lunedì, Agosto 2

Le bugie e la guerra dell’informazione I problemi della comunicazione russa, i pareri di Natalia Lihacheva e Denis Kazansky

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informazione ucraina

La guerra dell’informazione fa parte della guerra ibrida che la Russia conduce contro l’Ucraina in modo efficiente, sia negli stati dell’espansione post sovietica che negli stati occidentali. Il Cremlino è famoso per le sue straordinarie abilità, dimostrate nelle battaglie che si sono svolte tra le pagine della stampa e l’etere dei canali mediatici russi. Il concetto di “nemico interno ed esterno”, preso in prestito dall’Unione Sovietica, è centrale nell’ideologia russa.

Fin dall’inizio di ‘Euromaidan’, nella guerra mediatica russo-ucraina i giornalisti hanno distorto le informazioni e smerciato bugie come se fossero verità. Durante il Maidan, i giornalisti russi delle reti centrali sono andati avidamente in cerca di qualsiasi informazione potesse screditare gli eventi ucraini. Non avendole trovate, hanno diffuso dicerie su fascisti e “benderovtsy” (“banderovets” è usato soprattutto per indicare le persone di lingua ucraina dell’Ucraina occidentale, “benderovets” indica qualsiasi ucraino, indipendentemente dalle sue opinioni politiche)  e sugli “eccessi” della “giunta [golpista] di Kiev”. Da quando le truppe militari russe hanno invaso la Crimea, i mass media russi hanno cercato di rassicurare il loro pubblico dicendo l’Ucraina era sprofondata in “caos e disordini” e le truppe russe sono intervenute per contribuire alla stabilizzazione della regione, a tutelare la popolazione russofona da quella forza che Vladimir Putin ha chiamato la “peste nera”.

Gli ideologi dei primi canali russi, ‘First’, ‘NTV’, ‘Vesti’, ‘Rossiya’, e altri, si attengono alle indicazioni del principale ideologo del Terzo Reich, Joseph Goebbels: “Se dici una bugia abbastanza grande e continui a ripeterla, la gente alla fine ci crede.” Secondo i massmediologi, i canali televisivi russi federali impiegano i metodi della propaganda classica – diffondere bugie per demonizzare il nemico. In un’intervista rilasciata a ‘Radio Svoboda’ Dmitry Dubov, il capo del Dipartimento “Strategie sociali e informazione” del National Institute for Strategic Studies ha detto: “La propaganda russa funziona secondo lo schema classico della Germania nazista … Quando, al fine di costruire un’immagine, non serve conoscere la realtà, la realtà non è nemmeno interessante. Ci sono messaggi pensati per essere percepito in un certo modo da chi li riceve. L’utilizzo dei punti di riferimento è un metodo tradizionale delle relazioni pubbliche “di destra”. Gran parte della strategia della propaganda russa si fonda sull’immagine di un nemico esterno “. Questo spiega il legame con i metodi della propaganda nazista, che passavano dalla disumanizzazione del “nemico”, anche grazie a processi di ‘spoliazione del volto umano’. L’immagine risulta anche desocializzata e le persone non sono considerate né cittadini né membri di comunità.

Non sorprendono le notizie dei canali russi sulla probabile vittoria del leader di “Right Sector”, Dmitry Yarosh, alle presidenziali ucraine. Tra l’altro, i media russi associano “Right Sector” e “Dmitry Yarosh” associate a concetti del movimento “neo-fascista”. La scarsa conoscenza dei progressi sociali dell’Ucraina e il ruolo attivo della propaganda hanno a volte generato – nei media occidentali – la pubblicazione di disinformazione, o di commenti espressi da incompetenti. Nel marzo scorso, il movimento “Stop Censorship” ha suggerito ai media occidentali di non utilizzare i mezzi russi come fonti sull’Ucraina, ma di inviare i loro corrispondenti.

I canali principali, spesso criticati per il loro coinvolgimento nella propaganda del Cremlino, sono ‘Russia Today’ e ‘Life News’. ‘Russia Today’ è multilingue ed è accessibile in tutto il mondo. Fondato dalle autorità russe, ha sedi in tutto il mondo. ‘Life News’ è noto per la sua ‘vena semantica’ nel trattare le news. Le emittenti televisive operative nelle aree ex-Sovietiche sono spesso partner economiche di Gazprom. Suddividono le loro quote in varie società, direttamente collegate ai media. Il rappresentante della disinformazione riguardante gli eventi in Ucraina è diventato il presentatore Dmitry Kiselev, detto anche “il capo promotore di Putin”, che si è guadagnato la reputazione di ‘giornalista odioso’ per la sistematica demonizzazione dell’Occidente, stigmatizzando l’omosessualità e ritraendo l’Ucraina come un paese nel quale fascisti violenti e banditi sono liberi di scorrazzare. Ora, però, il Cremlino farà fatica a fronteggiare le incongruenze informative relative all’interpretazione degli eventi nell’area di Donetsk e, sempre più spesso, circolano spezzoni sull’antiterrorismo nel Caucaso, usati per dimostrare la presenza di terroristi di stampo fascista in Ucraina.Allo stesso modo, vengono trasmesse immagini di Cecenia e Bosnia in collegamento con le azioni dell’esercito ucraino. Il canale televisivo ‘Mir 24’ (World 24) ha mostrato ‘profughi dall’Ucraina’ che si son poi rivelati rifugiati kosovari.

