mercoledì, Giugno 16

L’Australia nello spionaggio internazionale field_506ffb1d3dbe2

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SydneyNon si ferma il percorso dell’Australia nella raccolta di livelli sempre maggiori di informazioni sensibili. L’ultimo passo, in ordine di tempo, prevede un ampliamento strategico della stazione di spionaggio di Kojarena, vicino alla cittadina di Geraldton, in Western Australia, che permetterà al Paese di entrare a far parte del Wideband Global System – la più completa rete satellitare governativa al mondo – assieme agli Stati Uniti.

La rete di intelligence australiana, nello specifico, è composta da Australian Security Intelligence Organisation (ASIO), Australian Secret Intelligence Service (ASIS), Office of National Assessments (ONA), dai quattro dipartimenti del Defence Intelligence and Security Group (DISG), incaricati di raccogliere le conversazioni, analizzarle e fornire supporto aereo e satellitare, e da agenzie secondarie.

Le operazioni internazionali dei servizi australiani si muovono nel contesto di Five Eyes, i Cinque Occhi, conosciuta per il sistema ECHELON. Five Eyes, costituita da Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, rappresenta l’attuale forma di cooperazione in ambito di servizi informativi tra i paesi della sfera anglofona, sviluppatasi con la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda. Nell’ambito di Five Eyes ogni paese è responsabile della gestione delle informazioni raccolte in una precisa area geografica che, nel caso di Australia e Nuova Zelanda, si focalizza sui paesi dell’Asia sud-orientale. L’organizzazione segue i principi dell’acronimo C4I, ovvero Command, Control, Communications, Computers and Intelligence, e sfrutta le agenzie di intelligence nazionale e internazionale, le agenzie militari e le agenzie di spionaggio di segnali elettromagnetici (SIGINT) dei paesi coinvolti per ottenere informazioni utili in ambito politico, finanziario ed economico.

In seguito allo scandalo del Datagate americano, seguito pochi mesi dopo dal Datagate australiano, si è potuto comprendere che se, da un lato, gli USA sono principalmente interessati ad informazioni di natura politica e militare, dall’altro l’Australia è maggiormente interessata a carpire politiche economiche, industriali ed informazioni relative alle proprie missioni all’estero. Mentre le prime sono particolarmente importanti per la peculiare struttura economica del Paese, legata a doppio filo agli imponenti scambi commerciali con molti Paesi asiatici, l’ultima categoria continua a vedere le amministrazioni australiane impegnate in tutto il mondo, con un interesse particolare per il proprio contesto geopolitico. Questo ha portato l’Australia a compiere diverse missioni di pace, di natura unilaterale o multilaterale, in prossimità dei propri confini: Indonesia (1947 – 1951), Nuova Guinea Occidentale (1962 – 1963), Confine tra Thailandia e Cambogia (1989 – 1993), Cambogia (1991-1993), Bougainville (1994, 1997 – 2003) e ad altre ancora, dirette da militari australiani, che si sono appena conclusi: Timor Est (1999 – 2013) ed Isole Salomone (2000 – 2013).

Nonostante le apparenti differenze nel tipo di informazioni utilizzate da Canberra e Washington, tuttavia, mai come in questo caso i due Paesi stanno collaborando al fine di condividere non solo le informazioni, ma anche i mezzi necessari per ottenerle. E’ infatti noto che nell’ambito dello scandalo del Datagate dello scorso anno l’Australia permise alle spie statunitensi di utilizzare le informazioni raccolte in diverse ambasciate australiane in Asia, non deve dunque sorprendere che il progetto dell’ampliamento della base di Kojarena sia frutto di una strettissima collaborazione tra i due alleati.

La base, la cui esistenza è nota già da diversi anni con il nome di Australian Defence Satellite Communications Station (ADSCS), si trova a circa 30 chilometri dalla piccola città di Geraldton, in Western Australia, e presenta le caratteristiche ideali per il tipo di attività che è chiamata a svolgere. Ciò che spesso viene taciuto, tuttavia, sono le continue attività di costruzione ed ammodernamento che interessano la base, la quale è stata ampliata 3 volte nell’arco di 5 anni, arrivando a raddoppiare estensione e numero di attrezzature durante lo stesso breve periodo.

