venerdì, Ottobre 22

L'astro Samantha Cristoforetti in tour A quattro mesi dal suo rientro è iniziato il tour del capitano Cristoforetti per raccontare non solo lo spazio

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Sono passati già quattro mesi da quando la Soyuz TMA-15M di Samantha Cristoforetti ha centrato più o meno delicatamente un’arida pianura più in basso di Karaganda, a circa 200 km. a sud-est di Astana, dal 1997 la capitale del Kazakhstan: erano le 19,45 locali dell’11 giugno 2015 e la navicella con il prezioso carico umano era appena due minuti in ritardo rispetto all’orario previsto dai progettisti della spedizione.
A bordo della capsula che si era staccata puntualmente dal modulo Rassvet della Stazione Spaziale (la separazione si chiama universalmente ‘undocking’), con la nostra connazionale facevano ritorno a casa il russo Anton Shkaplerov e il comandante della missione Terry Virts, di Baltimora, US. I compagni di viaggio Aleksandr Samokutyayev, Yelena Serova e Barry Wilmore avevano già lasciato l’avamposto stellare a marzo, dopo aver girato il mondo per 167 giorni, facendo posto alla Missione 43 composta dal nuovo comandante Gennadi Padalka, con gli ingegneri di volo Mikhail Korniyenko e Scott Joseph Kelly.

L’Italia ha seguito con entusiasmo molte fasi della missione della Cristoforetti e della sua permanenza a bordo dell’astronave internazionale, con un procedimento mediatico coinvolgente i principali canali di diffusione, a iniziare dalle reti televisive che hanno insistito con la partecipazione dell’astronauta italiana nei contenitori delle fasce di più alto ascolto ma anche sulle reti social di maggior utenza utilizzate con estrema efficacia. Un’operazione condotta magistralmente che deve aver schierato le principali istituzioni coese a sostenere un settore che rivelava qualche affanno dopo gli ultimi sussulti che ne avevano sconvolto le sue aree più esposte. E poi, con pari maestria, dopo qualche breve apparizione dal centro spaziale di Houston, è calato un velo di prodigioso silenzio su AstroSamanta.

Ora, terminati i principali accertamenti medici per verificare le condizioni fisiche di tutto l’equipaggio di Expedition 42, con un accurato post-flight tour l‘Agenzia Spaziale Europea e l’Asi stanno riportando alla ribalta un personaggio di cui il nostro Paese può esserne ben fiero. E con lei, Anton e Terry, che hanno fatto squadra in un lungo viaggio che da Trento li ha portati a Milano, Bologna, Roma e Napoli. Più o meno, un’andata e ritorno, in termini di distanza, dalla Terra alla SSI.

Samantha Cristoforetti, capitano dell’Aeronautica Militare Italiana, nel 2009 è stata selezionata come astronauta dall’Esa: è la prima donna italiana (e per adesso l’unica) a fregiarsi di questo titolo. In Europa altre due donne sono uscite dall’atmosfera terrestre, la britannica Helen Sharman nel 1991 e la francese Claudie André-Deshays Haigneré, nel 1996 e nel 2001. La sua missione nello spazio per sole sette ore non ha toccato i 200 giorni, con 84 milioni di miglia percorse (un po’ meno della nostra distanza dal Sole) e 3.184 orbitazioni compiute intorno alla Terra ma ha comunque superato il primato di permanenza nello spazio per un italiano, che con 175 giorni apparteneva a Paolo Nespoli e per poco meno di cinque giorni ha superato anche il tempo che nel 2007 consolidò all’americana Sunita Williams la presenza femminile più lunga in orbita. Per la nostra Samantha un intervallo così esteso è stato determinato dall’avaria che l’8 maggio causò la distruzione del modulo di servizio Progress M-27M (con un carico di ben più di due tonnellate di rifornimenti) e dalle indagini che seguirono dopo che provocarono comprensibili slittamenti per le missioni successive. Per questo, la missione 42 fu allungata di un mese.

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