mercoledì, Aprile 21

Le Assicurazioni vincono a mani basse field_506ffbaa4a8d4

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Stop al Ddl Concorrenza, almeno per il momento, visto che il ministro Federica Guidi si è dimesso a causa dell’affaire sul petrolio. Tra i vari temi trattati nel Ddl ci sono anche le Assicurazioni, in particolare modo le Rc Auto. L’idea era quella di rilanciare un clima di sana concorrenza e perché no, di limitare l’azione delle lobby assicurative che da sempre puntano a pagare sempre meno i risarcimenti per sinistri. Oltretutto ai cittadini le polizze costano non poco. Il fatto è che sembra che il Governo abbia ‘ascoltato’ molto di più le richieste, o meglio le esigenze, delle Assicurazioni, che quelle dei consumatori stessi, cioè i cittadini. Il Governo sta cercando di dimezzare i risarcimenti previsti per i danneggiati da sinistri stradali e da responsabilità mediche. Le vittime con lesioni gravissime saranno quelle maggiormente colpite dalle nuove norme: danni morali azzerati o quasi, parametri monetari molto più bassi rispetto a quelli impiegati dai giudici.

Proprio di questo, assicurazioni-governo-poteri forti, ne abbiamo parlato con Marco Bona, docente presso diverse università italiane e dal 2001 coordinatore di un gruppo europeo di studio sul danno alla persona, è dottore in ricerca in diritto privato comparato. Quale esperto nel settore del danno alla persona è stato consultato anche dalla Commissione Giustizia del Parlamento Europeo.

Ddl Concorrenza e Assicurazioni. Sembra un calderone dove è stato inserito di tutto, comprese le Assicurazioni e di chiaro c’è ben poco…

Occorre essere molto chiari nel dire che cosa è la concorrenza e cosa non è. Ovvero, in questo Ddl, si vanno a trattare questioni che non hanno nulla a che vedere con la concorrenza e con il favorire la concorrenza tra imprese. Perché il risarcimento del danno (nel caso della Rc Auto) non è una questione di concorrenza. In un contesto, dove si discute delle questioni più varie, si inserisce una materia che non a nulla a che vedere con il titolo del testo. Le norme che riguardano il risarcimento del danno e in particolare modo il danno alla persona, sono delle norme decisamente penalizzanti per i danneggiati. Soprattutto per i danneggiati che hanno subito delle lesioni molto gravi, sono penalizzati i microlesi e ancor di  più i macrolesi.

Questo Ddl riesce a tutelare le compagnie assicurative, torniamo al solito discorso: anche questo disegno di legge sembra essere la risultante dell’attività lobbistica sulla politica del Governo?

Le Assicurazioni costituiscono un potere di riferimento, un potere economico non solo di questo Governo, lo sono state anche per i governi precedenti, sia di sinistra che di destra. Negli ultimi quindici anni, a partire dal 2001, ci sono state profonde influenze delle assicurazioni sui Governi. Questo ultimo ne risente ancora di più di queste influenze per tutta una serie di motivi: le assicurazioni costituiscono anche una soluzione per tutta una serie di questioni di bilancio per lo Stato. Sicuramente il mondo assicurativo sta giocando una partita importante e trova una sponda importante nel Governo. Se vogliamo dire che il Governo è lobbizzato, la risposta è sicuramente sì.

Assicurazioni e banche sono fortemente interconnesse tra di loro…

Oggi come oggi è anche difficile parlare in generale di assicurazioni e basta, anche le banche sono nel mondo assicurativo e le assicurazioni sono nel mondo bancario. C’è sempre di più una fusione, nel senso che le assicurazioni sono delle banche e le banche svolgono attività degli istituti assicurativi. Sotto questo versante, quando si parla delle lobbies delle assicurazioni, in realtà stiamo parlando anche delle lobbies delle banche.

Non è un caso che ci siano grossi interessi di cui il Governo deve tenere conto…

Le Lobby, a secondo di dove operano, trovano contrasto in alcune istituzioni e in altre no. Nel nostro Paese la Lobby delle assicurazioni e delle banche non è contrastata dalle Istituzioni, anzi ormai i governi si appoggiano a questi poteri nel modo più assoluto. Ci sono anche dei sottosegretari che sono molto vicini e sensibili per le assicurazioni, molto di più rispetto alle istanze dei cittadini, dei consumatori.

Ma come siamo messi per quanto riguarda le assicurazioni nelle Sanità? Poletti nel 2014 paventava un passaggio ad un sistema simil americano, poi non se ne è più parlato. Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo Unipol, aveva dichiarato che «se sapremo superare i pregiudizi consolidati, il pilastro socio-sanitario, inteso non più solo come un costo, può divenire una solida filiera economico-produttiva da aggiungere alle grandi direttrici politiche per il rilancio della crescita nel nostro Paese».

Non è un discorso che riguarda solo ed esclusivamente l’Unipol, riguarda le compagnie assicurative leader. E’ chiaro che lo Stato che non riesce più a reggere la spesa sanitaria, mette i cittadini, che appartengono al ceto medio-alto, nelle condizioni di doversi assicurare per accedere alla sanità, c’è questa tendenza. Quindi sicuramente le politiche che sta intraprendendo il Governo e di conseguenza anche il Parlamento, sul versante sanitario, vanno di nuovo in direzione che fa molto comodo alle assicurazioni, la privatizzazione della sanità. Sostanzialmente è l’accesso del cittadino, non solo attraverso le tasse che paga, ma anche attraverso un ulteriore “tassa”che si paga alle assicurazioni. Questa è la politica che chiaramente ha intrapreso questo Governo, già avviata nelle legislature precedenti. Non è solo l’Italia che è andata in questa direzione, il classico esempio degli Stati Uniti. Il fatto è che, se vogliamo seguire questa direzione, dovrebbero essere inserite da parte del legislatore delle garanzie e delle polizze che effettivamente permettano di coprire questa privatizzazione di accesso alla sanità. Se poi ci ritroviamo ad investire dei soldi in polizze assicurative che per eccezioni varie non ci ci coprono, siamo presi doppiamente in giro. Da un lato paghiamo delle tasse e in più ci troviamo a pagare dei premi di polizza anche elevati per non essere coperti. Qui rischiamo di trovarci di fronte a plurime beffe.

 

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