mercoledì, Dicembre 1

L'astro Samantha Cristoforetti in tour A quattro mesi dal suo rientro è iniziato il tour del capitano Cristoforetti per raccontare non solo lo spazio

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Cosa ha riportato Samantha Cristoforetti dallo spazio?

La Stazione Spaziale funziona operativamente dal 2000, quando salì a bordo il primo equipaggio permanente. Con i suoi sette laboratori pressurizzati e le nove piattaforme esterne, la nave orbitale è un laboratorio che viaggia a 400 km. dalla Terra per condurre esperimenti di fisica, chimica, biologia, medicina. Lo spazio abitabile non arriva ai mille metri di cubatura ma i suoi volumi sono pari a quelli di due aerei transatlantici. L’industria italiana ha realizzato i tre moduli logistici Leonardo, Raffaello e Donatello, il laboratorio Columbus per gli esperimenti scientifici in condizioni di microgravità e i Nodi 2 e 3, elementi d’interconnessione tra i diversi laboratori e poi Cupola, la capsula di osservazione che permette agli astronauti la vista diretta al di fuori dalla ISS. Uno spettacolo che viene considerato sempre unico e di immaginabile fascino per gli abitanti della Stazione e per tutti noi che l rivediamo grazie alle fotografie che ci inviano a Terra.

Gli esperimenti compiuti da Samantha hanno abbracciato molti segmenti della scienza medica: tra questi, ricordiamo uno studio dei meccanismi di adattamento senso-motorio alla condizione prolungata di assenza di gravità, all’investigazione delle condizioni del metabolismo osseo e muscolare degli astronauti, per passare poi all’esecuzione di un protocollo scientifico mirato a valutare le modifiche citoscheletriche indotte dalla microgravità. Difficile comprenderne le applicazioni, se non si appartiene alla famiglia degli addetti ai lavori. E’ verosimile, però, che il progresso nelle conoscenze di base si possa tradurre in una crescita parallela nella terapia di numerose affezioni in cui gli organi umani sono coinvolti, dalle patologie del connettivo, all’osteoporosi, alle neoplasie (cancro).

Poi ci sono stati i test tecnologici che hanno riguardato i processi di produzione per la realizzazione di oggetti in polimero termoplastico ma anche qualcosa di più vicino alle nostre quotidianità, con la preparazione di caffè, tè, brodi e bevande impiegando capsule in assenza di peso, per migliorare il benessere degli astronauti e per i prossimi esploratori degli spazi più lontani.
Ma quale sia l’esperienza che Samantha Cristoforetti racconterà ai giovani, la stessa astronauta così ha risposto a ‘L’Indro‘ durante un incontro con stampa appena svolto a Milano: “Continueremo a girare le scuole e a parlare di spazio ai giovani”. Un modo per avvicinare le nuove generazioni alle discipline tecnico-scientifiche avanzate, ma anche un’opportunità per raccontare lo stato dell’arte di una tecnologia di cui l’Italia può vantarsi essere ai primi posti. Posizioni di cui si può a giusta ragione esserne fieri, ma che hanno la necessità di una continuità di investimenti e anche del sostegno dell’opinione pubblica.

Il presidente dell’Asi Roberto Battiston, nel corso dell’incontro ha ribadito che i ritorni delle ricerche portate a termine nello spazio non sempre sono immediati. Una precisazione giusta che deve far riflettere su quanto sia facile da perdere di vista l’importanza dei brevetti realizzati per i prodotti spaziali. Basti pensare alle scuole, alle industrie e alla gestione dei segnali satellitari.
L’Europa sta compiendo passi da gigante e i satelliti dell’Esa  -molti componenti dei quali sono orgogliosamente made in Italy- stanno tessendo una rete di sorveglianza del territorio che mette in sicurezza non solo il continente ma l’intero pianeta sorvegliandone con estrema precisione lo stato di salute per l’inquinamento, i disastri ambientali, le variazioni di clima. Ma bisogna lavorare sodo e non fermarsi mai.
Non si ferma la ricerca, non si ferma l’organizzazione, non si fermano i sogni di Samantha che ha confessato candidamente il suo desiderio di andare a passeggiare su Marte. A lei, i nostri auguri di riuscire a coronare il suo sogno.
Quest’anno, poi, ricorrono i venti anni dalla scoperta di Bellerofonte (nome dell’eroe greco che domò Pegaso, il cavallo alato), una pietra miliare nella ricerca astronomica. Da allora ne sono stati individuati oltre 1.800 pianeti; l’ultimo scoperto è Kepler-452b, di cui abbiamo parlato lungamente a luglio scorso. Non si sa se sia realmente immaginabile una vita extra-terrestre. Ma potrebbe esserci e l’uomo del XXI secolo dovrà essere pronto a raccogliere la sfida della conoscenza e della consapevolezza.
Nel 2024 l’Agenzia Spaziale Europea intende lanciare Plato: il programma spaziale vedrà l’Italia in prima fila con Asi e Inaf. La sonda sarà in grado di scrutare contemporaneamente i pianeti esterni al sistema solare alla ricerca di quelli più simili alla Terra. Un futuro tutto da scoprire!

 

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