lunedì, ottobre 15

Lavrov esclude guerra Usa-Russia. Ma rimane la tensione Trump attacca l'Opec. Tensione al confine tra Israele e Striscia di Gaza

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Vladimir Putin e Donald Trump non permetteranno lo scontro armato tra Russia e Stati Uniti. A drilo con fermezza il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov a ‘RIA Novosti‘: «Parlando dei rischi di uno scontro militare, sono sicuro al 100% che le forze armate statunitensi e russe non lo permetteranno e neanche i due presidenti. Dopo tutto sono leader, eletti dal popolo e responsabili per la pace».

Ma permangono i problemi tra Usa e Russia. I collegamenti aerei diretti fra i due Paesi infatti sono a rischio a causa dei problemi riscontrati dagli equipaggi russi nell’ottenere i necessari visti. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri russo in una nota. Secondo il portavoce Dmitri Peskov, «queste difficoltà sono state create deliberatamente perché i tagli ai diplomatici non hanno influenzato la sezione consolare», dando così la colpa agli americani. Ma il portavoce dell’ambasciata degli Stati Uniti, Andrea Kalan, smentisce e attacca: «Le dichiarazioni secondo cui i membri degli equipaggi di Aeroflot non sono in grado di ottenere i visti in Russia sono semplicemente false».

Trump che oggi ne ha avuto anche sulla questione petrolio: «Sembra che l’Opec lo stia facendo di nuovo. Con quantità record di petrolio ovunque, comprese navi completamente cariche in mare, i prezzi del petrolio sono tenuti artificialmente molto alti! Non va bene e non sara’ accettato!».

Mentre il partito democratico ha presentato una causa multi milionaria alla corte federale di Manhattan contro il governo russo, la campagna di Trump e Wikileaks per una presunta cospirazione che avrebbe interferito nelle presidenziali 2016 per favorire il tycoon danneggiando Hillary Clinton.

Tensione per il quarto venerdì consecutivo sulla linea di demarcazione fra la Striscia di Gaza e il territorio israeliano mentre Hamas continua nelle iniziative legate alla ‘Marcia del ritorno’. Il ministero della Sanità di Gaza ha annunciato la morte di due manifestanti negli scontri nei pressi della barriera difensiva tra la Striscia e lo Stato ebraico. Oltre 40 i feriti. In mattinata velivoli israeliani avevano lanciato su Gaza volantini in arabo chiedendo alla popolazione di «evitare di avvicinarsi alla barriera difensiva. Vi consigliamo caldamente di non partecipare ad atti di violenza contro le forze israeliane e di tenervi lontano dai terroristi. Hamas vi usa come strumento per i suoi interessi. I nostri soldati faranno tutto il necessario per bloccare attacchi o assalti». In risposta, attivisti di Gaza hanno subito stampato volantini che hanno poi lanciato verso Israele, appesi ad aquiloni, in cui c’era scritto: «Sionisti, per voi non c’e’ spazio in Palestina».

L’ex premier francese, Manuel Valls, sta pensando seriamente di candidarsi alla poltrona di sindaco di Barcellona, la città spagnola in cui è nato 55 anni fa, dopo la proposta avanzatagli in questo senso dal Movimento spagnolo Cuidadanos. A dirlo è ‘Le Figaro‘, ricordando che in questi ultimi mesi il deputato francese del movimento En Marche! è stato spesso in Catalogna per militare contro l’indipendenza dalla Spagna.

Nel frattempo in Spagna l’Eta ha chiesto scusa alle vittime per il dolore inflitto dalla sua campagna violenta per l’indipendenza della regione, impegnandosi a non tornare all’uso della violenza. In una dichiarazione pubblicata oggi sul giornale basco ‘Beria and Gara‘, l’Eta riconosce «la sua diretta responsabilità nel causare dolore durante il suo percorso, così come il suo impegno a superare alla fine le conseguenze del conflitto e non ripeterle». In 50 anni di lotta armata l’Eta ha causato oltre 800 morti.

Andiamo in Nicaragua, perché tre persone sono morte e almeno altre decine sono rimaste ferite in scontri violenti fra manifestanti che si oppongono alla riforma pensionistica lanciata dal governo di Daniel Ortega. I tre morti sono un agente della polizia, un impiegato commerciale che partecipava alla proteste e un giovane militante sandinista.

Chiudiamo con la Gran Bretagna, perché il principe Carlo sarà il nuovo capo del Commonwealth una volta che la madre, la regina Elisabetta, non sarà più regnante. Lo hanno deciso i leader dell’organizzazione.

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