico Prof. N R Mohanty ha proposto un’interessante osservazione. Secondo lui, nella politica indiana avviene molto spesso che un partito, dopo aver ottenuto ottimi risultati alle elezioni parlamentari e che gode quindi di una maggioranza stabile, inizi a perdere quota dopo aver formato il governo e arrivi al collasso nel giro di tre anni. Questa “morbo dei tre anni” ha colpito gli ultimi anni di Indira Gandhi la quale, dopo una netta vittoria nel 1971, nel 1975 fu costretta a proclamare lo stato di emergenza nazionale per preservare la sua personale sopravvivenza politica. “Il Janata Party – sostiene Mohanty – riportò una vittoria schiacciante nell’India del nord nel 1977, ma nel 1980 era già caduto nel dimenticatoio. Indira Gandhi era tornata al potere nel 1980 con un enorme consenso, ma già nel 1983 i suoi rapporti con i militanti Sikh erano così irrimediabilmente deteriorati che l’anno successivo ella morì assassinata. Suo figlio Rajeev aveva una maggioranza dei due terzi nel 1984, ma perse tutta la sua credibilità politica e morale nel 1987 all’esplodere dello scandalo Bofors, e alle elezioni successive portò il Congresso ad una sconfitta vergognosa. Da allora in poi, c’è stata un’era di politica mediocre guidata da una coalizione”.

Secondo la teoria del “morbo dei tre anni”, la caduta del BJP è iniziata il giorno i cui Modi è diventato Primo Ministro ed è perciò naturale che non vincerà le prossime elezioni – siano esse suppletive o nazionali – , ma che invece le perderà. Personalmente ho seri dubbi su questa teoria, perché non prende in considerazione tra i suoi fattori l’operato del partito in carica. Come Modi, Naveen Patnaik e Nitish Kumar hanno dimostrato in qualità di Primi Ministri rispettivamente degli Stati di Gujarat, Odisha e Bihar, un governo può anche ottenere diversi mandati, se la popolazione lo percepisce come onesto ed efficace e se il “fattore credibilità” dell’opposizione è in crisi nera. Tutto considerato, credo che molto spesso in una politica di successo la percezione e lo sfruttamento di questa percezione siano fattori più importanti dell’efficacia effettiva dei provvedimenti attuati. E in questo gioco di costruzione o creazione della percezione e dello sfruttamento di essa (e non sto usando il termine “sfruttamento” in senso negativo), oggi sono pochi i politici indiani a poter competere con Modi. Di conseguenza è assolutamente prematuro parlare di fine del “Modismo”.

Comunque sia, ciò che si può affermare con certezza subito dopo gli esiti dell’ultima tornata elettorale è che in questo momento ci sono delle crepe nella percezione popolare di Modi e del BJP. Si dice che il Primo Ministro abbia alle spalle un team efficientissimo, composto dalle migliori menti in campo aziendale, di pubbliche relazioni e del mondo informatico, che cura la sua immagine e si occupa della sua percezione tra la popolazione. Sono loro a creare quelle famose battute sferzanti che Modi pronuncia durante i discorsi, e sono loro a dare visibilità ai suoi “successi” come amministratore. Dal momento che viene percepito come sostenitore di una linea di governo in stile aziendale, lasciate che vi spieghi le recenti crepe nella percezione del suo operato nel migliore stile aziendale di cui sono capace.

Modi ha corteggiato l’elettorato in un mercato politico competitivo proponendosi come il più efficace fornitore di servizi (si è definito “Pradhan Sevak”, cioè “servitore”). L’elettorato si è fidato di lui sulla base del modello Gujarat, che Modi ha venduto loro come prototipo 0.0 del buon governo. Agli occhi dei consumatori, ossia gli elettori, il suo modello è risultato più attraente di quello del Congresso, segnato da inflazione, corruzione e da una struttura di governo – ancora risalente a Nehr – che spendeva più di quanto guadagnava e promuoveva politiche identitarie discriminanti, aggrappandosi ad un presunto secolarismo.

