sabato, Novembre 27

L'attentatore di Istanbul aveva chiesto asilo in Turchia

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Identificato l’attentatore che ieri mattina si è fatto esplodere ad Istanbul. Negli Stati Uniti Barack Obama ha pronunciato il settimo e ultimo discorso sullo stato dell’unione. Marinai Usa intercettati ieri dalla guardia costiera iraniana. In Libia si sospetta che jet francesi abbiano sferrato alcuni raid nella zona di Sirte. In Belgio gli inquirenti hanno localizzato tre alloggi usati dagli autori degli attacchi di Parigi dello scorso 13 novembre. Sanguinosi attentati in Camerun e Pakistan. Arresti in Cina. Forze armate della Corea del Sud aprono il fuoco contro drone nordcoreano. La Commissione europea apre un’inchiesta sulle nuove leggi volute dalla Polonia. India, Latorre resterà in Italia per altri tre mesi.

Turchia – All’indomani dell’attacco kamikaze in centro a Istanbul, dove 10 turisti tedeschi sono rimasti uccisi e altre 15 persone sono state ferite, la polizia ha identificato l’uomo che ieri mattina si è fatto esplodere in piazza Sultanahmet: Nabil Fadli, 28 anni, nato in Arabia Saudita, aveva presentato domanda di asilo il 5 gennaio, era stato in Siria e non era tra i sospetti terroristi osservati dalla polizia.  L’attentatore, legato all’Isis, aveva presentato domanda di asilo politico in Turchia la settimana scorsa presentandosi il 5 gennaio a un centro di accoglienza per migranti della città sul Bosforo, accompagnato da altre quattro persone, dopo essere entrato in territorio turco passando per la Siria. Quest’ultimo particolare spiega forse perché in un primo momento fosse stato indicato come cittadino siriano. Le indagini hanno finora condotto in carcere 73 persone sospettate di essere affiliate allo Stato islamico. Fra loro vi sono tre russi, fermati ad Antalya e accusati di aver fornito sostegno logistico all’organizzazione.  «Le ragioni della loro detenzione si stanno chiarendo», ha precisato il console generale della Federazione russa ad Antalya, Aleksandr Tolstopiatenko. Secondo una fonte citata da Ria Novosti, la Russia è in possesso di informazioni secondo le quali, tutti e tre i suoi cittadini detenuti in Turchia hanno connessioni o sono coinvolti in gruppi terroristici stranieri. «Uno di loro – ha aggiunto la fonte – era stato in precedenza già inserito nella lista russa e internazionale dei ricercati». Due di loro avrebbero invece lasciato la Russia alcuni anni con la motivazione ufficiale di studiare in Medio Oriente. Secondo i media turchi, i tre uomini sarebbero accusati di aver fornito supporto logistico ai jihadisti e nel loro appartamento sarebbero stati trovati documenti e cd che li riconducono allo Stato islamico. Non è chiaro invece se possano aver avuto un ruolo nella preparazione dell’attacco di Istanbul.

Tra tutti i 73 arrestati, però, fino a stamane solo uno era sospettato di coinvolgimento nella strage di Istanbul. La gran parte degli arresti, 65, sono stati fatti in blitz ad Ankara; a Smirne, sul mar Egeo; a Kilis, alla frontiera con la Siria; a Sanliurfa, sempre vicino al confine siriano; a Mersin, sulla costa mediterranea e nella città di Adana. Ad Ankara le autorità hanno fermato 16 persone che progettavano un attentato nella capitale. I 21 arrestati a Sanliurfa progettavano anche loro un attentato in una località turca non specificata. Nel pomeriggio le forze di sicurezza turche hanno arrestato altre quattro persone in relazione all’attentato, ha annunciato il primo ministro Ahmet Davutoglu durante una conferenza stampa. Oggi il ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maiziere, si è recato ad Ankara per incontrare l’omologo turco Efkan Ala per fare luce sull’attentato di ieri in cui 8 cittadini tedeschi sono rimasti uccisi. Il portavoce del partito dei Verdi tedeschi ha affermato che «la presenza militare di Berlino in Turchia e le politiche di accoglienza della Merkel» potrebbero aver «trasformare la Germania in un obiettivo» dello Stato islamicoDai media turchi, intanto, arriva la notizia che nell’ultimo mese l’intelligence di Ankara aveva lanciato due diversi allarmi su possibili attacchi dell’Isis a turisti e stranieri. Gli avvisi – datati 17 dicembre e 4 gennaio – avvertivano sull’intenzione degli jihadisti entrati dalla Siria di condurre attacchi contro obiettivi turistici e contro le rappresentanze diplomatiche in Turchia dei Paesi Nato coinvolti nella guerra al Califfato.

Usa – «Quando i politici insultano i musulmani, quando una moschea viene vandalizzata, quando un bambino è vittima dei bulli, questo non ci rende più sicuri, questo non mostra i nostri valori». Così Barack Obama nel discorso sullo Stato dell’Unione, l’ultimo del suo mandato presidenziale, ha attaccato l’ideologia di odio e paura che è alla base del messaggio elettorale di Donald Trump, il miliardario in testa alla corsa per la nomination repubblicana. «Tutto questo non solo è sbagliato, ma ci diminuisce agli occhi del mondo, rende più difficile raggiungere i nostri obiettivi. E tradisce i valori del nostro Paese» ha aggiunto il presidente americano che ha esortato gli americani, con un chiaro riferimento al prossimo appuntamento elettorale, a «rifiutare ogni politica che attacca i singoli individui per la loro razza o religione».

Questo si deve fare non «in nome del political correct», ma per rispettare i valori che «fanno grande l’America». «Il mondo ci rispetta non solo per il nostro arsenale ma ci rispetta per la nostra diversità ed apertura culturale e per il modo in cui rispettiamo ogni credo religioso». Obama ha anche citato Papa Francesco che durante il suo discorso al Congresso ha detto che «imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il miglior modo per prendere il loro posto». Il presidente ha poi confutato l’idea che i problemi economici siano provocati dall’immigrazione, altro argomento elettorale di Trump ed altri candidati repubblicani. «Gli immigrati non sono la ragione per cui i salari non crescono abbastanza queste sono decisioni prese nei consigli d’amministrazione». Agli americani ha chiesto poi di puntare all’unione invece che alla ricerca di capri espiatori «nei cittadini che non hanno il nostro aspetto, non vota come noi, non ha la nostra cultura». Il presidente ha quindi voluto usare il suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione per affermare un messaggio ottimista e positivo in contrasto con quello cupo e negativo che stanno usando i repubblicani nella campagna elettorale. A cominciare dall’economia: «Chiunque affermi che l’economia americana è in declino sta diffondendo falsità», ha detto. «Io credo nel cambiamento perché credo in voi ed è per questo che io sono fiducioso nel fatto che la nostra Unione è più forte che mai».

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