domenica, Maggio 16

L’autunno caldo del lavoro ‘Pronti ad occupare le fabbriche’. Il Segretario FIOM Landini promette opposizione dura al Jobs Act

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Maurizio Landini

Riforma del lavoro sempre in primo piano. Tutto, o quasi, secondo programma. A causa dei disperati tentativi di ostruzionismo dei senatori M5S, Matteo Renzi porterà a casa solo nella tarda serata il voto di fiducia sul Jobs Act. Poche ore prima il premier era stato lieto protagonista della inutile Conferenza UE sulla disoccupazione tenuta a Milano. Photo opportunity strappata alla cancelliera tedesca Angela Merkel proprio grazie alla delega in bianco ottenuta dalla minoranza Pd sulla riforma del lavoro che ha reso quasi tragicomica la ‘fiducia posticipata’ di Palazzo Madama al maxiemendamento governativo. L’unica opposizione nel paese, oltre alle timide prese di posizione della Cgil, sembra rimasta quella della FIOM di Maurizio Landini e dei grillini.

Oscurato dai problemi economici, il romanzo sulla trattativa Stato-mafia potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo: l’incontro (in videoconferenza) tra Giorgio Napolitano e il Capo dei Capi Totò Riina. E il rapper ‘grillino’ Fedez le canta all’inquilino del Colle. Nozze gay: Angelino Alfano travolto dalle polemiche.

Il giorno più lungo per il Jobs Act è iniziato questa mattina a Milano in zona Fiera con un corteo di contestazione della ‘High Level Conference on Employment in Europe’, la passerella mediatica che ha permesso nel pomeriggio a Renzi di rivendere la sua riforma del lavoro a 15 capi di Stato e di Governo UE, nonché ai presidenti uscenti di parlamento, Consiglio e Commissione (Martin Schulz, Herman Van Rompuy e Manuel Barroso). La kermesse dei burocrati brussellesi, dicevamo, è stata anticipata da una manifestazione organizzata dalla FIOM e dai sindacati di base in opposizione alle politiche sul lavoro neoliberiste portate avanti da Governo. «Noi siamo pronti a fare tutti gli sforzi necessari, ma non firmeremo per i licenziamenti e gli abbassamenti dei salari, le maggiorazioni dei turni e il lavoro domenicale. Siamo pronti ad occupare le fabbriche», ha minacciato Landini, «questa non è una semplice protesta per dire che esistiamo, ma oggi noi dobbiamo prendere un impegno serio per iniziare una fase di lotta e mobilitazione che proseguirà».

Parole forti che naturalmente non hanno scomposto più di tanto Renzi, convinto di aver dato il colpo di grazia al potere sindacale. Nel pomeriggio, dunque, al centro congressi MiCo di via Gattamelata, è andato in scena il summit che ha visto come mattatore il nostro premier nelle vesti di Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea. Missione compiuta perché durante la conferenza stampa di chiusura la Merkel, Schulz e Barroso si sono subito spesi in dichiarazioni d’amore per il Jobs Act.

Poche ore prima, l’aula di Palazzo Madama era stata testimone del tentativo degli ‘ultimi giapponesi’ del M5S di bloccare, o almeno ritardare, l’iter di approvazione, con voto di fiducia, del maxiemendamento alla legge delega sulla riforma del lavoro (articolo 18 e no al reintegro per i licenziamenti economici compresi) architettato nella notte dagli sherpa governativi. A scatenare la bagarre è stato l’intervento del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Urla, grida e spintoni, fino a quando il presidente Pietro Grasso non è stato costretto a sospendere la seduta e ad espellere il capogruppo pentastellato Vito Petrocelli. «Andate a casa», la posizione dei grillini; «Cambieremo il Paese», la sorda risposta a distanza di Renzi. Perentoria la bocciatura del Jobs Act anche da parte di Forza Italia. Si legge sul ‘Mattinale’: «Renzi porterà in Europa un bidone vuoto». Dopo lo scontro è toccato al ministro per i Rapporti col parlamento Maria Elena Boschi formalizzare tra i fischi la richiesta di fiducia del Governo. La reazione dei dissidenti Pd è stato un ‘documento dei 35’, qualche mugugno di Gianni Cuperlo sulla «battaglia che continua» e un rispetto ‘leninista’ della disciplina di partito, culminato nel voto di fiducia per Renzi.

Capitolo trattativa Stato-mafia. Ieri la procura di Palermo ha depositato in Corte d’Assise il proprio parere favorevole alla partecipazione di Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nicola Mancino all’udienza del 28 ottobre al Quirinale, in cui il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, deporrà come testimone. In caso di accoglimento della richiesta dei pm palermitani (domani la decisione), i boss corleonesi ascolterebbero in videoconferenza la versione di Napolitano sugli ‘indicibili accordi’, mentre all’amico Mancino, quello delle telefonate distrutte, sarebbe concesso l’ingresso al Colle. L’audizione di Napolitano, che potrebbe fugare molti dubbi circa la verità sulla trattativa Stato-mafia, viene invece vissuta come un affronto dalla casta dei politici. Non tanto, come si potrebbe immaginare, dal solito Silvio Berlusconi e dal condannato per mafia Marcello Dell’Utri (presunti ‘utilizzatori finali’ della trattativa del 1992-93), ma proprio dal Pd. Questa mattina, invece di emettere un solo fiato in solidarietà con il procuratore di Palermo Roberto Scarpinato (vittima di inquietanti atti intimidatori), il capogruppo alla Camera Roberto Speranza ha dichiarato a ‘Repubblica’ che «stavolta si è passato il segno». In direzione ostinata e contraria rispetto all’omertà della politica sui rapporti tra Stato e mafia  si pone, invece, il M5S di Beppe Grillo. Dal 10 al 12 ottobre i grillini si conteranno al Circo Massimo di Roma e, per l’occasione, il rapper Fedez (amato dai giovanissimi) ha accettato di comporre l’inno della manifestazione. «Caro Napolitano te lo dico con il cuore o vai a testimoniare oppure passi il testimone!», canta Fedez, e come lui la pensano le nuove generazioni.

Altro argomento caldo è quello della trascrizione dei matrimoni tra persone omosessuali nei registri comunali di alcune città che il ministro dell’Interno Angelino Alfano ieri ha ribadito di voler vietare. Oggi la circolare ministeriale è stata recapitata ai sindaci e, oltre alla scontata solidarietà degli sparuti compagni di partito di Ncd, il ministro ‘senza quid’ è stato sommerso da critiche bipartisan. I Radicali offrono la loro solidarietà ai sindaci in rivolta. Marietta Tidei (Pd): «Le parole e le azioni del ministro hanno un sapore medievale». «#Angelinostaisereno», provocano le deputate torinesi del Pd Chiara Gribaudo e Anna Rossomando. Il n.1 di Ncd è riuscito a strappare una dichiarazione di condanna anche a Conchita Wurst, l’artista austriaca ‘con la barba’ che, durante una conferenza stampa organizzata al Parlamento Ue di Bruxelles dal gruppo dei Verdi, ha detto: «Sono sbalordita».

 

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