venerdì, Aprile 16

L’Azerbaijan, la via per l’Europa al gas iracheno field_506ffb1d3dbe2

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nabucco

Azerbaijan e Iraq, due paesi che poco avrebbero in comune. Dalla scorsa settimana, però, qualcosa si è mosso nelle relazioni fra Baku e Baghdad, e ha attirato l’attenzione della comunità energetica internazionale. Il Ministro degli Esteri azero Elmar Mammadyarov, lo scorso 10 febbraio, ha confermato che le autorità nazionali irachene hanno espresso il loro interesse a trasportare gas verso l’Europa per mezzo del network di pipeline azero. Tale network, si profila all’interno del noto progetto per il Corridoio Sud, quello che prevede il trasporto dei gas naturali dai paesi del bacino del Caspio e dell’Iraq attraverso rotte che eludono il passaggio sul territorio di Mosca, ancora oggi monopolista del settore.

Mammadyarov ha sottolineato che il progetto per il Corridoio Sud sarebbe pronto ad accogliere anche l’Iraq, ma soltanto se quest’ultimo si rivelerà effettivamente interessato a consegnare e impiegare parte della sua produzione nazionale. Concetto, quest’ultimo, non scontato. La possibilità di una partecipazione dell’Iraq al progetto del Corridoio Sud sembra ancora vincolata ad almeno due fattori: la redistribuzione della produzione interna irachena, e il ruolo della Turchia. La partecipazione di Baghdad, infatti, sarebbe vincolata alla partecipazione turca. La Turchia, dal canto suo, già due anni fa siglò un accordo da sette milioni di dollari con l’Azerbaijan per il progetto TANAP (Trans-Anatolian natural-gas pipeline). Obiettivo del progetto, il trasporto del gas azero verso i mercati europei, senza passare per la Russia o per l’Iran.

Il progetto infrastrutturale del cosiddetto Corridoio Sud, ribattezzato in questo modo dall’Unione Europea, nasce come TAP, la Trans-Adriatic Pipeline. Questa nuova via di trasporto del gas dalla regione del Caspio e dal Medio Oriente verso l’Europa, sarebbe l’alternativa ai network già esistenti in Russia, Africa e nel Mare del Nord. Più dei due terzi delle riserve mondiali di gas si trovano sul territorio russo, nella regione del Caspio e in Medio Oriente e la domanda europea può essere certamente soddisfatta da queste risorse, almeno per le prossime due decadi. Al momento, il fabbisogno dell’Unione Europea è quasi internamente coperto dalle risorse russe per mezzo delle linee già esistenti. Una delle esigenze strategiche dell’Europa, però, è la diversificazione delle linee di approvvigionamento. Dati alla mano, secondo le stime della World Energy Statistical Review, le riserve in Medioriente e nella regione del Mar Caspio offrirebbero tre volte tanto rispetto alla Russia, in termini di riserve di gas naturale.

Lo sfruttamento di tali riserve a livello europe, dunque, è sottointeso all’elaborazione di un network solido, stabile e sicuro, comprensivo di un insieme di infrastrutture in grado di raggiungere l’Europa agilmente, consentendo un mercato concorrenziale valido. In questo contesto, il Corridoio Sud costituirà una delle catene di distribuzione più complesse mai sviluppata prima al mondo, costruita sulla base di una serie di progetti energetici separati fra loro, per un investimento globale che si avvicina ai 45 milioni di dollari americani. Le sei (fino ad ora) diverse componenti che andrebbero a fornire l’ossatura dell’intero complesso infrastrutturale sono: i progetti sui pozzi nel Mar Caspio, le strutture e le piattaforme offshore, l’espansione del Terminal Sangachal, di base. A questi tre progetti, si vanno a sommare le tre linee di cui l’Azerbaijan-Georgia (SCP), quella con baricentro sulla Turchia (TANAP) e quella con baricentro europeo (TAP). Un colosso infrastrutturale, che una volto giunto a completo compimento, dovrebbe trasportare le ingenti quantità di gas mediorientali direttamente in Europa. Oggi, quello che dagli addetti ai lavori viene chiamato il “missing link”, risiede proprio nel contatto diretto con l’Europa continentale. Dopo il transito sul territorio turco, attualmente in gas si ferma in Grecia. Il “missing link” è quello fra la Grecia e le coste italiane. Il progetto TAP propone la connessione più breve, con i costi più sostenibili, via Albania e Mare Adriatico, verso la Puglia.

L’iniziativa del Corridoio Sud, ambizioso tentativo dell’Unione Europea di aprire i suoi mercati alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas naturale, è stata supportata già sotto diversi aspetti. In primo luogo, la partecipazione importante alla realizzazione del Nabucco, la linea di 3.893 chilometri che dalla Turchia raggiunge gli hub di Baumgarten in Austria, attraversando la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria. Negli ultimi anni, gli investimenti dell’Unione Europea per la realizzazione del progetto del Corridoio Sud si sono quindi quasi interamente concentrati sulla realizzazione del Nabucco, che è diventato quasi l’emblema della politica energetica europea. Secondo molti esperti, questo, è stato un errore.

Le priorità dei diversi paesi membri dell’Unione Europea, troppo spesso non solo diverse, ma divergenti, hanno rallentato il processo decisionale in vista di un accordo definitivo sul Corridoio Sud. I limiti delle singole amministrazioni nazionali, in termini di finanziamento e investimento sul progetto, così come gli interessi delle compagnie private, hanno posto un ulteriore freno al raggiungimento di un accordo condiviso. In secondo luogo,  un fattore esterno da non trascurare, è la difficile situazione geopolitica della regione caspica. L’Europa si sta dimostrando incapace ad assumere la centralità di attore chiave sul panorama energetico internazionale, prediligendo un approccio più pragmatico ai mercati energetici.

Sembra ancora lontano un definitivo distacco dagli approvvigionamenti russi o iraniani, ma una spinta da parte dell’Azerbaijan potrebbe accelerare il processo. Baku sta attuando politiche espansive, e gli accordi con Baghdad rientrano in questa logica. Le riserve irachene sono le decime più consistenti al mondo, e più dei due terzi si trova nella provincia di Basra. Nuove attività di esplorazione, potrebbero portare alla luce un patrimonio energetico ben più consistente nei prossimi anni, capace di soddisfare il fabbisogno interno, e di essere convogliato sui mercati internazionali. Il punto interrogativo si sdoppia: l’Unione Europea è pronta? E l’Iraq, anche?

 

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