Al fine di smascherare la propaganda dei canali televisivi russi, sul network è così comparso un progetto chiamato ‘Antipropaganda’ ideato dal famoso blogger russo Maxim KatzAl fine di smascherare la propaganda sugli eventi ucraini, un sito web: Stopfake.org, è stato messo on-line il 2, Marzo scorso. Il progetto, ideato e seguito dagli studenti dell’Istituto per il giornalismo ed lo sviluppo digitale di Mohyla. Dal comunicato stampa rilasciato dall’Istituto si evince che ‘ Il fine della comunità creata è quello di verificare i fatti, appurare le informazioni e confutare le informazioni distorte e la propaganda creatasi attorno alla copertura mediatica degli eventi in Crimea’.

Inoltre, a proposito della guerra mediatica e della propaganda russa, abbiamo intervistato Natalia Lihacheva, giornalista, critico mediatico e caporedattore di Telekritika, e Denis Kazansky, giornalista e famoso blogger di Donetsk.

In che modo i media hanno influenzato lo sviluppo dell’occupazione nel territorio dove vivi?

Due volte al mese, revisioniamo e monitoriamo la propaganda russa. Guardiamo la Tv dei russi, leggiamo i loro giornali, analizziamo tutte le inesattezze dei messaggi trasmessi dai mass media. In effetti, oltre a discutere di tali messaggi, ne analizziamo le tendenze.

Mostriamo il ruolo dei vari media. Recentemente abbiamo avviato un progetto che punta i riflettori sulla propaganda russa e sul modo in cui si riflette nella propaganda ucraina. Nello specifico, è in preparazione un report focalizzato sulla manipolazione di “Vesti”: un giornale a distribuzione gratuita che raggiunge anche i maggiori centri regionali. Abbiamo da poco sviluppato il progetto”Il confine della vergogna” che analizza il cambiamento di molti reporter che sono diventati fonti attive della propaganda. Diffondono false informazioni. Nonostante il progetto fosse nato per concentrarsi sulla stampa russa, così, si è deciso di estenderlo a quei giornalisti che, benché di nazionalità ucraina, hanno dato notizie false su Maidan; questo per rendere il progetto più obbiettivo e trasparente. L’escalation della situazione e l’approccio mediatico hanno dunque determinato un aumento del livello d’attenzione proprio verso quei reporter che realizzano il monitoraggio dell’area orientale e della Crimea. Abbiamo optato per questa variazione radicale in modo da fornire una visione di qualità, cercando di capire come si articola la propaganda.

In che modo distingui le notizie false da quelle veritiere?

Prima di tutto verifichiamo le notizie sui mass media ucraini, poi passiamo ai messaggi delle fonti ufficiali ucraine. A volte è sufficiente a capire che il messaggio è falso, come quando è stata rilanciata la notizia dell’utilizzo di bombe al fosforo di matrice irachena da parte dell’esercito ucraino. Un altro esempio di discrepanza è stato trovato durante gli exit poll elettorali, quando una delle tv russe ha citato Dmitry Yarosh in posizione di vantaggio percentuale, mentre i dati di CEC (Commissione Elettorale Centrale) davano chiaramente in testa Petro Poroshenko, Queste informazioni non erano nel sito della tv. Succede quando media e fonti ufficiali ucraine diffondono le notizie con uno scarto troppo ampio rispetto alla fonte della propaganda; ecco la ragione della vittoria russa nella guerra mediatica. La strategia si basa sulla messa in onda di notizie non veritiere, rilanciate dalle varie piattaforme web che non vengono smascherate prontamente dai media ucraini. Questo semplifica il nostro lavoro, che si basa sull’analisi.

Quali sono i parametri decisivi per raggiungere la vittoria nella guerra mediatica?

Uno Stato democratico sarà sempre più vulnerabile di uno sottoposto a totalitarismo. In questo ultimo caso, il sistema prevede che le emittenti private così come quelle statali, siano sottoposte agli stessi parametri. Lo Stato agisce da potente coordinatore e finanziatore di questi meccanismi. Dove il pluralismo è garantito, persone come Dobkin (ex-Governatore del Kharkiv) ed Efremov (Segretario del Partito delle regioni nell’area di Verkhovna, in Ucraina, dal 2012) appaiono in tv. Queste persone propagandano apertamente slogan separatisti ed anche coloro che sono orientativamente filo-ucraini non agiscono, anche se tendono a criticare le scelte governative. Si dovrebbe approfondire il loro ruolo nel rendere la popolazione ucraina suscettibile alla propaganda russa. Ne deriva che, in uno stato democratico, bisogna coordinare media privati e pubblici. Abbiamo bisogno di rapidità nelle risposte, per mostrare la natura della disinformazione. I criteri dovrebbero essere:

a)     Dire la verità

b)    Coordinamento operativo statale, sia delle iniziative di natura pubblica che privata

c)     Le Autorità dovrebbero subito intervenire su quei media che ancora preparano autonomamente i palinsesti.

