domenica, Aprile 18

L’autonomia del Telangana field_506ffb1d3dbe2

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L’autonomia del ventinovesimo Stato della Confederazione Indiana è ormai un dato di fatto. Lo scorso 13 febbraio, il Lok Sabha (Camera Bassa del parlamento indiano) ha infatti approvato il cosiddetto Andhra Pradesh Reorganisation Bill, la legge federale che approva la separazione della regione del Telangana dal resto del grande Stato dell’Andra Pradesh, nell’India centrale. Il 20 febbraio la Rajya Sabha (Camera alta), dopo una lunga discussione dai toni estremamente accesi, incluse interruzioni per proteste in aula, ha ratificato a sua volta il provvedimento. 

L’autonomia del Telangana è una istanza con una lunghissima storia alla sue spalle, essenzialmente di natura etnica. L’entità autonoma che si va ora configurando, sarà infatti nientemeno che lo Stato mono-etnico dei Telugu. La popolazione, in gran parte risiedente nell’Andra Pradesh, rappresenta la terza etnia per importanza nel Paese, con quasi 85 milioni di persone, ed una folta comunità di emigrati all’estero (circa 2 milioni e mezzo).

A lungo autonoma sotto la colonizzazione britannica, che per controllare l’India faceva largo uso del divide et impera tra etnie contrapposte, la regione dei Telugu fu poi fusa con quella dell’Andra nel 1956 dal governo di Delhi. La fusione fu il risultato di un “Patto tra Gentiluomini” delle leadership politiche ed economiche locali. L’Andra, più sviluppato ed istruito, avrebbe integrato le proprie risorse in modo equo con il Telangana, povero ma ricco di risorse agricole e minerarie. Le risorse pubbliche derivate dalla fiscalità locale, avrebbero poi dovuto essere ripartita equamente a seconda della struttura demografica dello Stato Federale.

I Telugu, soprattutto le più giovani generazioni, iniziarono fin da subito a esprimere il loro malcontento nei confronti della soluzione adottata. Già nel 1947-52, il Telangana vide lo sviluppo di un agguerrito movimento di protesta contro i sistemi para-feudali della proprietà terriera indù locale, che vedeva i Telugu in posizione di inferiorità come braccianti agricoli. Il forte carattere classista della lotta fece della protesta un centro di mobilitazione di stampo comunista. La riforma agraria del 1952 placò le lotte sociali, ma alla fine degli anni ’60 il malcontento nei confronti della fusione con l’Andra riemerse violentemente. Nel 1969, una ondata di proteste fu duramente repressa dalla polizia con morti e feriti, circostanza ripetutasi nel 1972.

La relativa integrazione dei Telugu nel panorama economico, sociale e politico dell’India su scala nazionale placò le rivendicazioni per i successivi due decenni. Diversi Telugu divennero anche politici di statura nazionale, primo tra tutti il Ministro dell’Economia Rao Narashima, protagonista delle riforme di liberalizzazione economica nel 1991-92. Ma con il boom economico anche le sperequazioni tra le due metà dell’Andra Pradesh tornarono a riacutizzarsi.

L’Andra è stato tra i grandi beneficiari della crescita economica grazie alla vicinanza al mare, ma soprattutto alla qualità dell’istruzione e dei servizi pubblici, dei trasporti e sanitari. Il Telangana è rimasta invece una regione relativamente arretrata, pur fornendo al resto dello Stato le risorse agricole e minerarie con cui foraggiare il medesimo boom. Nel 2004 le voci in favore dell’autonomia si riacutizzarono, portando nuovamente ad un vasto movimento di protesta, proseguito anche con violenza nel 2011 e 2012.

È stato principalmente il Congress Party di Sonia Gandhi e M. Singh, a sfruttare le istanze autonomiste, rilanciando una road map per la separazione delle due entità e conquistando conseguentemente i voti di buona parte dell’etnia. L’autonomia non è stata però implementata fino al luglio 2013, quando il Parlamento indiano ha iniziato la sua lunga discussione sul destino del Telangana, conclusasi pochi giorni fa. Il nuovo Stato del Telangana avrà ben 10 dei 23 distretti dell’Andra Pradesh originario, e 35 degli 84 milioni di abitanti totali. Ma l’ambiguo supporto del Congress alla causa dell’indipendenza si è lasciato dietro uno strascico di dissensi nel partito di governo.

Le critiche principali sono arrivate infatti da parte di alcuni esponenti del Congress medesimo. Da più parti non si riesce a comprendere come un partito ufficialmente votato alla laicità ed alla neutralità interetnica si sia schierato per uno Stato a caratterizzazione etnica. Ma soprattutto, i critici interni al Congress accusano il Governo medesimo di aver utilizzato l’autonomia del Telangana per moltiplicare seggi elettorali in proprio favore a pochi mesi dalle elezioni politiche del prossimo maggio. A confermare lo scontro interno sono state le dimissioni presentate il 20 febbraio da Kiran Kumar Reddy, Primo Ministro dell’Andhra Pradesh, che ha deciso di lasciare non solo la sua carica, ma anche il suo posto nel Congress.”Sono contrario – ha dichiarato Reddy – alla divisione dei Telugu per salvare voti e poltrone“.

Nei confronti dell’autonomia sembra in effetti essersi scatenata una vera e propria gara tra opposizione ed esecutivo. Tra i più fermi sostenitori dell’Andhra Pradesh Reorganisation Bill c’è il Bharatiya Janata Party (BJP), partito nazionalista indù leader dell’opposizione, che in più occasioni ha usato questo tema per discutere con il Congress, accusandolo di tradire le aspirazioni dei Telugu. In molti si chiedono dunque con imbarazzo se per ragioni di consenso elettorale il Congress non rischi di spostarsi sul comunitarismo etno-religioso che caratterizza i nazional-conservatori.

I dubbi sulla opportunità dell’indipendenza dei Telugu riguardano infatti le stesse ragioni che hanno portato a questa scelta: l’economia. La creazione di una nuova autorità regionale con proprie regole, istituzioni e leggi, rischia di spaventare imprenditori ed investitori esteri semplicemente di fronte all’ennesimo moltiplicarsi della pletorica burocrazia legata a doppio filo con la politica locale per ragioni di omogeneità etnica o confessionale.

Una piaga già diffusa nell’immenso Paese, e ben sintetizzata dall’ex-Premier dell’Andra Pradesh nella sua dichiarazione di dimissioni: «Non sono contrario alle aspirazione del popolo di Telangana, ma alla decisione di dividere lo Stato, perché non è negli interessi delle due regioni. Lo sviluppo ne risentirebbe con effetto immediato, e le annose dispute in materia di energia, irrigazione, istruzione, impiego e altri settori diventerebbero una questione dibattuta con cadenza regolare»

Con l’economia indiana in frenata ed il settarismo che impera nella società, la speranza che il Telangana divenga una eccezione è molto rarefatta, proprio perché le circostanze che hanno portato alla nascita, non sembrano diverse da altre linee di faglia su cui il gigante asiatico è diviso.

 

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