domenica, Maggio 9

Le carceri italiane, luoghi di sofferenza e pena field_506ffbaa4a8d4

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Il caldo torrido è la cifra di questi giorni. E figuriamoci nelle carceri italiane. In queste ore sulla scrivania del ministro Antonio Orlando le cartelle con le relazioni e i rapporti di Garanti dei detenuti, associazioni di volontariato e operatori stanno diventando un corposo cahier de doleances. Per esempio, il rapporto firmato da Mauro Palma, garante nazionale per i diritti dei carcerati, sul penitenziario di Gorizia: una fotografia impietosa della situazione: «La casa circondariale di Gorizia», «suscita molte e gravi perplessità relativamente alla sensazione di abbandono dell’istituto, trasmessa sia per le condizioni materiali che per la sua complessiva gestione», caratterizzato da un «modello di detenzione sostanzialmente segregativo e vuoto».

La capienza regolamentare teorica del carcere – struttura di media sicurezza che non può ospitare dunque detenuti con pene prolungate – è di 58 detenuti, più di quelli (erano 43) effettivamente ospitati nell’istituto al momento dell’ispezione. Tutto regolare? Proprio no: 39 dei 43 carcerati erano accolti nella seconda sezione, che ha una capienza di appena 25 posti. Preoccupante il quadro sulle condizioni strutturali dell’edificio di costruzione austroungarica: «Se si esclude la parte ristrutturata, il resto della struttura appare in condizioni fatiscenti, con un senso complessivo di vetustà e sporcizia», scrive Palma. E ancora: «Mura scrostate, intonaci ammalorati, cancelli arrugginiti, camere sovraffollate, servizi igienici fatiscenti, in alcuni casi non serviti da acqua corrente, i cui fori di scarico vengono occlusi con utensili di fortuna, onde evitare la risalita dalla fogna di insetti e animali». Non solo: «La stanza della direzione non sembra essere minimamente vissuta in modo operativo: nessun fascicolo, nessuna carta sulla scrivania, nessun computer: alle pareti una foto dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: neppure questa è stata cambiata», annota il garante. Nella relazione Palma evidenzia limiti anche nella metrature delle celle, «con uno spazio individuale di 2,1 metri quadri, che rileva profili di possibile violazione automatica della Convenzione europea per i diritti umani».

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