domenica, Aprile 11

Le attraenti sirene dell’ISIL La security ha individuato sempre più adepti che si arruolano per combattere in Siria e Iraq

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iraq isil

Bangkok – Le Autorità filippine sono in massimo stato di allerta nel seguire con attenzione una crescita notevole nel numero dei filippini che si trasferiscono in Iraq e Siria per addestrarsi alla guerra e combattere a fianco delle milizie dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante ISIL.

In un documento destinato al Segretario Esecutivo Paquito Ochoa Junior, Felizardo Serapio Junior ovvero il capo dell’Ufficio della Applicazione e Integrazione sulla Sicurezza alle dipendenze di Ochoa e direttore esecutivo del Centro Filippino sul Crimine Transnazionale, ha affermato che la Siria è sempre più cresciuta in termini di interesse ed attrattività per i combattenti stranieri. Tra di loro sono stati riscontrati numerosi filippini di estrazione musulmana.

Il documento, sebbene di natura confidenziale, è stato condiviso con l’Ufficio del Presidente ed altri uffici ed organizzazioni volte alla applicazione della Legge e della Sicurezza, comprese le forze Interpol. Lo stesso Ochoa guida anche il Consiglio per l’Antiterrorismo. Il documento punta a evidenziare un trend sempre più emergente di asiatici provenienti dalla regione Sud Est asiatica, compresi i filippini, che vengono via via reclutati per poi combattere in Siria ed altre zone di conflitti nell’intera area Medio Orientale.

Al momento non vi è alcuna stima neanche approssimativa su quanti filippini abbiano realmente varcato i confini per congiungersi con le forze dei miliziani dell’ISIL in Siria e Iraq, eccettuato il fatto che le forze di intelligence fissano il tutto intorno a 200 individui, almeno per il momento. Un report emesso dal Dipartimento degli Affari Esteri DFA datato 20 marzo scorso indica almeno un centinaio di filippini monitorati nel tempo e che si sono messi in viaggio verso l’Iran e che hanno ricevuto addestramento militare prima di essere impiegati in Siria.

Il Dipartimento degli Affari Esteri ha anche annotato che due filippini sono deceduti per aver partecipato a supposti combattimenti con forze dell’ISIL. Oltretutto non si fa alcuna menzione di precise identità nel documento del Dipartimento degli Affari Esteri datato nello scorso 14 Luglio ed inviato ad Ochoa in persona. Un esponente ufficiale dei servizi militari dell’Ufficio di Serapio, in un contatto con una testata giornalistica ha riferito che uno dei due filippini deceduti è stato rinvenuto in Siria tra i combattenti in loco ed è stato allevato in Siria dalla sua madre filippina e dal padre siriano (ora deceduto). L’altro filippino aveva con sé passaporto filippino.

«La madre di nessuno dei due è stata localizzata ma non ha alcun piano di tornare indietro nelle Filippine poiché suo marito l’ha lasciata con un grande appezzamento terriero», ha aggiunto l’esponente ufficiale il quale –ovviamente- ha chiesto di non essere identificato.

Altri documenti ufficiali indicano la presenza di altri filippini in Siria e Iraq. Un report è stato inviato all’Istituto Filippino di Ricerca per la Pace, la Violenza e il Terrorismo, un istituto indipendente, siglato PIPVTR. In quel report, molti “Anak-llu” si dice abbiano lasciato Sulu nello scorso anno per ricevere addestramento e combattere poi a fianco dell’ISIL. “Anak-llu” è una parola della lingua Tausug che significa orfani, secondo il Generale in pensione Rodolfo Mendoza, presidente dell’Istituto Filippino di Ricerca per la Pace, la Violenza e il Terrorismo.

«Essi sono orfani dei membri dell’organizzazione terroristica Abu Sayyaf e del Fronte di Liberazione Nazionale Moro la cui età si colloca tra i 18 e i 25 anni», ha affermato Mendoza. Poi ha aggiunto che i membri del gruppo si è documentato che abbiano ricevuto addestramento specifico attraverso un cittadino della Malaysia chiamato Quayyim, un membro appartenente al gruppo di miliziani  di Jemaah Islamiyah. Essi non prendono ordini da Abu Sayyaf o dal Fronte di Liberazione Nazionale Moro e dai suoi comandanti, almeno stando a quel che dice l’esperto in materia, Mendoza.

Il Consiglio per l’Antiterrorismo ha raccomandata al Segretario Esecutivo la creazione di un gruppo tecnico di lavoro per mettere a punto un database per identificare e stilare un profilo dei combattenti stranieri che provengono dal Sud Est Asia, con particolare attenzione e concentrazione sui combattenti di origine filippina.

Gli accordi di pace stilati di recente tra il Governo centrale delle Filippine e le forze separatiste di estrazione ed affiliazione islamica del Fronte di Liberazione Nazionale Moro, hanno evidentemente liberato una quota parte di dissidenti che –orfani del vertice del Moro che hanno siglato il patto di pace con il Governo delle Filippine- hanno trovato accanto a sé solo ciò che rimaneva dei sostenitori di Abu Sayyaf. Come è noto, al Qaeda e Isil stanno rivedendo i propri equilibri all’interno, il sogno del Califfato unico, una specie di tetto comune per le ali più estremiste dell’Islam radicale, oggi vede differenti pesi e misure, strategie e punti di vista, in questa magmatica fase che brucia l’intero scacchiere medio-orientale. La questione caratterizza la magmaticità dell’area ma – allo stesso tempo – esplica grande attrazione per questi esuli dell’Islam radicale che vanno riorganizzandosi cercando un terreno comune di azione militare, il quale diventa così anche una palestra comune sia nei metodi di attacco terroristico sia nelle idee comuni del Califfato unico se possibile mondiale, quando esso sia immaginato esteso ai confini più lontani raggiungibili nel Pianeta. Da questo punto di vista, le Filippine – così come anche l’Indonesia e la Malaysia – sono da ritenersi anche dei “bacini” fornitori di potenziali combattenti da diffondere nella direzione della rete globale estremista non solo terroristica, come nel caso di al Qaeda ma anche nel senso di forza paramilitare o del tutto militare di azione, applicando metodi di guerra asimmetrica già sperimentati ampiamente e da tempo un po’ ovunque nelle aree medio-orientali. Le preoccupazioni dei servizi di intelligence di Nazioni come le Filippine ma anche di Indonesia e Malaysia, tra altre Nazioni dell’area, sono quindi tutt’altro che peregrine perché la chiamata alle armi prima di al Qaeda ed oggi dell’Isil viene vista come irrinunciabile ed ineludibile da folte presenze a livello mondiale.

 

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