martedì, Maggio 18

L’avventura di un povero Co Co Pro

0

west

 

Poco tempo fa ho incontrato un amico che non vedevo da un po’. Due chiacchiere, un caffè, le banalità che ci si racconta fra uomini, tra il superficiale e il cameratesco. Ma non mi sembrava particolarmente in forma, il mio amico, qualcosa nel suo sguardo tradiva uno stato di sofferenza. Capisco che ha bisogno di parlare, di sfogarsi un po’, anche se come tutti gli uomini detesta essere compatito e fare la figura del lamentoso. Così lo incoraggio, mostrando un interesse autentico e mettendo da parte la solita espressione di circostanza.

Fabrizio, il mio amico, è un professionista, un laureato specializzato in una branca dell’ingegneria che conoscono solo gli addetti ai lavori, dunque non serve spiegare di che si tratta, è irrilevante. Dopo molti anni di lavoro come dipendente di grandi società di costruzioni, la crisi che ben conosciamo lo ha spinto ad accettare un contratto a progetto.  Il famoso CoCoPro, della durata di un anno, nella Direzione Lavori di un importante cantiere dell’estremo norditalia.

Fabrizio, romano come me, non ha fatto storie, ci mancherebbe altro. La nostra generazione non è fortunata, siamo quelli che di anno in anno vedono che il traguardo della pensione, invece di approssimarsi, si allontana beffardamente, come il miraggio di un’oasi nel deserto più rude e inospitale. Ma il lavoro è lavoro, si parte e si va dove si deve andare, senza badare più di tanto alle clausole e alle caratteristiche del contratto, in questo caso proposto al mio amico da una società pubblica di primaria importanza a livello nazionale.

Man mano che il tempo passa, però, Fabrizio scopre aspetti sempre nuovi del contratto che ha firmato, e nessuno piacevole. Tanto per cominciare, ha iniziato il primo di luglio, ma il primo stipendio lo vedrà solo a fine agosto. Gli tocca anticipare due mesi di vitto e, soprattutto, di alloggio. Sommati alle spese di viaggio per tornare dalla famiglia almeno un paio di week end al mese, formano un gruzzoletto antipatico da sborsare.

Il cantiere, come è ovvio, non si trova certo davanti alla residenza che Fabrizio ha scelto per vivere. Ma non c’è un’auto di servizio a sua disposizione. Le tre utilitarie sgarrupate che la primaria società ha noleggiato servono all’interno del cantiere, che è molto grande.
Per evitare un anno di autostop e garantirsi un minimo di autonomia individuale, a Fabrizio serve un’automobile propria. Che Fabrizio non possiede, perché a Roma si sposta con l’unico mezzo idoneo a evitare ritardi e perdite infinite di tempo nel traffico: lo scooter.
La pazienza è la virtù dei forti, e il mio amico Fabrizio è sempre stato un uomo forte, positivo. Si fa due conti, acquista un’auto, usata ma in buone condizioni, e riconquista la libertà personale.

Ma c’è in agguato un’altra tegola. Dev’essere di quelle toste, perché la voce del mio amico comincia a fremere di sdegno. I contributi previdenziali a carico delle aziende, nei  Co Co Pro, sono molto limitati, e questo lo sanno tutti. E’ il motivo per cui gli imprenditori vanno a nozze con questi contratti, che consentono loro praterie di libertà selvaggia quasi mai nominate dai nostri sindacati, forse perché concentrati nell’epica lotta a difesa dell’articolo 18. Quello che Fabrizio non avrebbe mai immaginato però, è che i contributi di questo anno di lavoro, incasellato nella inquietante categoria che l’INPS chiama ‘gestione separata’, produrranno una pensione a sè stante, e per di più non ‘ricongiungibile’ agli altri contributi accumulati in trentacinque anni dal mio amico, che sta cominciando davvero a farmi sincera pena. E non è tutto. L’anno in questione, per imperscrutabili motivi burocratici, non contribuirà alla crescita dell’anzianità e dunque al raggiungimento, in termini di tempo, del famoso, beffardo miraggio della pensione.

Naturalmente, allo scadere dell’anno di contratto, Fabrizio viene liquidato (si fa per dire, non è certo previsto un Tfr per i CoCo Pro). Il lavoro nel cantiere continua, ma la società di primaria importanza vuole risparmiare. Il nuovo Amministratore Delegato ha vietato tassativamente i rinnovi dei Co Co Pro, vuole presentarsi con piglio deciso e grinta manageriale degna dello stipendio che percepisce. La Direzione Lavori ne risentirà, certo, ma l’imperativo è risparmiare, anche sulla qualità del lavoro.

Un po’ imbarazzato, esprimo al mio amico tutta la mia solidarietà, una comprensione autentica, sentita. Ma lui mi gela. “Quello che ti ho raccontato ormai è acqua passata. Credi che sia questo, oggi, il motivo della mia amarezza?

Quando l’ho incontrato, era di ritorno dalla sede dell’INPS.  Aveva appena ricevuto la notizia che il contributo una tantum di disoccupazione cui aveva diritto, possedendo tutti i requisiti richiesti per farne domanda, gli era stato negato. Perché la retribuzione degli sventurati Co Co Pro, se hai lavorato per sei mesi ‘nell’anno precedente a quello di riferimento’, viene, per motivi arcani, misteriosi, inintelligibili all’essere umano normodotato, ‘spalmata‘ sull’anno intero, facendo venir meno un requisito indispensabile all’elargizione dell’una tantum di sostegno. Insomma, hai lavorato sei mesi, sei stato pagato per sei mesi, ma ai fini dell’ottenimento del tuo misero ammortizzatore sociale, ne hai lavorati dodici e non hai diritto a un bel niente.

E non c’è niente da fare. Perché se un uomo con contratto a tempo indeterminato incontra  un Co Co Pro, il Co Co Pro è un uomo morto.

  

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->