martedì, Luglio 27

Lavoro, Ocse: in Italia cresce la disoccupazione field_506ffb1d3dbe2

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Il lavoro rimane al centro del confronto politico ed economico, sia in Italia sia in Europa. Il tema è oggetto della relazione dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), e di una relazione del Ministero del Lavoro.

Secondo l’OCSE a luglio l’Italia è stato l’unico Paese dell’eurozona a riscontrare un aumento rilevante della disoccupazione, pari a 0,3 punti percentuali. «Il tasso di disoccupazione italiano sale così al 12,6%, e raggiunge il 42,9 % tra i giovani».

In questo contesto va inserito il rapporto del Ministero del Lavoro, secondo cui «nel secondo trimestre del 2014 sono stati registrati 2.651.648 avviamenti di nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato, 80.590 in più rispetto al secondo trimestre del 2013 (+3,1%)». Il 75% circa delle assunzioni registrate, indica ancora il rapporto, «si concentra nel settore dei Servizi (1.976.783 unità)».

Inoltre, sempre nel secondo trimestre 2014, «crescono lievemente i rapporti di lavoro cessati (+0,3% ovvero +7.176 unità) pari a 2.430.187 unità, di queste 1.297.638 hanno riguardato donne e 1.132.549 hanno riguardato uomini».
Sulla base di questo studio il ministero ha dunque confermato «il trend contrattivo dei licenziamenti (-8,6% pari a -18.826 unità) e delle dimissioni (-4,3% pari a -15.236 unità), e che diminuiscono fortemente, su base tendenziale, le cessazioni delle attività (-26,8% pari a -6.752 unità)».  

 

Un quadro occupazionale del genere richiederebbe un maggiore impegno da parte del Governo sulle PMI. Il commento arriva sempre dall’OCSE, secondo cui lo sviluppo economico del Paese sarebbe penalizzato dalle troppe tasse.

«La proporzione di persone che aprono nuove imprese è sotto la media della stessa organizzazione». Tra le altre debolezze lo studio cita l’elevato numero di micro imprese (il 95% del totale), che hanno una produttività relativamente bassa e un’economia sommersa dalle dimensioni grandi».

 

Di diversa natura il commento di Guglielmo Loy, Segretario confederale Uil, secondo cui i dati dell’Ilo e dell’Ocse mostrano che in Italia il mercato del lavoro non è bloccato. «In questi anni, 900.000 persone sono state licenziate dalle imprese e l’80% degli avviamenti avviene con contratti di lavoro flessibili e, spesso, al limite della precarietà» afferma il sindacalista. «Per poter investire nello sviluppo» osserva il sindacalista «occorre puntare, in primis, nel capitale umano. Inoltre bisogna rendere realmente efficiente il sistema di incontro domanda-offerta, logicamente in concomitanza con una seria politica di sviluppo economico e industriale» ha concluso Loy.

 

Sul fronte finanziario, invece, ABI (Associazione Bancaria Italiana), conferma la ripresa dei mutui, annunciando un +29,2% su base annua tra i principali istituti di credito. Si tratta del dato relativo ai primi sette mesi del 2014, che confermano la ripresa del mercato dei finanziamenti per l’acquisto delle abitazioni. Tra gennaio e luglio 2014 le erogazioni di nuovi mutui sono state pari a 14,6 miliardi di euro rispetto agli 11,4 miliardi dello stesso periodo del 2013.

Intanto a Palazzo Chigi si va avanti sui tagli alla spesa. Carlo Cottarelli, Commissario alla spending review, rimarrà al suo posto fino al varo della legge di stabilità, previsto a metà ottobre. Solo successivamente, secondo quanto si apprende, dovrebbe rientrare al Fondo Monetario internazionale a Washington, da dove è arrivato quasi un anno fa, chiamato dall’esecutivo Letta.

La notizia è emersa ieri dalla riunione preparatoria agli incontri operativi sulla spending review che avverranno con i singoli ministeri, e che partiranno fra oggi e domani con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e il premier Matteo Renzi.

L’attuazione della spending review, che ha come obbiettivo tagli seminilineari per 20 miliardi di euro, diverrà operativa con il varo della legge di stabilità. Secondo il programma del commissario buona parte del risparmio si può ottenere razionalizzando le partecipate pubbliche. Dai tagli alle municipalizzate, infatti, Cottarelli conta di ricavare entro il 2015 circa 500 milioni di euro (con una riduzione di 2mila aziende), mentre nel giro di 3-4 anni i risparmi dovrebbero arrivare fino a 2-3 miliardi.

Il piano elaborato dal Commissario, come lui stesso ha sottolineato più volte, sarà la base di partenza per tagli che saranno frutto di scelte politiche. I diversi ministri adesso dovranno fare proposte per riduzioni di spesa che puntino all’obiettivo del 3%, che saranno poi integrate con misure del progetto Cottarelli, ma le scelte finali spetteranno al presidente del Consiglio e ministro del Tesoro.

I mercati finanziari sono stati invece influenzati dall’andamento del referendum sulla secessione della Scozia, e dal taglio dell’outlook del Brasile da parte dell’agenzia di rating Moodys’. Hanno chiuso il lieve calo principali borse europee, con ribassi inferiori all’1%. La peggiore Milano che ha fatto registrare un – 0,68%.

Previsioni negative sull’economia britannica sono arrivate da Credit Suisse. Per gli analisti elvetici in caso di vittoria del sì ci sarà una forte recessione in Gran Bretagna, che richiederebbe l’intervento di garanzia della Banca d’Inghilterra e quindi altissimi costi. 
Al Brasile, invece, è toccata la sforbiciata di Moody’s. L’agenzia di rating, infatti, ha declassato l’economia brasiliana, le cui previsioni sulla crescita sono passate da stabili a negative. L’agenzia americana in una nota ha sottolineato che a pesare sul giudizio è stato «il rischio di una crescita bassa». Per Moody’s il pil brasiliano crescerà «meno dell’1% nel 2014, e meno del 2% nel 2015».

 

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