sabato, Settembre 18

L'Asia ricorre al gas algerino I piani di Algeri per entrare nel ‘Grande Gioco’ asiatico del gas

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Il ‘boom’ statunitense del gas di scisto fa scuola: anche l’Algeria, nei prossimi anni, potrebbe seguire la strada del colosso americano. Questo, secondo quanto ha dichiarato Said Sahnoun, CEO dell’impresa algerina ‘Sonatrach’, in occasione del recente North Africa Oil & Gas’ Summit di Algeri.
Una rivoluzione necessaria per Algeri, che da qualche anno vede le esportazioni verso l’Europa in declino e sta cercando di ampliare il proprio parco clienti. Ammiccando al Continente asiatico.
Il numero uno della Sonatrach, l’impresa energetica statale che domina, per legge, il settore in Algeria, ha spiegato come dal 2022 il Paese sarà in grado di produrre fino a 20 miliardi di metri cubi di gas, per aumentare questo livello fino a 30 miliardi nei 5 anni successivi.
Attualmente, i dati della Energy Information Administration (EIA) statunitense pongono l’Algeria al primo posto tra i produttori di gas naturale in Africa e al terzo posto per riserve di petrolio nel Continente.
Quel che più conta, tuttavia, sono le prospettive di sviluppo futuro: la Sonatrach, infatti, avverte che due terzi del sottosuolo algerino sono ancora scarsamente esplorati o totalmente inesplorati, mentre le EIA ricorda come il Paese sia stimato possedere la terza riserva di gas di scisto al mondo, distribuita in sette aree principali.
Dati troppo importanti per passare inosservati in un momento di sostanziale declino del commercio delle risorse del Paese. Da un lato, la produzione di idrocarburi in Algeria è costantemente calata nell’ultimo decennio, sia a causa di ritardi nello sviluppo di nuovi progetti sia per alcune carenze nella sicurezza degli impianti, attaccati anche nel 2013 da gruppi militanti attivi in Nord Africa e nella regione del Sahel.
D’altra parte, anche le esportazioni di petrolio e gas sono calate radicalmente negli ultimi tempi. Le importazioni di petrolio da parte del maggior acquirente singolo, gli Stati Uniti, sono crollate nel 2013 del 75% rispetto all’anno precedente: un risultato tangibile della shale revolution’ statunitense.
Dall’altro, l’Algeria esporta più del 90% delle proprie risorse in Europa: un Continente che, negli ultimi anni, spinto dalla crisi economica e dallo sviluppo di fonti alternative di energia, ha ridotto sensibilmente i propri consumi.
Una dinamica troppo importante per Algeri, che rappresenta il secondo maggior fornitore al mondo di gas naturale per il Vecchio Continente. Basti pensare che nel 2013 l’Algeria ha fornito 47 miliardi di metri cubi ai compratori europei: di questi, l’Italia è il maggior acquirente, con il 46% del totale esportato, quasi la metà, mentre la Spagna segue con il 26%, precedendo Francia, Turchia, Portogallo, Slovenia e Regno Unito. Al di fuori dell’Europa, il maggior cliente è stato nel 2013 la Tunisia, con acquisti per il 3% dell’export totale.
Inoltre, completa il quadro di sostanziale declino un aumento dei consumi interni, con un effetto di ulteriore sviamento di risorse dalle esportazioni.
Una dinamica, calo di produzione ed esportazione e aumento di consumo interno , che ricorda in modo evidente quella del vicino Egitto, da alcuni anni piombato in una vera e propria crisi energetica. Seppure, nel caso algerino, con toni di gran lunga meno drammatici.
Tuttavia, l’esempio del grande vicino arabo non può che spingere Algeri a operare su un doppio binario: aumento delle fonti di produzione e allargamento dell’area di esportazione.
Per ovviare al primo obiettivo, Algeri sta incoraggiando le imprese energetiche straniere a investire sulle risorse locali di ‘shale gas’. Tanto che, all’inizio del 2014, la norvegese Statoil e la britannica Shell si sono dichiarate disponibili a testare il potenziale di scisto nel giacimento algerino di Illizi-Ghadames.
In parallelo, il Governo algerino sta promuovendo progetti di sviluppo delle infrastrutture di esportazione, soprattutto in ambito di Gas Naturale Liquefatto (GNL). Si tratta di una tecnica di trasformazione del minerale dallo stato gassoso allo stato liquido, per renderne così più agevole il trasporto.
L’Algeria vanta in questo ambito un primato: nel 1964, infatti, fu il primo Paese al mondo a effettuare un invio di GNL. Forte di questa esperienza, il Governo locale ha deciso nel 2012 di potenziare la capacità di liquefazione, con la costruzione di due ulteriori impianti nelle città costiere di Arzew e Skikda. Secondo i dati della Sonatrach, la capacità totale di esportazione del Paese avrebbe così raggiunto 89 miliardi di metri cubi all’anno. Di questi, 36 miliardi sarebbero esportati come GNL, mentre gli altri 53 miliardi fluiscono dal Paese attraverso tre gasdotti mediterranei diretti in Europa, due in Spagna e uno in Italia.
Bloomberg Africa’ informa di ulteriori nuovi progetti di produzione di gas per i prossimi cinque anni, grazie a collaborazioni della Sonatrach con imprese internazionali come Total, GDF Suez, Repsol, RWE AG e Edison Spa. Un piano di sviluppo annunciato dal Governo lo scorso luglio, che intende portare la produzione di petrolio e gas a 225 milioni di tonnellate di petrolio equivalente nel 2018, rispetto ai 195 milioni dello scorso anno. Il CEO della Sonatrach Sahnoun ha spiegato che il costo del piano si aggirerà sui 90 miliardi di dollari, di cui 22 miliardi saranno allocati per i giacimenti di gas. Per nulla spaventato dal calo attuale del prezzo del petrolio è anche il Ministro dell’Energia algerino Youssef Yousfi, che annuncia per il prossimo anno la preparazione di una gara d’appalto per diritti di esplorazione.
Un dubbio fondamentale, tuttavia, sembra gettare alcune ombre sull’insieme di questi ambiziosi piani: con i trend di importazioni di USA e UE in calo, a chi potrà vendere le proprie risorse l’Algeria, anche qualora queste aumentassero notevolmente?
Diversi analisti non hanno dubbi: al mercato asiatico.
In questa direzione, infatti, si orientano le interpretazione degli esperti di settore nei riguardi del recente sviluppo degli impianti di GNL algerini. Rispetto al gasdotto, infatti, il trasporto via nave permette di raggiungere diverse località, anche in altri continenti.
Aiuta questa interpretazione anche la dichiarazione di Ahmed Mazighi, Direttore degli studi di mercato della Sonatrach, in occasione del già citato North Africa Oil & Gas Summit. Il dirigente, infatti, avrebbe indicato nell’Asia il mercato ideale in termini di dimensioni e diversificazione, a fronte del calo dei consumi in Europa.
Un accenno a cui si aggiungono altri indizi: sia le intenzioni analoghe da parte di altri produttori africani, ad esempio il Mozambico, sia il ’mal d’Africa’ che negli ultimi anni sembra aver colpito i giganti asiatici nei confronti delle risorse del Continente.
Alla luce di questi elementi, non risulta del tutto peregrina l’ipotesi che, nei prossimi anni, in Algeria si potrà parlare meno francese e un po’ più cinese.

 

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