sabato, Settembre 25

L'atto creativo 'al Femminile' field_506ffb1d3dbe2

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Femminile cinque

Antonella Cinelli, artista abruzzese conosciuta a livello nazionale per essere interprete dell’arte contemporanea figurativa, pone al centro della sua ricerca la persona e la donna. La resa del particolare esprime le piccole manie e le ossessioni che sono proprie dell’universo femminile. Nell’intervista che segue vengono approfonditi gli elementi sostanziali della sua indagine contemporanea e viene valutata la portata di alcuni conflitti umani interiori. Attraverso una rapida scansione di opere esaustive, i cui scatti sono a cura del fotografo Alessandro Ruggeri, ci soffermiamo ad analizzare una creazione tutta al femminile.

Come possiamo qualificare in fase preliminare ed in modo sintetico  la tua esperienza artistica ?

“Sento di appartenere profondamente ad un’arte figurativa ed italiana e  la creazione, nel mio modo di interpretare e vivere le cose, si compie ad un livello puramente tecnico ed artigianale”. Così Antonella Cinelli pone in prima istanza un dato essenziale, ineludibile, e precisa come sia   prioritario il saper fare. Nell’arte contemporanea – prosegue nella sua analisi – troviamo stilemi e tecniche che privilegiano un sentimento volto a scomporre e a  disimparare; ebbene il mio obiettivo primario è quello di comunicare nel modo maggiormente efficace. Ed è per questo  che scelgo di riferirmi ad una tecnica evidente.  Prediligo il confronto ed il lavoro sulla materia. E questo è per me di inestimabile valore. Sento nel profondo di me stessa di superare le mie prerogative umane e personali nella realizzazione materica di un gesto mirabile, atletico.  

Consideriamo l’immediatezza della tua rappresentazione. C’è iper – realismo nel tuo gesto?

Ritengo di essere vicina a questa tendenza pittorica che volge alla resa del minimo dettaglio, a questo stile  pressoché fotografico che mira a riprodurre il poro dell’epidermide ed il dettaglio più accorto. Ma devo dire che al centro del mio dipingere vi è ancora l’elemento figurativo. Cosa vuol dire questo? Che se l’opera viene osservata da vicino, pur nel suo carattere ‘ impressionistico’, essa rivela la propria costruzione,  ed esplicita chiaramente la pennellata, il chiaroscuro e così la tecnica che la sottintende. E questo fa di me un’artista  per nulla iper – realistica. L’intervento personale su tela ed altrove è per me basilare.

Proviamo a definire il centro della tua produzione artistica, riferendoci in maniera concreta alla tua esperienza.

Nella mia attività insisto molto sul recupero della tradizione pittorica classica. Anche se vorrei precisare che la pittura nella mia storia personale arriva dopo un percorso decisamente concettuale. Nella mia esperienza precedente ho realizzato lavori che ponevano attenzione a dati poco figurativi e di meno evidente comprensione. Ho amato definire ad esempio l’essere umano in quanto attimale e passeggero, e così l’impronta di questo stesso. Tale nucleo ideale è stato declinato in molte delle mie opere del periodo universitario, in un momento che con piacere richiamo alla mente e che considero formativo, propedeutico. Mi ha sempre affascinato immaginare il passaggio dell’uomo nei propri abiti, vesti che sono testimoni di questo scorrere vitale … Ho amato concepire il corpo nelle sue manifestazioni, e mi sono trovata a  considerare gli opposti e la loro necessaria convivenza. Ho altresì indagato il mutamento perenne e graduale del corpo esistente, lavorando sull’idea del mutamento, e sottolineando ciò che sfugge al controllo.  Solo successivamente sono approdata alla pittura …

Che valore dunque attribuire al dipingere?

Nel mio percorso ho scoperto la bellezza della tecnica. E la pittura è stata per me una rivelazione, forse banale. Eppure la raffigurazione racconta  il mio passaggio fisico e concreto.  L’atto creativo è il segno  che, indissolubile, si imprime nell’opera. Il marchio esistenziale apposto dall’artista. In questo senso posso ricordare che nel dipingere così come nello scolpire sono racchiusi e conservati  i vari sensi e sentimenti del vivere …  

Quali sono le prerogative della tua rappresentazione al femminile?

Provo a definire il senso di una riflessione attorno alla donna che da sempre è presente in me. Lo faccio riferendomi ad uno dei miei ultimo lavori – detto ‘ Doll ’ –  intrapreso a  partire dal 2010 e che in vero non reputo essersi  concluso. Ho sempre considerato e meditato  a livello artistico attorno all’intimità di una donna, alla sua costituzione vitale, al suo rapporto  con il corpo. Penso che ogni donna privatamente segua una serie di riti personali e soggettivi ed un percorso  di accettazione della propria immagine. Da queste idee di fondo e dalla mia interpretazione nasce in arte   la  Doll , sublimazione di un concetto figurato. Due sono in tal senso gli elementi che coesistono nell’opera. Da un lato la parte pittorica, dall’altro quella relativa l’istallazione.

