martedì, Ottobre 19

Le armi atomiche al centro della strategia militare statunitense La nuova dottrina Usa è imperniata sul rilancio dell'arsenale nucleare

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Secondo Hans Kristensen della Federation of Atomic Scientists (Fas), «il programma di modernizzazione delle forze nucleari Usa ha già permesso di realizzare nuove tecnologie rivoluzionarie che accrescono la capacità distruttiva dei missili balistici Usa». Un programma mirato a guadagnare «una capacità nucleare più flessibile» attraverso la messa a punto di «armi nucleari di bassa potenza» impiegabili in scenari di guerra più ristretti. È il caso delle bombe all’idrogeno B61-12, che entro il 2020 verranno schierate dagli Usa in Italia, Belgio, Olanda, Turchia e Germania in sostituzione delle vecchi B61. Stando alle più recenti stime della Fas, gli Stati Uniti mantengono complessivamente 180 bombe atomiche in Europa e Turchia: 70 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi), 50 in Turchia, 60 equamente ripartite tra Germania, Belgio e Olanda.

L’esperto Manlio Dinucci scrive in proposito che «il Pentagono schiererà nelle ‘basi avanzate’ in Italia ed Europa non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando. Dal 2021 […], le B61-12 saranno disponibili anche per i caccia degli alleati, tra cui i Tornado italiani Pa-200 del 6° Stormo di Ghedi […]. Il Pentagono annuncia quindi il piano di schierare F-35, armati di B61-12, a ridosso della Russia. Ovviamente per la ‘sicurezza’ dell’Europa. Nel rapporto del Pentagono, che il senatore democratico Edward Markey definisce “roadmap per la guerra nucleare”, c’è dunque in prima fila l’Italia».

A fianco di ciò, il segretario alla Difesa James ‘mad dog‘ Mattis ha spiegato nel Nuclear Posture Review 2018 che è obiettivo del governo sviluppare ulteriormente tutti i vettori, dai sottomarini nucleari ai bombardieri strategici, passando per gli Slbc. In qualità di capo del Pentagono, Mattis è colui che ha il potere di decidere se lanciare alcuni tipologie di armi nucleari di minore impatto (quelle tattiche e le mini-nuke) senza ricorrere all’autorizzazione del presidente; lo stabilisce il Nuclear Posture Review 2001, nel quale si inserivano suddette armi nella categoria degli ordini convenzionali che non richiedono il placet del presidente per essere impiegati.

Di fronte ai piani del Pentagono, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatolij Antonov ha dichiarato che «il problema è che gli Stati Uniti strumentalizzano la Russia per giustificare l’aumento delle spese militari, in specie per quanto riguarda l’ammodernamento delle armi nucleari. Ci rendiamo conto che tutto questo risponde al loro desiderio di iniettare grandi quantità di denaro nel settore dell’industria militare. Sappiamo che l’ammontare complessivo della spesa è enorme; si parla di trilioni di dollari […]. Le osservazioni del segretario Mattis non incoraggiano gli sforzi per una collaborazione congiunta […]. Da diplomatico russo, ribadisco che la Russia non ama condurre trattative con controparti che intendono sedersi al tavolo negoziale da una posizione di forza. La nostra buona fede non dovrebbe essere messa in discussione, ed è parimenti inaccettabile che ci si venga a dire cosa dovremmo fare e come dovremmo farlo».

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