sabato, Maggio 15

L'e-commerce sfonda in Italia Non è più roba soltanto per smanettoni del web o maniaci dello shopping compulsivo

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La diffidenza sembra un retaggio del passato. Ormai quasi un italiano su tre (18,8 milioni), considerando il totale della popolazione, ha un buon feeling con l’e-commerce. Mentre si tratta del 61% se rapportato al numero dei nostri connazionali che navigano sul web (in tutto 30,8 milioni). E’ la percentuale di persone che hanno fatto almeno un acquisto in rete negli ultimi tre mesi. Ben 12,8 milioni sono invece coloro che hanno comprato online almeno una volta al mese. Proprio questi ultimi sono i clienti abituali, dai quali arriva il 90% del valore degli acquisti online degli italiani. Sotto questo aspetto, non c’è crisi che tenga: nell’ultimo lustro l’e-commerce italiano è praticamente raddoppiato. Gli acquisti sul web dei cittadini del Belpaese passano da un giro d’affari di 9,3 miliardi nel 2011 ai 19,3 miliardi del 2016 e aumentano di 2,7 miliardi rispetto al 2015. La penetrazione dell’e-commerce raggiunge il 5% del totale consumi retail.

I settori che hanno trainato il commercio elettronico fino ad oggi continuano a spingere nelle attese del 2016: il turismo fa +11% e con 8,5 miliardi contribuisce per il 44% al commercio online; l’informatica ed elettronica fa +22%, arriva a 2,7 miliardi di fatturato e copre il 14% del mercato; l’abbigliamento supera gli 1,8 miliardi, sale del 25% e tocca il 9% dell’e-shopping. Persino l’editoria segna un +16% e arriva a coprire il 4% del mercato con 691 milioni di euro. Poi emergono altri comparti simbolo del Made in Italy: il Food&Grocery otterrà quest’anno un incremento del 29% e supererà di poco quota 530 milioni di euro, mentre l’Arredamento&Home living lieviterà del 39%, sfiorando i 570 milioni di euro. Importante, tra i servizi, anche il peso delle assicurazioni con quasi 1,3 miliardi venduti e poi gli altri (Ticketing per eventi, Ricariche telefoniche, ecc.), con 836 milioni di euro, il 5,5%. Lo scontrino medio vale 75 euro per l’acquisto di prodotti, per un totale di 115 milioni di ordini, e di 253 euro nei servizi, per 45 milioni di ordini.

Secondo i dati di Human Highway, commissionati da Netcomm e Paypal e presentati pochi giorni fa all’e-Commerce Forum di Milano, il 55% degli e-shopper italiani ha meno di 44 anni, con una leggera prevalenza maschile (il 53%). Il 42% ha meno di 35 anni, contro il 33% dell’intera popolazione online. La presenza di acquirenti digitali aumenta in relazione alla dimensione del centro di residenza. Nelle grandi città cresce la densità di e-shopper, in particolare dei clienti abituali. Gli italiani, però, sono anche compratori multicanale. E ormai i dispositivi mobili si affiancano stabilmente all’accoppiata pc-browser. Ben 21 acquisti online ogni 100 nel nostro Paese sono effettuati in mobilità. Tra questi, circa la metà avviene su un sito web e l’altra metà via app e, tra gli acquisti via app, tre sono prodotti su uno smartphone e uno su un tablet.

La quota di transazioni con la ‘tavoletta’ è stabile negli ultimi mesi, mentre quella da smartphone ha visto una forte accelerazione, dall’8% di febbraio 2015 al 13,5% dell’anno successivo: l’incremento del 67% in dodici mesi si misura nei mesi invernali, nei quali l’incidenza del mobile è più ridotta rispetto ai mesi estivi. La prossima stagione calda, secondo l’indagine, dovrebbe portare il dato oltre il 20% e fino al 30%, considerando negli acquisti da mobile anche il contributo dei tablet.

La fiducia nell’e-commerce è testimoniata dal tasso di riacquisto che ormai è al 62,5%. Ciò significa che meno di 4 acquisti online su 10 corrispondono a una prima esperienza presso un negozio telematico mai utilizzato in precedenza. Gli acquisti sul web, spiegano da Netcomm, stanno quindi evolvendo in riacquisti e sono guidati dalla soddisfazione vissuta nelle esperienze precedenti. Nel 16% dei casi la decisione d’acquisto matura in un percorso di orientamento che si svolge in rete lungo una serie di touch point come una ricerca online, i social, i comparatori, i siti di rating: questi casi appaiono più frequenti degli acquisti ispirati dalla pubblicità e del passaparola.

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