martedì, Settembre 28

Le corse di Renzi, gli slalom di Gentiloni

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Ve lo ricordate Maurizio Crozza quando simultaneamente si traveste da Francesco Guccini e da Matteo Renzi? Canta Guccini-Crozza: «Dite pur che son vecchio, che son da rottamare / ma il sushi con le alghe non lo voglio mangiare… per far due riformine, rinunciano alla storia / e se li guardi bene, vedi arroganza e boria…”; e Renzi-Crozza lo rimbecca: “Ma non vedi che tutto è magnifico / faccio un selfie al mio ego ipertrofico / con due slogan che abbiamo lanciati / inventati al momento io vi abbindolo».
Ecco, ora non sai più se sia Crozza che imita Renzi o il contrario. E’ la storia che si ripete: Giorgio Forattini a forza di caricaturizzare Giulio Andreotti riuscì a far assumere all’Andreotti reale le sembianze della caricatura. Vero è che da un po’ Renzi ha finito di abbindolare; però il veder tutto ‘magnifico’ e l’ego ipertrofico, non sono cambiati. Si può prendere una riflessione fresca fresca, affidata a Facebook, dove viene spiegato che cosa significa ‘correre’: non è il semplice muoversi velocemente, come si può leggere nei dizionari. No, troppo facile, così. «Correre», spiega Renzi, «significa mettersi in gioco, sfidarsi, fare del proprio meglio. Affidarsi alle gambe ma soprattutto alla testa, scegliere di non mollare mai soprattutto a livello psicologico». Nel caso di Renzi, sì, soprattutto non ‘mollare’ mai.
Dire e fare: Renzi assieme «con Paolo, mio compagno di classe del liceo, siamo andati a Prato a fare la ‘Maratonina’. Ventuno chilometri fatti sotto il sole insieme al sindaco Matteo Biffoni, uno dei migliori sindaci d’Italia per competenza, passione e umanità. Abbiamo chiuso in 2 ore e 1 minuto, non esattamente il nostro miglior tempo personale. Ma felici di esserci immersi in una festa di popolo bellissima. Non importa fare meglio degli altri: importa dare il meglio di se stessi. La corsa – insomma – ha molte cose da insegnare alla politica».

Cosa ci si può attendere, da questi distillati di saggezza? Mentre Renzi ‘corre’ Paolo Gentiloni è condannato a un defatigante slalom: il Parlamento riapre (a scartamento ridotto, beninteso) con all’ordine del giorno due temi scottanti: il disegno di legge sul testamento biologico, e il decreto sui voucher per evitare il referendum; e sarà una corsa, ma ad ostacoli, dal momento che la pattuglia che si stringe all’attuale Ministro degli Esteri Angelino Alfano è pronta a dare battaglia. Non è la sola difficoltà per il Governo di Gentiloni: la settimana è segnata anche dall’esame del Documento economico finanziario, che va approvato e inviato a Bruxelles entro la fine maggio; e si riacutizzeranno le tensioni già manifestate tra i renziani doc e il Ministro Pier Carlo Padoan.  E una corsa ad ostacolo per la maggioranza, anche per la tensione sempre sottotraccia tra i renziani del Pd e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan sugli sviluppi della politica economica, a cominciare dall’ipotesi dello ‘scambio’ tra aumento dell’Iva e taglio del cuneo nella manovra 2018.

All’orizzonte poi, le primarie del PD, a fine mese. Renzi vuole stravincere; i suoi oppositori vogliono anche loro che vinca, ma vinca male, con una soglia che non superi il 50 per cento: in questo modo Renzi darebbe addio definitivo a un ritorno a palazzo Chigi, e si dovrebbe rassegnare a fare ‘solo’ il segretario del partito, oltretutto ingabbiato e ‘tutelato’ da chi oggi si stringe attorno ad Andrea Orlando (e in misura molto minore a Michele Emiliano); soprattutto sarebbe ostaggio della componente ex democristiana che fa capo a Dario Franceschini e che ha come punto di riferimento il silenzioso ma attivo e vigile Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella è ben attento a non superare i confini che il suo ruolo comporta e impone. Al tempo stesso, con discrezione e insieme fermezza, svolge quell’azione di moral suasion che è finora riuscita proficuamente a mettere un freno alle intemperanze e alle velleità renziane.
Sono giorni, questi, di piccole schermaglie, più fumo che arrosto; si lasciano andare avanti i ‘pedoni’, come per saggiare il terreno. I big più cautamente osservano e tacciono.
Il percorso, comunque è segnato: primarie; doveri istituzionali internazionali come il vertice di Taormina ormai prossimo; elezioni amministrative; estate; legge di stabilità finanziaria… E si arriverà, infine, alle elezioni politiche, che tutti vogliono ormai a scadenza naturale, o quasi.

Si può già fare qualche previsione? Sì. Tutti i sondaggi demoscopici dicono che sul Movimento pentastellare di Beppe Grillo le illusioni degli elettori sono ormai al lumicino; nessuno si attende granché da loro; ma continuano a gonfiarsi per una sorta di disperazione: coagulano la rabbia che tanti elettori provano nei confronti degli altri partiti. Una valvola di sfogo, insomma; che regge fino a quando Grillo, Davide Casaleggio e il resto dei Cinque Stelle non saranno costretti ad assumersi concrete responsabilità. Il giorno che dovesse accadere, saranno dolori, come accade a Roma con Virginia Raggi.
Grillo tuttavia, con tutta probabilità potrà ancora vivere a lungo nella posizione di rendita che gli assicura lo stare all’opposizione. Centro-sinistra e centro-destra saranno obbligati in qualche modo a trovare un’intesa; se non una pace, una sorta di no belligeranza, per far fronte al comune nemico. Il capogruppo al Senato del PD Luigi Zanda al ‘Foglio‘ lo ha annunciato senza girarci troppo intorno. Una coalizione eterogenea, da Renzi al PD che non è renziano, Forza Italia di Silvio Berlusconi, gli Alfano e i Denis Verdini, e chi più ne ha, più ne metta.
Si può già immaginare che cosa farà Mattarella: darà il mandato a chi gli porterà una maggioranza. Renzi spera di essere lui l’artefice di questa santa alleanza; deve però fare i conti con due fattori che hanno un loro peso: che equilibri usciranno dalle urne delle primarie. E soprattutto mettere un freno al suo carattere, che per quanto cerchi di imbrigliare, alla fine lo tradisce. In questo gioco di bussolotti, hanno un qualche peso i Massimo D’Alema e i Pierluigi Bersani? No. Hanno fatto la mossa sbagliata nel momento sbagliato. Meglio avrebbero fatto a restare nella ‘ditta’ e convergere su Orlando. Con la scissione lo hanno indebolito, hanno favorito Renzi e si sono messi fuori gioco. D’Alema ha confermato di essere abilissimo nel distruggere, e incapace di costruire; Bersani conferma che l’Emilia produce dei bravi amministratori, privi però di orizzonte politico. Quanto a Berlusconi, sbologna un Milan che non gli dà più soddisfazioni, incassa miliardi; si fa pubblicità a buon mercato con agnelli e capretti; lo volevano fuori gioco ed eccolo tornato sulla scena in veste di alleato di cui non si può fare a meno, e addirittura favorito nei sondaggi demoscopici…  ‘That’s all folks!‘.

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