martedì, Maggio 18

'Latin Lover': viaggio al termine del maschio

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Circola in questi giorni nelle prime visioni italiane un buon film, della regista Cristina Comencini. Si chiama ‘Latin Lover‘ e ruota intorno a un’idea originale, che lo rende difficile da inserire in uno dei generi classici cui siamo abituati, specialmente nel momento di scarsa vena che il cinema nostrano sta vivendo.

Il protagonista, il latin lover del titolo è, infatti, un uomo che non c’è più. E’ un attore del recente passato, un Vittorio Gassman con tocchi di Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi, interpretato da Francesco Scianna, che viene commemorato, in una festa celebrativa a vent’anni dalla sua morte, dallo stuolo variegato e multinazionale di mogli e figlie che si è lasciato dietro, tutte accomunate da un amore sincero ma diversamente declinato ed elaborato col passare degli anni.

In un’atmosfera che ricorda a tratti il memorabile ‘Speriamo che sia femmina‘, capolavoro monicelliano  della maturità, e, a tratti, il cult americano ‘Il grande freddo‘, la combriccola di mogli e figlie si affronta in uno showdown tutte contro tutte ricco di sorprese e rivelazioni scioccanti, al termine del quale quasi niente sarà come prima. E il fantasma dell’uomo così a lungo amato e idealizzato, superata finalmente la prova dell’esorcismo collettivo e liberatorio, potrà  continuare a vivere nel ricordo delle sue donne con la leggerezza che aveva contraddistinto la sua esistenza terrena.

Due sono le cose interessanti, per cui questo film si eleva al disopra della media della produzione italiana, al di là della buona prova di un cast di tutto rispetto tra cui spicca l’ultima performance della compianta Virna Lisi.
La prima è il dissolvimento ormai totale della figura maschile, rappresentata come presenza eterea, inconsistente e irresponsabile, accreditata al massimo di un fascino che è virile solo nelle apparenze, ma infantile e addirittura effeminato nella realtà delle cose. E’ la proiezione del maschio del domani, già prefigurata nella citata opera di Monicelli, dove però alle donne era affidata con convinzione la fiaccola della sopravvivenza umana. Nel film della Comencini, invece, anche le donne appaiono provate, smarrite, forse esauste per le troppe battaglie combattute e perse nel tentativo, non sempre ben calibrato,  di rianimare un compagno di vita in progressiva destrutturazione.
L’altro aspetto che merita attenzione è il messaggio quasi subliminale che ‘Latin Lover‘ lascia trapelare: la rivendicazione, cosciente o meno che sia, del ruolo del cinema, del suo mondo dallo stile di vita scombinato e fuori dagli schemi, nell’anticipare i tempi evolutivi della società. L’accettazione del modello di famiglia allargata, dell’omosessualità, in generale di un certo saggio disincanto nel prendere la vita per quello che è: una commedia effimera dalla quale è buona regola sforzarsi di bandire odio e risentimenti inutili, per goderne in libertà il distillato migliore.


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