venerdì, Luglio 1

Lavoro e fantasia dietro l’Italian food lifestyle

0
1 2


Ma come ben sappiamo c’è caffè e caffè e la sua preparazione è varia e dipende da diversi fattori, non ultima la professionalità del barman: da qui il necessario confronto su ‘La tazzina di caffè in Italia, dall’improvvisazione alla formazione’, un’occasione  per  approfondire la conoscenza di questa bevanda cara non solo a noi ma anche a vari altri popoli, tant’è che un magazine norvegese (Brygg Magazini) ha dedicato una mostra-installazione e uno storytelling sulla cultura del caffè nei paesi nordici. Fiabesca invece l’installazione di Fabrizio Sclavi che dal colore delle lontane piantagioni il caffè raggiunge le città  e in particolare quella dove il colore è diventato arte.  Ma lasciamo la degustazione di ‘na tazzulella e cafè, cara a De Andrè, Murolo, Pino Daniele e addentriamo nelle altre suggestioni  che suscitano la nostra curiosità. Tra le tante, l’occhio si posa su una  torta fiorentina al cioccolato dal curioso  nome: Martarè. I suoi vulcanici ideatori – Massimo e Marta –  la chiamano ‘torta delle emozioni’ e con l’aiuto di una psicologa hanno definito sei gusti per sei caratteri, nel senso che il gusto della  Martarè classica ( cacao con 80% di purezza) si associa ad una personalità trasgressiva e, inoltre, le persone che mangiano dolci scuri, sono versatili e interessanti.

La torta al Caffè del Nepal si addice a persone decise, quella al tè nero cinese (Lapsang Souchong) si attaglia  a personalità dinamiche, e quella Vegan si accosta a persone che tendono al controllo delle diverse situazioni….Il gioco prosegue con gli altri tipi di torta, ma è già tempo di passare ad un’altra azienda fiorentina, anch’essa di recente nascita, che produce confetture salutiste senza zuccheri aggiuntivi, basate su frutta selezionata e lavorata ad arte su ricette esclusive.  E’ il giovane Federico a parlare di linee (classica, dolcissima, armonia)  e  di nuovi gusti  proposti in confezioni di metallo che ricordano quelle del caviale. “Non solo realizziamo prodotti rispondenti a precise esigenze nutrizionali, con gusti diversi, indicando il grado di dolcezza, ma  poniamo una cura particolare anche al packaging, dall’apertura facilitata”.

Insomma, è anche da questi particolari  che si nota la differenza tra artigianato di qualità ( che rasenta l’arte) e la produzione più dozzinale. Ma è nell’eccellenza, nell’alta qualità delle prelibatezze che possono crescere e farsi conoscere nel mondo le nostre aziende. “Le possibilità di sviluppo e commercio  verso i mercati esteri sono notevoli”, mi dice Ambrogio Brenna, ex assessore regionale della Toscana, da tempo impegnato in progetti internazionali di solidarietà con varie ONG e di impresa etica, “in particolare  vi è grande attenzione all’Italian food lifestyle nel Sud Est asiatico, in particolare in Vietnam, paese il cui Pil cresce dell’8 per cento l’anno,  in Thailandia e Cambogia. Le nostre aziende, i nostri prodotti, i nostri modelli produttivi hanno  considerevoli possibilità.  Ad esempio, ad un imprenditore vietnamita feci avere una tostatrice per il caffè,  se ne innamorò  a tal punto che nel giro di pochi anni ha messo su bar e caffetterie che danno occupazione a 1600 lavoratori! Un ruolo fondamentale nell’aprire la strada ad accordi e partenariati  con le nostre aziende può essere svolto dall’ICI o anche dalle nostre ambasciate”.

Del resto, anche a Taste 12, l’attenzione crescente dei buyers provenienti da ogni parte del mondo  ai nostri prodotti d’eccellenza, e l’interesse crescente dei visitatori ad una alimentazione sana, alla filiera corta, ai prodotti di stagione, al km zero,  ai prodotti vegani e per celiaci, al gusto ed al loro aspetto, denotano passi in avanti verso  nella percezione dell’Italian  food lifestyle, come anche Agostino Poletto, vicedirettore generale di Pitti Immagine,  ha messo in luce.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->