lunedì, Ottobre 18

L'azienda diventa il nuovo turismo field_506ffb1d3dbe2

0
1 2 3


Scoprire le aziende piace. E potrebbe rappresentare un settore turistico ancora più importante se imprese, tour operator, enti locali e associazioni di categoria decideranno di valorizzarlo.

Si chiama ‘Turismo industriale‘ il fenomeno che già coinvolge in Italia 880mila persone, ma che ha un potenziale di oltre 2,7 milioni di visitatori. In termini di presenze, visto che non tutti pernottano nel territorio delle aziende, significano circa 412mila presenze, per un fatturato solo per il segmento ospitalità, di 25,1 milioni di euro. La potenzialità, però, è di 1,86 milioni di presenze per un fatturato di 126,5 milioni.

Questi numeri emergono dallo studio realizzato a febbraio da Jfc tourism&management ‘Il turismo industriale. Quando la testimonianza diventa vocazione turistica’.

Il fenomeno, afferma lo studio, è ancora abbastanza poco diffuso in Italia, dove riguarda singole aziende più che reti, e dove gli enti locali non gli riservano molta attenzione, nonostante il nostro Paese vanti eccellenze produttive, e il Made in Italy sia il terzo ‘brand’ più conosciuto al mondo. Non così nel resto d’Europa, a partire dal Regno Unito, dove le distillerie scozzesi sono in rete e si organizzano tour alla scoperta dei produttori di whisky o unendo la tappa alla distilleria ad altre a base di diverse tipicità scozzesi, come il golf, i castelli, le specialità culinarie. E dove il National railway museum di York attira da solo ogni anno 770mila visitatori, generando 29 milioni di euro. In Germania, invece, la sola regione del Brandeburgo produce 50 milioni di euro l’anno.

Secondo i dati del Parlamento Europeo, poi, nel continente il turismo legato al patrimonio industriale genera più di 18 milioni di presenze turistiche, con una spesa media sul territorio di 349 euro per i turisti internazionali e di 220 per quelli nazionali, mentre i 146 milioni di visitatori che si fermano solo una giornata spendono in media 28 euro.

Secondo lo studio sono almeno 166 le industrie italiane in grado di generare appeal nei flussi turistici, anche se molte faticano a vedere l’opportunità di comunicazione e valorizzazione del brand che questa operazione rappresenta.

In particolare le regioni con più siti produttivi che potrebbero diventare attraenti per i turisti sono la Lombardia (18,4%), il Veneto (11,1%), la Toscana (10%), il Piemonte (9,5%) e l’Emilia Romagna (6,8%).

Il dato interessante che emerge dalla ricerca è che l’88,9% dei referenti aziendali ha indicato il fenomeno delle visite come in crescita, e oltre la metà di questi ha registrato una forte crescita di interesse e di visitatori negli ultimi anni, mentre il restante 11,1% dichiara stabilità. Nessuno, invece, un arretramento.

Ma quali sono i settori più interessanti? Lo spiega Massimo Feruzzi, amministratore di Jfc e responsabile della ricerca. “Le ditte più interessanti sono quelle che hanno un brand conosciuto all’estero, come Ferragamo per la moda o Ferrari e Ducati nei motori. Ma ci sono anche aziende piccole, che raccontano una storia, rappresentano il saper fare italiano. Possono essere piccole aziende di prodotti per la gastronomia o anche caseifici. Queste, essendo meno conosciute, hanno bisogno di un intervento terzo per farsi conoscere, come quello degli enti di promozione turistica. Le imprese piano piano stanno capendo, aprono aree per gli ospiti, e anche per il territorio questo significa nuovi flussi turistici non legati solo alla spiaggia o allo sci. Si scopre invece cosa in quella zona è stato fatto e si continua a fare. Spesso un’azienda non pensa a questa possibilità perché non è il suo core business, ma stanno realizzando che non si tratta solo di un’opportunità per portare più visitatori, ma di un ottimo modo per comunicare il proprio brand”.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->