I problemi di Modi adesso sembrano essere finiti, se si fa affidamento alla percezione sulla sua capacità di trovare rimedio alle mancanze del modello del Congresso che ha dominato la politica indiana tra il 2004 e il 2014. Ovviamente siamo solo all’inizio; ma l’inflazione continua ad essere un problema. Basta guardare il recente rapporto sul crollo del tasso d’inflazione e confrontarlo con quello dell’anno scorso per capire come ciò possa essere vero dal punto di vista degli economisti, ma non a livello popolare. Credo che un politico “fornitore di servizi” debba giudicare l’inflazione basandosi su ciò che dicono le casalinghe e non sulle conclusioni degli economisti. Da questo punto di vista il Governo Modi ha fallito, perché le casalinghe si preoccupano che il loro budget mensile per la spesa e tutte le incombenze domestiche si alzi, non che si abbassi.

Allo stesso modo, la percezione che il Governo Modi non abbia fatto abbastanza per combattere la corruzione sta crescendo. La gente si domanda dove siano finiti i fondi neri depositati nelle banche straniere, e vorrebbe sapere quali provvedimenti il Governo abbia messo in campo per sottomettere alla legge anti-corruzione tutti quei dirigenti e pezzi grossi del Congresso – nonché i loro parenti – che hanno fatto carriera ad una velocità supersonica. La popolazione ha inoltre notato come alcuni personaggi notoriamente corrotti appartenenti al precedente governo dell’NDA di Atal Behari Vajpayee non si stiano comportando meglio sotto il Governo Modi. Infatti, il controverso licenziamento di un ufficiale dell’AIAMS attivo nella lotta alla corruzione nel principale ospedale del Paese ha minato considerevolmente – a livello percettivo – l’immagine del Governo Modi come attore efficace nella lotta alla corruzione.

Secondo la mia modesta opinione, il principale problema percettivo di Modi va ricercato nel suo modo di mantenere l’equilibro tra il partito e il governo. A differenza di altri fornitori di servizi come un dottore o un avvocato, un politico riveste un doppio ruolo – quello di candidato che raccoglie voti e quello di amministratore che somministra beni. Come amministratore, ha i suoi dirigenti ad aiutarlo. Ma come candidato deve essere in comunicazione costante con gli attivisti del partito e con i sostenitori a livello territoriale, dal basso. Dopo tutto, sono proprio gli attivisti ed i simpatizzanti coloro i quali diffonderanno tra la gente comune le informazioni sul suo operato ed i suoi risultati. Nel caso di Modi tutto ciò è ancora più importante perché i vari media nazionali con sede a Delhi, controllati dai cosiddetti secolaristi e dalla sinistra, continuano ad essergli ostili; tra i succitati media ci sono i canali televisivi Doordarshan, Lok Sabha e Rajya Sabha, finanziati dal governo e gestiti sempre dalla stessa “cricca”, già ai posti di comando all’epoca del Congresso.

Ma la comunicazione è una strada a doppio senso, dove devi ascoltare ed essere a disposizione di attivisti e sostenitori, e ricordarti che i politici hanno bisogno di contatti faccia a faccia molto più di qualsiasi altra azienda di servizi. E questo non sta accadendo. Molti dei ministri di Modi sembrano essere del tutto inaccessibili, per non parlare del Primo Ministro stesso, che parla di trasparenza ma il cui sito internet è probabilmente uno dei meno trasparenti. Tutto il sito parla di Modi, Modi e ancora Modi, e l’impressione che se ne ricava è quella di un Primo Ministro il cui ruolo sia ridotto a quello di uno showman. Come ha riportato l’Economic Tims l’altro giorno, anche la sede centrale del BJP a Delhi ha chiuso le porte alla gente comune: nessuno può accedervi senza un appuntamento ufficiale, e gli appuntamenti stessi sono sempre più rari. Sempre secondo l’Economic Times, di questi tempi gli edifici di Ashok Road dove ha sede del BJP sono degni di nota soltanto per i SUV e le auto sportive nei parcheggi.

Tutto questo ha un effetto sulla percezione pubblica, che è altamente mutevole. I risultati delle elezioni suppletive dovrebbero essere valutati in questo contesto complessivo; è arrivata per Modi l’ora di riflettere.

 

Traduzione di Marta Abate

 

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