domenica, Settembre 19

Le Ceneri: tra novità e tradizione

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Il Mercoledì delle Ceneri segna, nella tradizione cattolica, l’inizio della Quaresima, dei quaranta giorni che precedono la Pasqua cristiana, il primo giorno del periodo liturgico ‘forte’ a carattere battesimale e penitenziale in preparazione di quell’Evento. E’  il giorno in cui  tutti i cattolici dei vari riti latini sono chiamati a far penitenza e ad osservare il digiuno e l’astinenza delle carni ed il celebrante cosparge il capo del penitente di cenere.  E’ anche il giorno che chiude il periodo carnevalesco dei giochi, delle burle, dei piaceri, del divertimento per iniziare un lungo periodo di astinenza, digiuno, preghiera, meditazione, carità.

Il netto contrasto tra i due aspetti della vita – quello gioioso l’altro  cupo, di ripiegamento, penitenza  e riflessione –  trovano un riflesso anche nella storia dell’arte: famosa l’opera dedicata proprio alla Lotta tra Carnevale e Quaresima da Pieter Brueguel il Vecchio o dalle opere inneggianti al Carnevale veneziano del Canaletto, del Guardi, del Longhi. Ma qual’è il significato reale di quel rito? Come è vissuto nella tradizione popolare?  Interrogativi che rivolgo a due personalità  di rilievo nei rispettivi campi, che spesso si intrecciano e si intersecano, religioso e civile: Don Giovanni Momigli, responsabile della Pastorale sociale della Chiesa fiorentina e il professor Carlo Lapucci, autore di numerosi libri sulle tradizioni popolari.

La liturgia delle Ceneri – mi dice Don Momigli – è un rito antico, ufficializzato nel VI secolo al tempo di Papa Gregorio I, e si svolgeva cospargendo il capo di cenere del penitente e accompagnando questo gesto con le parole ‘Memento homo, quia pulvis e set in polvere reverteris’, Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai , sostituita dopo il Concilio Vaticano II con la formula che faceva riferimento della predicazione di Gesù: ‘Convertitevi e credete al Vangelo‘. In realtà, il rito è assai più antico ed era una  penitenza pubblica, collettiva, perché il concetto di peccato da espiare  non riguardava  solo il rapporto tra il singolo individuo e Dio, ma le relazioni della comunità che in tal modo si poneva nelle mani del Signore.

Oggi questo rito, come la liturgia cattolica,  ha un valore simbolico e  assume un’altra valenza, un significato più ampio, ricontestualizzato, caricato di nuove motivazioni che  riguardano la dimensione relazionare, l’impegno e la responsabilità che il cristiano è chiamato ad assumere nei confronti della società, dei suoi valori, dei suoi problemi.  Un rito che è rimasto silenzioso per  lungo tempo, poi dal Settecento si è tornati alla formula parlata. Un segno comunitario  ove all’io deve subentrare sempre più il noi: è questo il senso del richiamo ad agire nel segno del Vangelo.

 

Don Giovanni Momigli, questo rito è molto seguito dai fedeli?

Ci sono riti e momenti liturgici come quello della Canderola, che si celebra da secoli il 2 febbraio, durante il quale l’affluenza dei fedeli è notevole, superiore a quella di altri momenti. La Candelora, è noto, si celebra con processioni e la benedizione di candele, e  segna l’inizio dell’ultimo periodo freddo dell’anno, il cambiamento del clima. Nell’antica Roma  febbraio era il mese delle febbri, della purificazione. Forse per questa simbiosi tra rito sacro e pagano, ha  più seguito?

Al di là dì quelle che possono essere le motivazioni, l’impegno dei sacerdoti, della Chiesa oggi è quello di rideclinare i contenuti, calandoli nella dimensione del  tempo presente, con atteggiamento responsabile e consapevole verso i problemi del prossimo. Il ritmo della vita deve tornare a prendere la sua dimensione naturale, superando le storture e distorsioni che provocano i disastri e le tragedie umane  che conosciamo, guerre,  violenze, fame, dissesto della terra, spreco delle risorse naturali e umane. E’ le nuove  generazioni che dobbiamo motivare, anche emotivamente, invitandole a non farsi governare da altri ma a prendere le redini della loro esistenza, ad avvertire la dimensione epocale  ma anche quotidiana, in cui stiamo vivendo e  che chiama tutti ad un rinnovato impegno nel segno del Vangelo.

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