Gli attuali lavori, che si prevede saranno terminati in 2-3 anni ed includeranno strutture capaci di resistere ad attacchi terroristici, renderanno la base di Kojarena la più moderna d’Australia ed una delle più avanzate al mondo. La stazione ADSCS, infatti, avrà a disposizione strumentazioni in grado di intercettare e raccogliere dati provenienti dai satelliti regionali di Cina, Russia, Pakistan, India e Giappone, evidentemente fondamentali per l’intelligence di Australia ed USA. La rinnovata capacità spionistica della base australiana, dunque, permetterà agli Stati Uniti di controllare in maniera più dettagliata ed efficace le comunicazioni satellitari di alcuni tra i Paesi considerati meno affidabili, mentre offrirà all’Australia la possibilità di ottenere informazioni industriali essenziali per le politiche economiche del Paese.

E’ importante ricordare, inoltre, come questa serie di sviluppi rientri nel cosiddetto U.S. pivot to Asia, uno spostamento delle attenzioni politico-militari degli USA verso il Pacifico Occidentale, nel tentativo di porre argine alla crescita su più fronti della Cina. A tale scopo si è rivelato dunque essenziale rinnovare alleanze strategiche con partner storici come Australia ma anche Nuova Zelanda, Paese che, non a caso, ha riavviato le collaborazioni in ambito militare con gli USA proprio l’anno scorso.

La necessità di riscoprire rapporti di natura strategica con l’Australia, poi, ha due motivazioni aggiuntive. La prima è di natura politica e concerne lo spostamento dell’asse economico australiano proprio in Asia, secondo una sempre maggiore tendenza ad assumere posizioni non vincolanti sia con la Cina che con gli Stati Uniti, un fenomeno spesso chiamato col nome di “Austrocentrismo”. La seconda motivazione è invece di carattere tecnico ed è stata confermata dall’Agenzia per i Sistemi Informativi della Difesa statunitense, secondo la quale senza l’ampliamento della base di Kojarena, l’intelligence americana non sarebbe in grado di agganciare le informazioni trasmesse dai satelliti regionali di altre nazioni.

Se quindi, da un lato, l’Australia rivendica una sempre maggiore autonomia volta ad eludere gli aut aut economici della Cina e quelli politici degli USA, dall’altro la collaborazione in ambito di sicurezza ed intelligence prosegue senza interruzioni con gli Stati Uniti. Il progetto di questi ultimi per l’implementazione della più completa rete satellitare governativa al mondo, la Wideband Global System (WGS), prevede il lancio di 10 satelliti di ultima generazione, sei dei quali già in orbita. Il primo opera nel Pacifico, il secondo in Medio Oriente, il terzo in Europa ed Africa, il quarto nell’Oceano Indiano ed il quinto sul continente americano. Il sesto satellite è invece frutto di un ulteriore livello di collaborazione tra USA ed Australia, dove quest’ultima ha pagato i costi di realizzazione e di lancio – 927 milioni di dollari – in cambio dell’accesso illimitato al sistema WGS fino al 2029.

I costi dei lavori alla stazione spionistica di Kojarena, d’altro canto, costeranno circa 10 milioni di dollari e renderanno la base una struttura interamente condivisa tra i due Paesi. Secondo il documento ufficiale rilasciato dal Dipartimento della Difesa statunitense, la stazione sarà in grado di «fornire accesso a comunicazioni satellitari a frequenza multipla di natura militare (MULTISATCOM) e commerciale (COMSATCOM). Ogni Teleport rappresenta un punto di raccolta e distribuzione di telecomunicazioni, in grado di fornire informazioni multibanda, multimediali ed accesso globale alla rete Wideband Global System ad ogni forza militare schierata nel mondo, ad un livello che supera di gran lunga le nostre attuali capacità».

Grazie all’accordo nell’ambito del programma WGS ed all’ampliamento della stazione spionistica di Kojarena, l’Australia sarà dunque in grado di fornire telecomunicazioni sensibili in tempo reale a tutti i membri delle sue forze armate, a prescindere da dove si trovino. L’esplicito riferimento alle comunicazioni satellitari di natura commerciale (COMSATCOM), inoltre, rende evidenti non solo i vantaggi di Canberra in ambito militare, ma anche in quello industriale.

Sembra dunque che i diversi scandali spionistici che hanno coinvolto Australia ed USA nel 2013 non siano serviti né a modificare l’attitudine delle rispettive intelligence, né ad adottare maggiore riservatezza negli sviluppi delle proprie attività. Quello che è certo, invece, è che i Cinque Occhi potranno osservare più e meglio di prima.

 

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