mercoledì, Ottobre 27

Le carceri italiane, luoghi di sofferenza e pena field_506ffbaa4a8d4

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Andiamo a Parma. I lavori per la costruzione del nuovo padiglione avevano visto l’avvio sul finire del 2013, ma dal 31 luglio 2014, con la mancata proroga delle funzioni del Commissario straordinario alle infrastrutture penitenziarie, c’è stato il blocco del cosiddetto Piano carceri.  Nell’aprile 2015 arriva «la conferma che verranno portati a termine i lavori di ampliamento del penitenziario parmense»; a oggi gli interventi sono ancora fermi.

A sollevare il caso è Desi Bruno, garante regionale delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, che nei giorni scorsi ha effettuato una visita al carcere di Parma. Conta 585 detenuti, 184 gli stranieri, 451 i condannati in via definitiva, 98 gli ergastolani. 200 sono nel padiglione di Alta sicurezza, 70 nei reparti 41bis, di cui 7 ricoverati presso il Centro clinico, e 294 negli spazi di Media sicurezza. Altre 13 persone sono ricoverate nel Centro clinico. Solo nove gli ammessi al lavoro all’esterno, e sempre nove sono anche i detenuti semiliberi.  La Garante ricorda che al Centro diagnostico terapeutico del carcere «è costante la totale copertura dei posti disponibili”; di conseguenza “un numero eccessivo di detenuti affetti da gravi patologie, in ragione dei posti limitati a disposizione, viene collocato nelle ordinarie sezioni detentive, ambienti ovviamente inidonei per una persona malata nell’attesa, spesso lunga, che si liberi un posto».

In Basilicata, ora. Rita Bernardini, Presidente d’onore di ‘Nessuno Tocchi Caino’ visita il carcere di Potenza. Le condizioni del carcere, dice Bernardini,  sono di sofferenza e di disagio. Nelle celle non c’è acqua calda e in alcuni casi vi sono letti a castello, ‘gabinetto a vista’ oppure bagni senza finestre né impianti di aerazione e molti muri sono «scrostati. Gli educatori, molto importanti considerato il numero elevato di persone che scontano una pena definitiva, sono solo tre sui sette previsti e lo psichiatra della Asl fa quello che può in dieci ore di attività al mese, di fronte ad un numero consistente di detenuti con problemi di varia importanza».

Nel carcere di Potenza i detenuti rimangono nelle celle 18 ore al giorno, con quattro ore di ‘passeggio’ e due di ‘socialità’, perché non è in vigore la ‘sorveglianza dinamica’. La parola, ora (e i fatti) al ministro della Giustizia e al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.

 

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