Come interpretare l’opera,  con quali chiavi di lettura ed accorgimenti?

La Doll veste un abito di fatto non indossabile. ‘ Tessuto’ di rete metallica o composto da una zanzariera. Questo vestimento è trasparente, leggero. A ben considerare l’abito costituisce l’oggetto ossessivo e centrale dell’identità femminile. Esso protegge eppure ingabbia. Nell’opera valorizzo dunque il senso di questa corazza e faccio altresì riferimento ad un altro nucleo essenziale, quello della  bambola.  Penso a questo come  ad un simbolo – eminentemente femminile –  di cura e di attenzione. Nell’immaginario infantile ciascuna giovane segue l’istinto di possedere una ‘ bambola’,  di occuparsene personalmente. Ebbene questo oggetto costruito proietta il sé all’esterno e diviene uno specchio. La donna riflette altro al di fuori di sé …  

Cosa dunque percepisce  la donna allo specchio del sé?

Vede qualcosa che non la soddisfa.  E questo riflesso sembra invero essere poco luminoso. C’è in lei l’impressione che qualcosa vada modificato.  Nella mia opera le Doll sono spesso composte di parti diverse. Prendo cioè gli occhi da una figura, le gambe da un’altra. Combino elementi disparati così da enfatizzare una percezione quasi scomposta. E credo che questa sia la percezione femminile. Il mio obiettivo è quello di condannare e raccontare – secondo ironia – l’ossessione dell’essere femminile.

Quale sentimento dominante permea la sensibilità  della donna rappresentata? Cosa le manca?

Di certo lei è priva di una serena e pacata accettazione di sé. In passato a livello artistico ho privilegiato la figura di una donna reale, anche imperfetta, sottolineando le sue peculiarità e la sua spontanea costituzione. Ho messo in rilievo la bellezza naturale, ed anche un po’ di cellulite. E questo è stato presente nella ricerca e nel lavoro precedente. Oggi colgo la statica  bellezza al femminile. Perché dico statica ? Poiché ritengo che la donna esprima nella sua stasi  la sua vera bellezza, al contrario dell’uomo che manifesta nel dinamismo i suoi caratteri estetici  distintivi.  

Quali sono le caratteristiche dell’essere donna oggi?

In un percorso di accettazione e costruzione di sé, ciascuna  scopre o valorizza la sua frammentata identità. Il  mercato  gioca sul consumo al femminile, combatte  sul corpo della donna una guerra spesso crudele. Il circuito consumistico fa senz’altro  leva sulla necessità di modifica dell’aspetto e sostiene un senso di inadeguatezza. Tutto questo  fa sì che la lei non si accetti mai. Che non pervenga ad una piena soddisfazione di sé. E questo la conduce ad una sfrenata attività di miglioria e di intervento. La donna compra per questo molte cose e spera d’essere diversa.  ” Sarebbe bello potersi amare per come si è …” 

Quali prerogative sono proprie invece  della rappresentazione maschile in ‘ Uomo vs Uomo ’ ?

In questo  lavoro sul concetto maschile posso dire di compiacermi di una rappresentazione che non viene condotta  da un un punto di vista femminile. L’abbraccio contrastato delle figure è di per sé carico di significato. Questa opera trova ispirazione nel poema epico sumero di Gilgamesh  « nel  quale si narra che  Enkidu, creatura selvaggia plasmata dagli dei, per rispondere alle preghiere degli uomini affrontò duramente Gilgamesh, sovrano tirannico dalla forza leggendaria, per due terzi di natura divina e per un terzo umana e che egli, non riuscendo a prevalere  sull’altro, scelse l’amicizia solenne allo scontro selvaggio».  In Uomo vs Uomo indago le affinità e le contrapposizioni della natura maschile. Mio obiettivo è quello di raccontare  l’esperienza d’una coppia gay. E nella  resa figurativa mi sono di certo ispirata ad un testo archetipico ed antico  dello stare insieme ‘ al maschile ’ ed ho trasposto lo scontro ed il tormento  di una relazione. Ho colto la tensione sin al livello dell’espressione e del muscolo. I modelli corporei cui mi sono concretamente ispirata per la rappresentazione traducevano fisicità molto affini ed è questo dato comune che ho voluto enfatizzare.

Quale valore attribuiamo allo scontro del sé,   quale possibile risoluzione potremmo noi suggerire?

A mio avviso non vi è soluzione al conflitto. Il fine dell’arte non è in tal senso legato al dare risposte. Nel mio universo personale  l’atto del creare pone domande eccellenti  cui non per forza corrisponde una risoluzione efficace.  E’ mia premura valorizzare lo specchio di quello che realmente si vede e percepisce. “Nella speranza che un giorno avremo modo di liberare il nostro essere deposto in gabbia …“.

 

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