giovedì, Maggio 13

L’Austria si concede un brivido

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La democrazia è una bella cosa, ma non impedisce alla realtà (e ai suoi nemici) di esistere.

Proprio il giorno in cui l’Alta Corte austriaca rimetteva in corsa i nazionalisti, invalidando il ballottaggio delle scorse settimana, mi trovavo a Moena, sulla Dolomiti, negli spazi che ospitano la mostra-evento ‘La Gran Vera‘ (la Grande Guerra). A spasso tra le testimonianze dell’orrore del primo conflitto veramente tecnologico, meditavo sugli effetti dell’attentato di Sarajevo, in cui il nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip sparò, uccidendoli, all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e alla moglie Sofia. L’illustre vittima forse non era amatissimo neppure in patria, ma questo non impedì che da li a un mese Vienna dichiarasse guerra alla Serbia. Fu il punto di non ritorno, perché, attraverso coinvolgimenti progressivi, si sarebbe giunti a schierare 70 milioni di combattenti, incendiando l’intero Pianeta.
Da quell’attentato, nazionalista, si generarono, tra militari e civili, all’incirca 14 milioni di morti, una spaventosa quantità di mutilati, una cascata di conseguenze persino difficili da elencare, tra le quali la preparazione del terreno per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Certo, la causa dell’indipendenza bosniaca era importante, ma il prezzo pagato dal mondo suggerisce che sarebbe stato meglio aspettare, oppure battere altre strade. C’è un rapporto costi-benefici da tenere sempre in considerazione. Può darsi, infatti, che il male sia davvero costruito con il Lego della banalità, resta il fatto che i suoi sviluppi non vogliono sentire ragioni e spesso assumono configurazioni ingovernabili.

Nelle stanze di quella mostra mi muovevo tra cannoni, mitragliatrici, elmetti originali (che si potevano indossare), bombe a mano, ma soprattutto in una trincea ricostruita per i visitatori, che aiuta a capire le angustie in cui si svolgeva la vita quotidiana di quei poveri ragazzi al fronte.

Capisco la democrazia, che per rimanere tale non può permettersi neppure il lusso di salvare un esito auspicabile, come quello del ballottaggio austriaco, perché su di esso incombe il sospetto di essere stato conseguito in maniera non conforme alle regole, tuttavia ci troviamo di fronte ad un caso scottante ed esemplare, in cui la necessità di salvaguardare la democrazia potrebbe ritorcersi contro gli stessi spiriti democratici. Lo segnalo consapevole che, malgrado tutto, non si poteva procedere diversamente. La democrazia è piena di calici amari, ma, tutti lo sappiamo bene, non esiste un metodo migliore per regolare le interazioni su larga scala.

Eppure, i membri dell’Alta Corte austriaca, prima di decidere, avrebbero fatto bene a recarsi a Moena, magari non sarebbe servito a nulla, ma non si sa mai. Avrei suggerito loro di iniziare dalla sezione dedicata alle fotografie, di una crudeltà senza fine, presenti nel volume del pacifista polacco Friedrich Ernst, ‘Guerra alla Guerra‘, che fanno perdere ogni filo di epicità alla violenza dei campi di battaglia, restituendola alla sua imperdonabile stupidità.

Rimettere in gioco Norbert Hofer è democratico, anzi, è il trionfo della democrazia, sebbene l’interessato non sembri poi così democratico, tuttavia l’unico modo per combatterlo, nel disgraziato caso vincesse il nuovo ballottaggio, è quello di usare le stesse armi che sono servite a ridargli una nuova possibilità.

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