sabato, Settembre 25

Lavoro: Governo precario? field_506ffb1d3dbe2

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Mentre il Premier Matteo Renzi è in missione negli USA per partecipare assieme ad altri capi di Stato ai lavori dell’Assemblea generale dell’ONU, si è svolta una riunione sul tema del lavoro tra i senatori PD, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il responsabile Economia e Lavoro dei dem Filippo Taddei. Obiettivo dichiarato dell’incontro era quello di avviare quel confronto sul Job Act tanto insistentemente invocato dalle minoranze del PD; minoranze i cui numeri in Parlamento minacciano di crescere oltre i livelli di guardia in ragione del voto della Commissione Lavoro a Palazzo Madama sulla legge delega che propone il contratto di lavoro a tutele crescenti e ridimensiona le tutele dell’articolo 18. Nel corso della riunione, che in tutta evidenza rappresenta solo un primo appuntamento, sono stati discussi i 7 emendamenti presentati dalla minoranza del partito sull’art. 4, quello relativo al contratto a tutele crescenti e al riordino delle forme contrattuali. Le principali richieste di modifica sono:  piena tutela dell’articolo 18 per tutti i neoassunti dopo i primi tre anni; riforma degli ammortizzatori, in maniera che vengano specificate le risorse stanziate e individuate le politiche da mettere a disposizione; contratto a tempo indeterminato da promuovere come forma contrattuale, rendendolo progressivamente vantaggioso rispetto ad altri contratti anche da un punto di vista fiscale; conferma del tetto di 5mila euro di reddito annuo per i voucher, così da evitare che tale strumento vada a sostituire tipologie contrattuali più strutturate e tutelate.

All’uscita dalla riunione, Poletti ha parlato di un confronto positivo sui temi del lavoro; quanto ad altri fermenti che attraversano il partito in questi giorni, ha aggiunto, è giusto che «pensi il Segretario del PD». Taddei, responsabile Economia e Lavoro del partito, ha salutato anche lui l’incontro in maniera positiva e ha precisato: «Il nostro obiettivo è estendere tutele e diritti. Ci sono due tipologie di lavoratori più esposti: 300 mila co.co.pro e un milione di lavoratori a tempo determinato ed il nostro obiettivo è di estendere le tutele almeno a loro». Decisamente meno positive, invece, sono state le dichiarazioni del Presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi (NCD): «Gli emendamenti della minoranza PD sono irricevibili» ha detto seccamente «ipotizzano il contratto a tempo indeterminato con un assurdo periodo di prova senza art. 18 di tre anni confermando, tra l’altro, che l’art.18 è modificabile ma poco. È una proposta senza senso». Per altro, prosegue Sacconi, «la flessibilità in un triennio è già garantita dalla liberalizzazione dei contratti a termine». Dalle proposte della minoranza PD, conclude implacabile l’ex Ministro, «emerge una visione vecchia e ideologica perché fondata sul persistente pregiudizio nei confronti dell’impresa. Noi non li voteremo mai». La soluzione alla querelle, anziché semplificarsi, sembra farsi via via più impervia per l’Esecutivo, che sul tema del lavoro dovrà riuscire a barcamenarsi nei ridotti spazi lasciati da una fronda interna in lievitazione e da alleati di Governo poco inclini a concessioni.

Sempre rimanendo in tema lavoro, il leader della CISL Raffaele Bonanni annuncerà domani, durante la riunione della segreteria del sindacato, le dimissioni. Bonanni, alla guida del sindacato dal 2006, lascerà la sua carica con 6 mesi di anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Tra i favoriti per la carica di segretario generale della CISL c’è Annamaria Furlan. Visto che uno dei temi all’ordine del giorno della riunione di domani è il rinnovamento degli organi dirigenti, quali effetti avranno questi cambiamenti nel braccio di ferro attorno alla revisione dell’articolo 18?

Un altro nulla di fatto, il quattordicesimo, nell’elezione dei due giudici della Corte Costituzionale da parte del Parlamento riunito a Camere congiunte. L’esito è apparso scontato fin dalla mattina, quando i portavoce di PD e FI hanno annunciato che i propri partiti avrebbero votato scheda bianca. Il Presidente dei senatori PD Luigi Zanda ha spiegato ai cronisti le ragioni di tale scelta: «È assolutamente urgente completare il plenum del CSM. Tuttavia il pericolo che la sovrapposizione del voto del CSM con quello della Consulta possa prolungare lo stallo istituzionale ci obbliga oggi a votare solo per il CSM». «Completate le votazioni oggi sul CSM» ha aggiunto Zanda «riprenderemo quelle per la Corte, essendo chiaro che il candidato PD è Luciano Violante». Con ogni probabilità, il nuovo voto si terrà prossima settimana; la data verrà fissata dall’assemblea dei capigruppo convocata dai Presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso. In attesa di vedere se il quindicesimo tentativo di elezione per la Consulta sarà quello fortunato, va riconosciuto che la strategia adottata per il CSM ha dato i frutti sperati: all’undicesimo, finalmente la fumata bianca con 525 e 521 voti (il quorum ne richiedeva almeno 509) per Paola Balducci e Pierantonio Zanettin, ultimi due componenti laici del Consiglio di Palazzo dei Marescialli.

 

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