Questo sistema potrebbe risolvere il problema della propaganda russa, capace di influenzare la percezione della realtà da parte dei media Occidentali.

I lettori ed i telespettatori faticano a capire gli avvenimenti ucraini. Il messaggio propagandistico russo è spesso rilanciato in Europa. Cosa si dovrebbe fare per agevolare la comprensione dei fatti da parte del pubblico europeo?

Sono state predisposte una serie di iniziative, come Euromaidan PR. La pagina Fb contiene una serie di informazioni tradotte in una serie di lingue. Dall’estero non si può vedere la tv ucraina. Chi non parla la lingua locale, quindi, dovrebbero ricercare in rete delle fonti dirette, magari anglofone, dove si trova maggiore veridicità.

Lettori e telespettatori europei potrebbero non aver capito cosa sta succedendo. Quale consiglio daresti loro, per ricercare informazioni attendibili?

Credo che abbiano già capito, il recente ed ampio afflusso di reporter nell’aera di Donetsk, me ne da conferma. Ho lavorato al loro fianco, erano terrorizzati e, quando riportavano gli eventi, non ne avevano compreso appieno la natura. Non potevano capire perché DPR (Repubblica di Donetsk) si fosse concretizzata, o il perché quei pagliacci avessero tutto quel supporto dalla popolazione e come avessero potuto istituire le loro strutture e squadre, armandosi così velocemente. Ma ora,credo abbiano compreso cosa sta realmente succedendo, a proposito dell’espansione russa, dei carri russi e del gioco di Putin. Nella maggior parte dei casi, i giornalisti onesti europei descrivono l’evoluzione degli eventi in maniera impeccabile.

Cosa serve per vincere la guerra mediatica?

Prima di tutto una strategia, e la voglia di vincerla. Al momento, le autorità, non hanno un reale desiderio di vincere questa battaglia. Tutto sta accadendo secondo il copione di un prodotto televisivo. Dovrebbero istituire la produzione di informazione di qualità, con cautela. Per esempio, il film ‘Heavenly Hundred’ (sui manifestanti caduti nelle proteste di Euromaidan durante autunno e inverno 13/14) riguarda avvenimenti storici. C’è bisogno che i media russofoni mostrino obiettivamente la situazione nell’area est del paese.

Tu provieni da Donetsk, come descriveresti il tuo lavoro durante i fatti in corso?

Denis Kazansky: I giornalisti non possono svolgere adeguatamente la loro professione. In pratica tutti hanno abbandonato l’area perché, ogni qual volta si tenta di avviare una ripresa o anche solo fare delle foto, si viene fermati ed interrogati: Chi sei- Per chi lavori- Chi rappresenti- Si devono mostrare le credenziali. Vengono rilasciate solo ai giornalisti dei media russi, qualche volta ai colleghi stranieri ma non ai giornalisti dei media ucraini. I giornalisti ucraini, quindi,non sono autorizzati a lavorare nell’area.

In che misura, la guerra mediatica, ha influenzato la tua professione?

Non l’ha fatto. Io sono un giornalista, lavoro come giornalista. Non faccio propaganda e non sono stato coinvolto nella struttura propagandistica ucraina. Ho dovuto spostare fisicamente la mia residenza, perché a Donetsk è diventato impossibile lavorare da giornalista.

È difficile far sì che la popolazione di Donbass percepisca realmente le informazioni in lingua ucraina. Non le ritengono affidabili e sono convinti che qualunque informazione trasmessa dai media ucraini sia di propaganda.

Non necessariamente le informazioni devono essere in lingua ucraina; può valere lo stesso per quelle russofone. Dovrebbe esserci ad esempio un sistema di verifica quando si trasmettono i dibattiti. Non sappiamo perché ciò non succeda, né perché non abbiamo mai avuto programmi televisivi obbiettivi. Il Partito delle Regioni, per esempio, non partecipa a dibattiti le cui domande siano state preparate in anticipo. Allo stesso modo, durante le conferenze stampa, Yanukovych risponde alle domande poste dai suoi stessi giornalisti, senza mai realmente fornire le informazioni necessarie. Ora abbiamo bisogno di organizzare dibattiti veri e aprire alla popolazione la possibilità di partecipare. La verità nasce dalle discussioni. La gente capirà, senza alcun bisogno di restringere i diritti d’espressione. 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli e Maurizio Porcu)

 

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